sabato, Febbraio 7, 2026
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Infermieri italiani tra i meno retribuiti dell’Europa occidentale. De Palma: “Gap vergognoso”

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“I nuovi dati OCSE sono l’ennesima conferma: gli infermieri italiani sono tra i meno retribuiti dell’intera Europa occidentale. Nulla è drammaticamente cambiato negli ultimi anni. Con appena 48 mila dollari PPP, molto sotto la media OCSE di 61mila, il nostro Paese si colloca in coda alle economie avanzate e sempre più vicino ai livelli dell’Est Europa. È una fotografia impietosa e inaccettabile“.

E’ iniziato con queste parole l’intervento con il quale, il Presidente di Nursing Up, Antonio De Palma, ha voluto commentare gli ultimi dati OCSE sulle retribuzioni degli infermieri italiani.

Successivamente, proseguendo nel suo intervento, Antonio De Palma, ha poi aggiunto: “Per anni la politica sanitaria italiana ha ignorato gli infermieri, trattandoli come una voce di costo invece che come la spina dorsale del sistema. Mentre Germania e Spagna si attestano sui 73 mila dollari e i Paesi nordici superano i 75 mila, l’Italia resta ferma, immobile, irrimediabilmente inchiodata agli ultimi posti con una media, secondo l’OCSE, di 48mila dollari lordi annui. Non inganni questa cifra: 48mila dollari lordi PPP (purchasing power parity) corrispondono a circa 44mila dollari lordi annui nominali, che in euro rappresentano una cifra che oscilla tra i 27 e i 33mila euro annui lordi. Siamo insomma sui 18-22.500 euro netti all’anno, per uno stipendio mensile di 1450-1750 euro netti mensili. Una miseria rispetto al nostro costo della vita!”

De Palma ha poi denunciato la responsabilità storica delle istituzioni: I governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni hanno fallito. Non sono riusciti a colmare un divario retributivo che si traduce anche in carenze drammatiche di personale, turni massacranti e nella fuga continua dei nostri professionisti all’estero.
È un esodo silenzioso ma devastante: perdiamo ogni anno migliaia di infermieri che altri Paesi accolgono con stipendi doppi e condizioni lavorative dignitose”.

In un altro passo particolarmente rilevante del suo intervento, il presidente del Nursing Up ha richiamato l’urgenza di misure strutturali: “Non bastano bonus spot o promesse illusorie e non serve nemmeno gonfiare le cifre e farle passare per “miracolose”. Serve subito un piano nazionale di rivalutazione salariale, serve riconoscere competenze avanzate, servono percorsi di carriera veri.
Il nostro SSN non reggerà ancora a lungo se gli infermieri continueranno a essere pagati come lavoratori di serie B”.

Infine, concludendo: È tempo di dire basta. Il Paese ha bisogno di infermieri competenti, formati, motivati. Ma la motivazione non nasce dalla retorica: nasce dal rispetto.
E il rispetto passa dagli stipendi, dalle condizioni di lavoro e dal riconoscimento del nostro ruolo. L’OCSE ha parlato chiaramente. Adesso tocca alla politica. E non ci sono più alibi.”

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