La cultura della sicurezza si è imposta dagli anni novanta, incentrandosi soprattutto sui posti di lavoro. Dopo la legge 626 del 1994, le norme sono state perfezionate con il decreto legislativo 81 del 2008. E’ diventato obbligatorio il cosiddetto “documento dei rischi”, sono sorte figure come il responsabile dell’ufficio, quello dei lavoratori, il preposto; sono comparsi i cartelli con le avvertenze sui posti di lavoro e tutta una serie di attività complementari. Parallelamente si svolgevano corsi nazionali a cui la vostra redattrice partecipò. L’ultimo giorno di una settimana intensa, quando quasi tutti i corsisti stavano sbaraccando, anzi qualcuno se l’era già svignata da una scomoda sede nella elegante, ma estrema periferia romana, all’ultima ora arrivò un docente, medico, che cercò di attirare l’attenzione dei pochi rimasti, e senz’altro catturò quella di chi scrive. Dagli appunti:
“ Se ti metti alla guida di un’automobile con le gomme lisce e i freni difettosi e ti vai a schiantare, penseranno “gli ha detto male”, in realtà non è così. Esistono una soglia di pericolo e una di rischio: stai sempre attento quando senti di avvicinarti alla prima e vedi di stare alla larga dalla seconda: a meno che tu non ami sfidare il destino, mettendo a repentaglio la tua, ma anche l’altrui incolumità”.
Questo noioso pistolotto serve a introdurre un tema che nella nostra società è divenuto marginale, quando non viene irriso, ovvero la prevenzione e la protezione di sé. Infatti non esiste più un codice etico di comportamento, tutto essendosi ridotto a una questione di scelte personali, tenute a bada dalla legge, a cui scappano da tutte le parti.
Liberarsi da tante imposizioni fu ritenuta, ed era, una conquista, a partire dagli anni sessanta, quando, in Italia, fu eliminato il “ delitto d’onore”, venne introdotto il divorzio, si depenalizzò l’utilizzo personale di droghe, e la mentalità comune si sciolse da lacci e lacciuoli. E’ bizzarro, però: in nome di una libertà, che le generazioni sopraggiunte hanno poi dato per scontata, così svalorizzandola, si sono accumulate norme a strati per tutelare il cittadino da un male morale, per esempio la discriminazione, per lasciarlo solo davanti al mare aperto della vita, già in tenera età. E poiché la legge non ammette ignoranza, oggi si ha timore di violarla anche solo con uno sguardo malevolo o con la reazione a un’ingiustizia; si esercita dunque ciò che resta, il piacere del danno sulla propria persona, perché nessuno potrà obiettare al masochismo, all’autodistruzione, al cupio dissolvi.
Teniamo dunque a mente una serie di vicende paradigmatiche, da terzo millennio: tragedie per cui si grida alla luna, visto che nessuno può essere considerato colpevole di autoeliminazione o autoinduzione al suicidio – che non combacia necessariamente con l’atto anticonservativo consapevole.
La madre di tutti gli scandali del dopoguerra, dopo il caso Montesi di cui abbiamo parlato nel nostro articolo https://secolo-trentino.com/2023/04/30/wilma-montesi-il-caso-che-fece-tremare-il-palazzo/, riguarda il cosiddetto delitto di via Puccini. Agosto 1970. Nell’attico al numero 9 giacciono tre cadaveri. Si tratta del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, classe 1927, di stirpe lombarda e madre americana, ricco sfondato; di Anna Fallarino, sua seconda moglie, quarantenne, anche lei in seconde nozze (entrambi hanno goduto di annullamento rotale) e l’amante della donna, il giovane sfaccendato e mantenuto Massimo Minorenti. I coniugi sono usi a poliamore; in particolare, Camillino (così soprannominato, per essere stato un giovane intemperante rimasto bambino dentro) ama guardare e fotografare la consorte intenta a capriole erotiche con giovanotti scelti a caso tra il popolo. Anna (fisico notevole già abbondantemente ritoccato) mostra un debole per Massimo; il marito la accusa di aver rotto i patti; convoca i due per un colloquio chiarificatore, ma non ha nulla da dire: spara a loro e a se stesso.
1998. Castelluccio dei Sauri, Foggia: Nadia Roccia viene strozzata da due sue amiche: 2000: suor Laura Mainetto, a Chiavenna, viene uccisa a sassate da tre ragazzine che avevano finto una richiesta d’aiuto. In entrambi i casi si parla di aderenze al satanismo o pseudo tale. Il satanismo o pseudotale ritorna nel 2024: il giovane Matteo Valdambrini di Montemurlo (Prato) è stato condannato a cinque anni otto mesi e un giorno per abusi sessuali, per aver irretito giovinetti, attirandoli in un circuito di riti oscuri.
