martedì, Febbraio 10, 2026
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Ostia e gli “Spada” di Damocle

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Le polemiche sul ruolo della Giustizia in Italia imperversano e toccano i massimi sistemi: ma i processi, li conosciamo?

Noi che li seguiamo da sempre stiamo toccando livelli di sgomento sempre maggiori. Ve ne abbiamo raccontati molti, di cronaca nera “comune”; oggi condividiamo domande senza risposta già emerse per il caso di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, vedi precedente articolo  https://secolo-trentino.com/2025/08/08/giustizia-sommaria-al-parco-ma-nelle-aule-il-caso-di-fabrizio-diabolik-piscitelli/

Ostia è una frazione di Roma metropolitana (Municipio X), fondata da Numa Pompilio…o  Anco Marzio, chi lo sa, in qualche secolo A.C., porto imperiale con tanto di parco archeologico ancora visibile, poi saccheggiata, decaduta, martoriata dalla malaria, bonificata dopo l’unità d’Italia con la collocazione di nuclei familiari provenienti dal nord, elevata a comune nel ventennio (almeno questa era l’intenzione), divenuta storica meta balneare: un lungomare di luce abbacinante, stabilimenti resi famosi dal cinema, come il Kursaal ( oggi in ristrutturazione)  che hanno sostituito l’antico “panettone” degli anni trenta, frequentato da borghesi della capitale, distrutto durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. La via Cristoforo Colombo l’ha resa appendice di Roma e, da Ostia Lido, è diventata Ostia e basta, anche se ufficialmente sarebbe “Lido di Ostia”: non piccola, chi dice 100.000 abitanti, chi il doppio, insomma, non è una masseria, ha rifiutato l’indipendenza con un referendum nel 1999, anche se pende una nuova proposta in tal senso.

La “piccola Roma” soffre da sempre l’esistenza di borgate e quartieri popolari con disagi e gap sociali; ha conosciuto fatti di sangue, come accade in ogni parte d’Italia, uno per tutti: la morte, nel 1998, del piccolo Simone Nardacci, 11 anni, dopo abusi sessuali di un gruppo indistinto di pescatori e loro famiglie, mai del tutto chiarito. Ostia è anche il primo posto fuori raccordo anulare dove corrono i familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, nel 1983, all’indomani della sparizione delle ragazzine; e dove viene investito mortalmente, sempre nel 1983, il piccolo José Garramon, dodici anni, figlio di un funzionario internazionale, modalità mai chiarite. Una fama oscura circonda quella pineta, conosciuta come Castelfusano, per noi forestieri evocatrice solo di vacanze, campeggi, magari baldorie, ma non di più.

La notizia è che il 27 agosto del 2015 il X Municipio viene sciolto per infiltrazioni mafiose e commissariato sino al settembre 2017. Un’operazione partita da remoti comuni del sud arriva nel cuore della nazione e promette di continuare.

Proprio il 7 novembre 2017, a commissariamento concluso, si verifica un episodio che rimette tutto in discussione.

Roberto Spada, allora 42 anni, etnia sinti abruzzese, moglie e sei figli, gestisce un bar e una palestra di pugilato nel settore denominato “Nuova Ostia”; gliene hanno chiusa una, ma ne ha riaperto un’altra di fronte, nello stesso quartiere, popoloso e un po’ depresso dalle serrande abbassate, piaga che riguarda ormai tutto lo stivale. Un giornalista “d’inchiesta” del programma “Nemo” di Rai 2, tal Daniele Piervincenzi, occhio ceruleo e voce alla Ligabue, e il suo operatore Edoardo Anselmi, imitando i modi di Striscia la notizia e le Iene, si avvicinano a Spada.

Siamo scettici davanti alle sceneggiate televisive di incontro/scontro, ma questa ha l’aria di un reality: formula nella quale crediamo ancor meno, ma qui è tutto così vivido che dobbiamo prendere atto dell’accaduto. Già, però: cosa è “realmente” successo? Stiamo a quanto abbiamo visto, nulla di più e di meno, ci sono le riprese.

