Un video sottratto da un sistema di videosorveglianza, immagini intime finite in rete e la pronta reazione delle autorità. È la vicenda che ha coinvolto Stefano De Martino, vicenda che ha portato il Garante per la protezione dei dati personali a intervenire con urgenza.
A seguito del reclamo di Stefano De Martino, il Garante ha imposto la “limitazione definitiva del trattamento”, cioè lo stop a qualsiasi ulteriore uso, pubblicazione, conservazione o condivisione dei filmati da parte di chi li ha diffusi. L’Autorità ha avviato un’istruttoria e ha avvertito che ogni ulteriore diffusione è presumibilmente illecita, riservandosi sanzioni e misure correttive.
L’Autorità ha ordinato a chiunque abbia diffuso i video di cessarne immediatamente la divulgazione, emettendo anche un avvertimento formale: qualsiasi ulteriore condivisione dei medesimi filmati sarà considerata illecita. Contestualmente, è stata avviata un’istruttoria che potrà condurre a provvedimenti sanzionatori e correttivi nei confronti dei responsabili.
Come riportato da ANSA, gli avvocati di De Martino hanno depositato denuncia presso la Procura di Roma e la Polizia di Stato di Porto Cervo, contestando il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Nella denuncia vengono segnalati anche utenti che hanno contribuito alla circolazione dei contenuti o che li detengono ancora.
I legali hanno rivolto inoltre un appello pubblico invitando alla cancellazione immediata dei materiali diffusi senza consenso, ricordando i gravi reati che possono configurarsi in caso di ulteriore condivisione.
Il Garante ha sottolineato che la diffusione di contenuti riguardanti la vita privata ed intima, anche se coinvolge personaggi noti, può provocare un pregiudizio grave e irreparabile.
E’ fondamentale ricordare che non si tratta soltanto di una questione di privacy. Chi inoltra o diffonde video destinati a rimanere privati rischia l’accusa di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” (art. 612-ter c.p.), con pene che vanno da 1 a 6 anni di reclusione e multe fino a 15.000 euro. Se le immagini sono state captate con sistemi di sorveglianza o telecamere nascoste, può scattare anche il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), punito con fino a 4 anni di carcere.
Non meno pesanti le responsabilità per chi gestisce piattaforme o siti che ospitano tali contenuti: il Garante può ordinare la rimozione immediata e infliggere sanzioni milionarie in base al GDPR. In sintesi: cercare o diffondere quei materiali non è un gioco o semplicemente divertente, ma un reato che può portare a conseguenze molto gravi.