2001. Novi Ligure. La sedicenne Erika De Nardo e il fidanzatino diciassettene Omar Favaro uccidono madre e fratellino di lei. I due facevano uso di hashish, cocaina ed ecstasy.
2011. Roma. Nel garage dell’Agenzia delle entrate è in corso un festino bondage, chiamato shi-bari, una roba d’origine nipponica che dovrebbe aprire al massimo piacere. Conduce le danze l’ ingegnere Soter Mulé, con due ragazze, una delle quali è la pugliese oversize Paola Caputo. Le corde si sbilanciano per il peso della poveretta, che muore strangolata. Tre anni e sei mesi al maldestro Mulé, condannato al risarcimento di un milione di euro.
2014. Federica Giacomini, veneta, 43 anni, è una semplice attrice porno, nome d’arte Ginevra Hollander. Non sono tutte pornostar; ci sono quelli che, famosi, non diventeranno mai. Federica sta con Franco Mossoni, uno di cui si dice abbia precedenti da facinoroso politico e ricoveri in psichiatria, oltre a un omicidio. Oggi i due vengono definiti ex, per accreditare il solito “femminicidio”, ma non ci sono prove di litigi per rottura; invece esistono testimonianze di amiche di lei, costernate per questo “fidanzamento” pieno di violenze che non si capisce perché Federica avesse accettato. Lui un giorno le spacca la testa e la getta in un baule dentro il lago di Garda.
Primo settembre 2015. Tortoreto, provincia di Teramo. Giulia di Sabatino è una diciannovenne che sta per raggiungere la sorella a Londra. Il giorno dopo dovrebbe festeggiare il suo compleanno, ma la sera esce senza borsa né il telefonino da cui non si staccava mai; la ritrovano sotto un cavalcavia dell’autostrada, il corpo reso irriconoscibile dal passaggio delle macchine. Si sono sprecate le polemiche su un effettivo suicidio o un possibile omicidio, le illusioni su un’indagine informatica andata a vuoto e le attività della giovane in quelle ore, che avrebbe consumato rapporti in giro con soggetti conosciuti o meno; e avrebbe avuto un passato di ricatti a sfondo pedopornografico e di rapporti maltrattanti con una parente. Si possono portare tanti pesi durante l’adolescenza?
Riccardo Sansebastiano è un ingegnere sessantunenne di Novi Ligure, in servizio all’ATC di Alessandria, qualche problemino giudiziario per false fatturazioni in sospeso, sposato, tre figli. L’uomo ha una storica amante, di poco più giovane, l’architetto Gianna Damonte, che incontra in una mansarda affittata all’uopo. I due si dedicano a digressioni di un certo tipo, tra le quali l’uomo predilige una fattispecie: si veste da donna, si trucca, si fa legare come un salame e incatenare a un palo, e rimane nel sottotetto a soffrire, mentre lei, dopo aver provveduto a quell’allestimento, esce per fatti suoi, tornando a liberarlo dopo diverse ore. Ma un giorno di luglio, nel 2016, o il caldo è eccessivo o lei ritarda, succede che lui abbia un collasso letale. Per la donna, condanna a un anno per omicidio colposo.
2016, Roma. Luca Varani, origini esteuropee, 23 anni, figlio adottivo di due ambulanti, provvisto di fidanzatina, si fa convincere a partecipare a un festino (solo divertimento o anche due soldini in cambio?) con l’italo francese Marco Prato e Manuel Foffo. Ricostruire l’accaduto è troppo penoso. Dopo ore di bagordi a base di sostanze, alcol e giochi sadomaso ai danni di Luca, questi viene ucciso crudelmente. Foffo prenderà trent’anni; Prato si toglierà la vita nel 2017.
Ancora nel 2016, Napoli. Tiziana Cantone è una bellezza mozzafiato di 33 anni, cresciuta distante dal padre, molto legata alla mamma. In rete si legge che lavorava in “attività di famiglia”. La giovane donna è legata a un uomo che condivide con lei la passione per lo scambismo e il voyeurismo. Lui la filma durante atti sessuali con altre persone; lei stessa diffonderà i video, che diventeranno virali. Ne nasce una situazione che Tiziana non riesce a reggere, tanto da cambiare cognome e intraprendere azioni legali per la rimozione delle immagini, ma viene anche condannata a un risarcimento per aver diffuso riprese con terzi, cui non era stata chiesta l’autorizzazione. Pur sostenuta dall’amorevole madre, esausta, Tiziana, rifugiatasi in casa di zii, cede e la fa finita impiccandosi.