Il bel Daniele tallona Spada, da tergo, da lato, o addirittura sbarrandogli il passo, sempre con quel microfono attaccato alla faccia dell’altro, modalità vietatissime in tutto il mondo tranne che in Italia e certo non educate. Dubitiamo Spada fosse d’accordo, non aveva proprio l’aria di quello che si presta. Quale sarebbe il tema dell’intervista non concordata, on the road? Forse l’attività pugilistica, le famiglie numerose, i problemi di un esercente del terzo millennio, tutti argomenti, al limite, d’interesse del braccato? No. Il giornalista attacca subito a parlare del successo elettorale, locale, di Casa Pound, che ha riportato un 18 per cento di consensi. Spada era forse un esponente, è un eletto, fa l’attivista di quel movimento? No; aveva solo postato su Facebook un commento positivo rispetto all’attenzione di quel partito verso le famiglie in difficoltà, con un paio di foto insieme al candidato Luca Marsella. Rai 2 poteva fare richiesta di regolare intervista, ma forse gli Spada non sono abbastanza importanti da meritare formalità.

Piervincenzi tampina, insiste, e Spada abbozza, risponde scherzosamente, ricorda di aver collaborato anche con il PD in iniziative per i giovani, ribadisce una, cinque, dieci volte che non gli interessa parlare di politica e nulla ne sa, chiede che i due si allontanino, ma Daniele lo segue dentro la palestra; qui il filmato si interrompe ( l’operatore sa bene che passerebbe dalla parte del torto), ma ritroviamo la stessa scena sulla porta dove, esasperato, Spada tira una testata al reporter, spaccandogli il naso, mentre pare ( non s’è visto molto) che Anselmi venga inseguito da alcuni sodali di Roberto, rovinando a terra, finché il duo si decide alla ritirata.

Casa Pound prende giustamente le distanze, ne deriverà un processo. Vediamo cosa dicono i media:

“ …Roberto Spada, 43 anni, è il fratello di Carmine. Ha segnalazioni per furto, rapina, ricettazione, estorsione e apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo. Roba di anni fa, poca cosa rispetto ai sospetti mossi dalla Direzione distrettuale antimafia del Tribunale di Roma, secondo la quale Roberto sarebbe il reggente del clan assieme al fratello Carmine. Se quest’ultimo era impegnato «soprattutto nei prestiti usurai», lui lo sarebbe «nel traffico di droga»…”  vanity fair.i –  9 novembre 2017

Dunque, fino a tutto il 2017, esistono segnalazioni, ma non sentenze; forse l’uomo ne ha ricevuta qualcuna, “risalente”, come si dice in gergo, per furto in anni giovanili, ma poi ha rigato dritto.

“…Nel 2015 Andrea Tassone, presidente PD del Municipio X, fu coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale per aver fatto favori a Salvatore Buzzi, il socio di Massimo Carminati. Il municipio venne sciolto per infiltrazioni mafiose ed è rimasto commissariato fino alle elezioni di domenica scorsa (Tassone è stato poi condannato a cinque anni). Questo episodio, in cui la famiglia Spada non sembra entrare direttamente, è una delle poche occasioni in cui a Ostia è stata riconosciuta una vera e propria influenza di tipo mafioso. In città nessuno è mai stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, ma in molti hanno ricevuto condanne aggravate dall’utilizzo di metodi mafiosi. Significa che secondo i magistrati in città si era creato un clima di paura, omertà e intimidazione. Tutti quanti sapevano a chi bisognava obbedire e a chi si doveva portare rispetto, senza che ci fosse bisogno di manifestarlo costantemente e in maniera eclatante. Nonostante questo, negli ultimi anni sono stati frequenti le intimidazioni e gli attentati incendiari nei confronti di coloro che non erano disposti a pagare il pizzo alle famiglie che a turno controllavano la città…ilpost – 9 novembre 2017

Confessiamo le nostre difficoltà di comprendonio. Il presidente di municipio, del PD, becca cinque anni, gli Spada non entrano nella questione, ma c’è “ il clima”: e tanto basta per sospettarli.

