Un gesto simbolico al confine del Brennero nelle ultime ore ha riacceso una discussione antica quanto la frontiera stessa. Sul lato austriaco, all’altezza del cippo che separa Italia e Austria, è comparsa una bandiera listata a lutto e uno striscione con richiami secessionisti, che chiederebbero la separazione della provincia di Bolzano dall’Italia.
Così il cippo del Brennero, pur essendo diventato ormai un simbolo di un’Europa ormai priva di barriere fisiche, continua a rappresentare un confine sensibile, dove identità, memoria e politica si intrecciano ancora.
Il deputato Alessandro Urzì, coordinatore di Fratelli d’Italia per il Trentino-Alto Adige, ha definito l’episodio una “grave provocazione secessionista”. Secondo quanto riportato, «si tratta di un picchetto organizzato da alcuni estremisti che hanno montato uno striscione inneggiante alla separazione dell’Alto Adige, accusando l’Italia di occupazione coloniale”. Urzì ha affermato che nelle loro dichiarazioni si parla “addirittura di una secessione che arriverebbe fino alle porte di Verona». Urzì ha aggiunto di voler chiedere verifiche ufficiali sulle autorizzazioni della manifestazione e sull’uso del cippo di frontiera come strumento di propaganda.
Il movimento Andreas-Hofer-Bund für Tirol (AHBT) aveva ribadito la propria presenza in quel punto del confine. In una nota pubblicata sul sito ufficiale, l’associazione — che si richiama alla memoria storica del Tirolo e all’eredità di Andreas Hofer — spiega che la “Brenner-Blockade” da loro prevista è stata vietata dalle autorità di Innsbruck e che, per questo motivo, è stato attivato un “Piano B”: una “Gedächtnisinstallation”, un’installazione commemorativa “per ricordare la divisione del Tirolo”.
Il comunicato di AHBT ricorda in italiano che: “Il diritto all’autodeterminazione dei popoli e il desiderio di una riunificazione pacifica e democratica del Tirolo rimangono vivi anche dopo oltre 105 anni. L’Associazione Andreas Hofer per il Tirolo si considera un rappresentante apartitico di tutti i tirolesi”