2017. Salento. Noemi Durini è una sedicenne di Specchia nel leccese. L’adolescente sta con Lucio Marzo, un anno più di lei. Traiamo dai media il nebuloso resoconto. Noemi ogni tanto scappa di casa, non ama studiare, le piace gironzolare col suo boy e fumare spinelli. Il giovanotto è descritto come ribelle, facinoroso e violento, con tutti e anche con lei. La si ritroverà vicino a Santa Maria di Leuca, sotto un cumulo di pietre: picchiata, accoltellata e sepolta viva. Lui confessa, ritratta, accusa falsamente un meccanico ( poi incriminato per spaccio), Fausto Nicolì, deceduto in un incidente stradale nel 2023; i genitori del ragazzo sostengono che Noemi volesse farli fuori e il figlio li ha difesi, viene anche sospettato il padre, poi prosciolto. Condanna finale a 18 anni e otto mesi, grazie anche alla minore età al momento del reato.
Carol Maltesi è una italo/olandese di 26 anni, già madre di un bimbo che vive col padre a Vicenza. La ragazza è un’attrice porno, si destreggia tra produzioni con base a Praga e Onlyfans. Incontra Davide Fontana, un ultraquarantenne bancario che, stanco delle noie matrimoniali, lascia la moglie per andare a vivere con lei a Rescaldina, nel milanese. Insieme creano un sito, Solofans, dedicato alle produzioni che vedono Carol come protagonista, con Davide o altri. Per qualche giorno la giovane sparisce alla vista, finché non si scoprirà l’atroce accaduto, siamo a gennaio 2022. Durante una scena, lei ha accettato di essere legata e incappucciata, mentre lui la percuote leggermente; poi il contesto degenera, i colpi si fanno più forti, lei si lamenta e l’uomo le taglia la gola. Ergastolo per Davide.
2024. Maria Campai ha 42 anni, separata, due figli. Un giorno si allontana senza dire nulla nemmeno all’amata sorella Roxana, per vedere un 17enne conosciuto on line: viene ritrovata in un garage, pare atterrata con modalità da MMA, un metodo di lotta/pugilato in voga negli ultimi anni. C’è un imputato.
E’ appena il caso accennare alle vicende di tre giovanissime, uccise nel 2018; Pamela Mastropietro a Macerata, Jessica Faoro a Milano ( già madre di una bimba data in adozione), Desirée Mariottini a Roma, in contesti di disagio, uso di stupefacenti, abbandono e solitudine.
Si tratta di esempi tra mille, a cui si poteva applicare esattamente lo schema prevenzione/sicurezza di cui si parlava all’inizio: si tratta di sistemi di autotutela che non vengono insegnati. Poi c’è il destino, s’intende, ma se sei uscito con le gomme lisce e i freni rotti…
La platea di osservatori, superesperti e chiacchieroni mediatici preferisce naturalmente calare tutto in schemi criminologici, femminicidi, amori malati, tutte cose che, a leggere atti e sentenze, poco o nulla hanno a che vedere con l’unica realtà: che si ama il rischio, come Patrick de Gayardon. Sportivo estremo, inventore di tute e attrezzi per il volo libero e il paracadutismo acrobatico, il temerario francese si schiantò il 13 aprile 1998, nemmeno quarantenne, nei cieli delle Hawaii, durante un lancio di prova con la tuta alare. Celebrato come sognatore, visionario e sperimentatore per il bene dell’umanità, non venne mai pianto: si ritenne sacrificato a una scelta onirica e di ampio orizzonte. Così è per tante vittime: si scherza col fuoco, si perde l’obiettivo del proprio bene in vista di qualche scopo, magari sperando in una catarsi edonista, nella risoluzione delle angosce o semplicemente in un brivido blu.
Talora si invoca l’imprudenza: Carol non ha preteso la parola d’ordine per far smettere Davide, Soter Mulé si era dimenticato le forbici, e altri panegirici; Noemi voleva il romanticismo da un pazzoide che nel tempo libero sfasciava le automobili per strada, le sostanze sollevano il morale dai dispiaceri: tutto bene, tutto giusto, tutto ammissibile, tanto la vita è la tua ( in verità, a volte, è appunto quella degli altri, o si lasciano bambini orfani, ma che importa). Guai a dire far l’amore, oggi è diventato “fare sesso”, anche se il sesso ci entra poco e niente; vietato parlare di sentimenti, oggi repressi, eppure non era la repressione sessuale colpevole di tutto? Una parola diversa e sei tacciato di moralista: ma vietare un’opinione cos’è? Non è violenza, non è un nuovo moralismo? Oggi è vietato affermare che la violenza nasce da dipendenze, stupefacenti, alcol, ludopatia, perché equivarrebbe a ledere dei diritti.
Ma allora, quando nei talk show si pontifica con voce rotta e tono accorato, con chi ce l’hanno, tutti quanti? Con la natura umana che è ribalda e avida oltre la prudenza? Ricordiamoci che l’audience alza lo stipendio, e a loro di voi non importa nulla. Continuate a farvi del male, il business continua.
Carmen Gueye


