Se ci lasciassimo trasportare dalla fantasia e aggiungessimo un pizzico di fantascienza, potremmo immaginare una versione ucronica dell’Impero Romano, dove il calcio non solo esisteva, ma era lo sport più seguito, amato e politicizzato.
In effetti, nell’antica Roma vi era un gioco che, seppur lontano dal calcio moderno, ne rappresentava una sorta di antenato primitivo: l’Harpastum. Si trattava di una disciplina ruvida e disordinata, giocata con una piccola sfera imbottita di lana o piume, dove il contatto fisico era predominante e le regole erano poche, spesso lasciate all’interpretazione dei giocatori. Un caos controllato, più vicino alla lotta che allo sport.
Ma se ci spingessimo oltre con l’immaginazione, potremmo ipotizzare che proprio da questo gioco grezzo e viscerale sia nato, nei secoli, un calcio imperiale. Un’evoluzione lenta e affascinante che ci porta a fantasticare su un campionato romano vecchio di duemila anni, dove le squadre delle province si contendevano la gloria sotto gli occhi attenti degli imperatori, in stadi colossali e con tifoserie spesso infuocate.
Per dare forma a questa visione, è opportuno prendere come riferimento il periodo di massima espansione dell’Impero, tra il 98 e il 138 d.C., sotto i regni di Traiano e Adriano. In questa fase storica, Roma dominava su un territorio vastissimo, che abbracciava gran parte dell’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente.

Struttura del campionato
Ma andiamo nello specifico: come sarebbe stato strutturato quest’ipotetico campionato di calcio in epoca romana?
Per prestigio, diffusione e coinvolgimento, questa competizione avrebbe certamente ridimensionato ancor prima i giochi olimpici, relegando l’eredità del mondo ellenico, ormai affievolita, a un capitolo glorioso e ormai superato dal dominio di Roma anche sui campi da gioco.
Per quel che concerne la struttura del campionato, l’ipotesi più plausibile sarebbe quella di un girone unico, composto da ben ventidue squadre.
Quali squadre avrebbero partecipato?
È indubbio che tre delle ventidue squadre potessero provenire proprio dalla penisola italica, e più precisamente dalle gloriose città di Roma, Mediolanum (Milano) e Neapolis (Napoli).
Dei territori delle Gallie, della Germania e della Britannia sarebbero giunte sei squadre, ovvero Massalia (Marsiglia), Lugdunum (Lione), Treviri, Augusta Vindelicum (Augsburg), Londinium ed Eburacum (York).
Dalla penisola iberica, suddivisa al tempo nelle tre province di Hispania Baetica, Hispania Tarraconensis e Hispania Lusitania, avrebbero trovato spazio le squadre di Tarraco (Tarragona), Augusta Emerita (Mèrida), Italica, Hispalis (Siviglia) e Corduba (Cordova).
Dall’Africa proconsolare e dalla Numidia avrebbero partecipato Cartagine, Cirta (Costantina), Leptis Magna e Cirene, squadre provenienti dagli odierni stati di Tunisia, Algeria e Libia.
Dalla sezione più orientale dell’Impero avrebbero completato il quadro le squadre di Antiochia, Alessandria, Gerusalemme ed Efeso, divise tra le attuali Siria, Egitto, Israele e Turchia.
Oggi, molte delle città sopra menzionate ospitano club calcistici di grande prestigio: basti pensare a Milano, Roma e Napoli, autentici pilastri del calcio italiano; al di là dei confini nazionali, troviamo squadre che continuano a competere ai massimi livelli nei rispettivi campionati, come il Marsiglia e il Lione in Francia, l’Augsburg nella Bundesliga tedesca e il Siviglia nella Liga spagnola. Un discorso a parte merita Londra, vera e propria capitale calcistica, città di riferimento per una moltitudine squadre di Premier League come Chelsea, Arsenal, West Ham, Tottenham e Crystal Palace. A queste squadre è da aggiungere anche l’Hatayspor, club che potrebbe altresì vantare una genesi antichissima, essendo la principale squadra della moderna città di Antakya (Antiochia).
Immaginando, dunque, un campionato ambientato nell’Alto Impero, l’idea affascinante è che molte delle squadre coinvolte potrebbero oggi vantare radici millenarie.
Ed è così che ci saremmo immaginati di vedere ventidue squadre sparse per l’Impero, dalle nebbie di Eburacum alle sabbie di Cirene, dai templi di Efeso alle mura di Roma: un campionato titanico, dove ogni partita non sarebbe stata solamente un viaggio, ma uno scontro tra identità differenti.
Le distanze non sarebbero state solamente geografiche, ma culturali, linguistiche, spirituali: il calcio sarebbe così diventato sinonimo di spettacolo e potere, un linguaggio comune che avrebbe unito province lontane in una competizione che non solo avrebbe celebrato la vittoria, ma l’idea stessa di Roma come universo in movimento.
Mattia Nadalini