Ergastolo per Carmine Spada. È questa la sentenza della corte d’Assise d’appello di Roma che ha confermato la condanna per l’esponente del gruppo criminale attivo ad Ostia, in relazione al duplice omicidio del novembre del 2011 quando vennero uccisi Giovanni Galleoni detto “Baficchio” e Francesco Antonini. Si tratta del secondo processo d’appello dopo l’assoluzione che era stata impugnata in Cassazione e annullata. I giudici hanno sostanzialmente accolto la richiesta avanzata dal procuratore generale della Corte d’Appello di Roma Francesco Mollace che al termine della sua requisitoria aveva chiesto di confermare il carcere a vita sancito nel processo di primo grado. In questa vicenda sono coinvolti anche due altri esponenti del clan: Ottavio e Roberto Spada. Per il primo i giudici di appello, nel settembre scorso, hanno ribadito l’ergastolo mentre per Roberto è arrivata l’assoluzione dall’accusa di omicidio, ma gli sono stati inflitti 10 anni per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il nuovo processo era iniziato a settembre 2022 a seguito del provvedimento emanato dalla Corte di Cassazione, quando, riconoscendo definitivamente l’aggravante dell’associazione a delinquere di stampo mafioso, dispose un secondo giudizio in Appello proprio per fare luce sulle responsabilità degli omicidi. Il colpo più importante sferrato contro gli esponenti del clan criminale che si prometteva di conquistare il litorale, invece, era avvenuto cinque anni fa, con l’operazione “Eclissi“.ilmessaggero.it –  23 giugno 2023

Riprendiamo l’episodio di Roberto Spada, processato per la testata al giornalista. Posto che l’interessato si è detto totalmente pentito dell’insano gesto ( il fallo di reazione è punito sempre peggio di quello che lo ha causato, anche se ti ha rotto una tibia, figuriamoci rompere un naso per una provocazione verbale); rilevato che le condanne sono arrivate alla fine di un complicato percorso, visto che in primo grado gli imputati erano stati assolti; ebbene, nel “processino” di Roberto abbiamo ascoltato qualcosa che con il fatto in sé non aveva a che spartire: l’intervento di “collaboratori di giustizia” interessati ai delitti Galleoni e Antonini che, riferendo de relato, mai con certezze o esperienze personali, hanno rispolverato, indovinate cosa? Ma la banda della Magliana, naturalmente! In questo caso si è messa in luce soprattutto una collaboratrice, veemente, aggressiva, che chiama Spada “ gli zingari”, l’aria di chi si sente protetta qualunque cosa dica; e colpisce una teste 77enne cui si vuol far dire a tutti i costi che gli Spada la taglieggiavano, cosa che la donna nega con forza.

Infine arriva una condanna a sei anni per Roberto Spada e Ruben Nelson Alvez del Puerto, uruguaiano, definito suo guardiaspalle, che appare nel video della testata e in effetti, oltre a essere presente, non sembra fare altro. Ma c’è il “metodo mafioso” e vale tutto.

L’associazione di stampo mafioso è un reato introdotto sappiamo quando e perché, di cui oggi si fa largo uso: ma con quali percorsi si arriva a identificarla, ormai così spesso? Un costume criminale, che si pensava debellato, con l’impiego di risorse umane ed economiche smisurate, sconfitto in buona parte nel mezzogiorno, rispunta grazie a testimonianze di soggetti discutibilissimi e che non sembra forniscano prove solide: nel frattempo, famiglie finiscono allo sbando, esercizi chiudono, persone rimangono senza lavoro, giovanissimi perdono qualche punto di riferimento e ritornano per strada: tutto cibo per il malaffare, che non vede l’ora di metterci le mani sopra, magari senza metodo mafioso, perché l’importante è schivare quello.

Quanto al giornalismo d’assalto, smargiassate da marciapiede, esso è ormai una piaga nazionale, che va a danno degli stessi “inviati”, a rischio della loro incolumità, a maggior gloria di chissà mai qual giustizia che non si potesse ottenere altrimenti.

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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