Pontida non è mai solo un prato. È un rito, una prova di forza, un ritorno alle origini. E quest’anno, dal palco, Maurizio Fugatti a Pontida 2025 ha scelto di giocare dritto: niente fronzoli, niente giri di parole. “La Lega vince – ha detto – perché si occupa dei problemi veri, quelli che la gente vive ogni giorno”.
Il governatore della PAT ha aperto ricordando la culla del movimento, quando Umberto Bossi piantò il seme dell’autonomia e dell’autogoverno. Un compleanno, l’84esimo del fondatore, che diventa simbolo di continuità: “Nascemmo qui dicendo che autonomia e libertà sono anticoministe e antifasciste”. Una rivendicazione identitaria netta, senza sfumature.
Poi è voluto essere netto su Matteo Salvini e su quanto da lui fatto. Fugatti Pontida 2025 non ha usato mezzi termini: “È sotto processo perché ha avuto il coraggio di difendere i confini del Paese. Noi gli siamo vicini”. Una frase accolta da un boato, a ribadire che Pontida resta soprattutto il tempio del salvinismo.
Ma il passaggio più diretto, quasi sfida lanciata in faccia agli avversari, è stato quello sulla riconferma in Trentino: “Non era scontato, eppure ci siamo riusciti. Perché? Perché governiamo occupandoci di sanità, scuola, opere pubbliche, sociale. Non di altro. Non di chiacchiere. Di ciò che conta davvero”.
Un manifesto che suona come risposta a chi accusa la Lega di vivere di slogan. Qui, invece, Fugatti ha voluto raccontare una politica concreta, fatta di territori, di comunità, di problemi quotidiani. “La Lega è rispetto dei cittadini – ha chiuso – ed è per questo che continuerà a essere grande”.


