sabato, Febbraio 7, 2026
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Lucia Coppola: “La Ciclovia del Garda è un progetto impattante, costoso e superato. Fermiamolo”

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Per Lucia Coppola, consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra, la cosiddetta Ciclovia del Garda non è la suggestiva opera di mobilità dolce che viene raccontata, ma un intervento pesante, invasivo e ormai fuori tempo. «Da oltre dieci anni – spiega – 67 associazioni e comitati ambientalisti di Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige denunciano i rischi di questa nuova cementificazione delle coste del Garda: passerelle a sbalzo sulle falesie, asfalto lungo tratti naturali, cantieri invasivi e costi faraonici per un totale di 1,3 miliardi di euro».

Secondo Coppola, il fronte del “no” è oggi trasversale: «Sindaci di ogni colore politico, da Garda a Malcesine, da Tremosine a Nago Torbole, fino ad Arco e Riva del Garda, si sono espressi contro questa infrastruttura. Le motivazioni sono chiare: impatto paesaggistico irreversibile, rischio geologico, consumo di suolo e spese insostenibili per un’opera che non porta benefici concreti».

L’esponente di AVS ricorda come la Lombardia abbia già cancellato 30 chilometri del tracciato tra Limone e Gargnano, optando per collegamenti via battello, e come sul versante veronese molti Comuni abbiano negato il passaggio sulle spiagge. «Sono segnali – commenta – che dimostrano come il progetto sia ormai inadeguato rispetto alle esigenze del territorio e alla tutela ambientale».

Coppola rivolge quindi un appello diretto alla Provincia di Trento e al presidente Fugatti: «Chiedo di ascoltare i territori, fermare ogni cantiere e avviare un tavolo di lavoro con amministrazioni e associazioni per sviluppare forme di mobilità dolce rispettose del paesaggio, valorizzando i percorsi esistenti senza devastare le sponde. Dobbiamo difendere il lago, la sua biodiversità e il patrimonio naturale, non inseguire grandi opere che mettono a rischio ciò che rende unico questo ecosistema».

Per la consigliera, il Garda non ha bisogno di un anello di asfalto sulle sue falesie: «Servono tutela, manutenzione e scelte lungimiranti. La modernità non è sinonimo di progresso se cancella ciò che dovrebbe proteggere».

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