sabato, Febbraio 7, 2026
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Il porno si blocca, i minori no: e se fosse solo moralismo digitale?

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Tra pochi giorni giorni l’Italia chiuderà a chiave l’ingresso ai principali siti pornografici. Pornhub, OnlyFans, YouPorn, XVideos e decine di altre piattaforme saranno accessibili solo con una verifica digitale dell’identità, attraverso app o token temporaneo. Una misura presentata come moderna, anonima e pensata per proteggere i ragazzi. Ma più ci si avvicina all’entrata in vigore, più il dubbio si fa pesante: è davvero una tutela dei minori o è l’ennesima scorciatoia morale spacciata per progresso?

Perché la tecnologia non è un incantesimo. Quando si chiude una porta legale, si aprono dieci finestre illegali. È già successo con lo streaming, con il gioco d’azzardo, con le piattaforme estere non certificate. Pensare che i minorenni, in un Paese in cui a dodici anni si aggira ogni controllo sociale, non troveranno altre soluzioni alternative è ingenuo, o forse solo comodo. Il risultato prevedibile è questo: gli adulti verranno filtrati, i ragazzi no. E la pornografia finirà dove nemmeno la legge potrà vederla, senza limiti, senza controllo, senza educazione.

C’è poi un aspetto culturale che nessuno ha avuto il coraggio di dire ad alta voce. La scelta fatta non è risolutiva: è punitiva. È la soluzione più draconiana e più semplice da vendere in conferenza stampa. Invece di responsabilizzare la famiglia, si è preferito chiedere all’adulto un lasciapassare digitale. Verifica, autorizzazione, accesso. È la logica del confine, non quella dell’educazione.

Alternative, però, c’erano. Un parental control attivabile obbligatoriamente nelle case con minori avrebbe spostato tutto nel luogo naturale dell’educazione: la famiglia. Le SIM intestate a ragazzi sotto i diciotto anni avrebbero potuto avere restrizioni analoghe a quelle usate per il gioco d’azzardo. Un percorso educativo prima dell’accesso – cinque domande su consenso, sessualità, prevenzione – sarebbe stato più utile e meno invasivo. Ma la scorciatoia politica è più rapida: bloccare, annunciare, ripulire la coscienza pubblica.

E mentre si alza lo scudo della morale, si ignora l’altra metà del problema: il blocco colpisce un’industria che muove miliardi, dà lavoro a migliaia di persone e che, nel bene o nel male, è parte dell’economia digitale. Non è un dettaglio folkloristico: è una fetta di mercato che verrà spostata su VPN, piattaforme estere o circuiti in nero. Quando si pensa di fare la guerra alla pornografia, spesso si finisce per colpire solo quella regolamentata.

Il punto non è difendere i siti porno o piangere sulla libertà sessuale degli adulti. Il punto è che si sta vendendo come progresso una misura che non educa, non responsabilizza, non protegge. La generazione dei VHS, dei giornaletti, dei CD-ROM, dei DVD e infine di YouPorn non è cresciuta nel disastro morale. Il problema non è la pornografia in sé, ma come la si affronta. E bloccare non è affrontare: è rimuovere.

L’Italia sta imboccando una strada in cui lo Stato diventa il guardiano digitale del desiderio. Per entrare in un sito legale servirà un certificato di maggiore età. Per accedere a un contenuto sessuale si dovrà passare da un’autorità esterna. È la prima volta nella storia democratica del web italiano. Per qualcuno sarà un segno di civiltà. Per altri, l’inizio di una normalizzazione del controllo.

La domanda che rimane è semplice e pesa più della delibera: volevamo proteggere i minori o solo punire gli adulti?
Perché se davvero la priorità fosse stata l’infanzia, avremmo scelto la strada più lunga, quella fatta di educazione, consapevolezza e responsabilità. Non di blocchi.

giorgiocegnolli
giorgiocegnolli
Spirito polemico e indipendente, non cerca consensi facili né amicizie di circostanza. La politica resta la sua più grande passione.

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