sabato, Febbraio 7, 2026
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Crescere non è un crimine: perché continuiamo a punire Millie Bobby Brown per essere diventata donna

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Immancabili, puntuali, quasi rituali: anche la quinta e ultima stagione di Stranger Things – rilasciata in volumi tra novembre e dicembre 2025 – ha riacceso le polemiche attorno a Millie Bobby Brown, l’attrice che la serie ha consacrato al pubblico globale e che, allo stesso tempo, ha trasformato in un bersaglio mediatico permanente per la sua ostinata voglia di non adattarsi a ciò che vuole il pubblico.

Le accuse sono sempre le stesse, ripetute con un’automatica ossessività che sfociano nelle più tristi battute sessiste e maschiliste. Nei fatti, l’emblema di ciò che viene spesso liquidato come “opinione” e che invece rientra pienamente nel perimetro del bullismo mediatico, soprattutto quando colpisce una giovane donna cresciuta sotto lo sguardo costante dell’opinione pubblica.

E la cosa più significativa è che non si tratta di un terreno nuovo. Millie Bobby Brown aveva già denunciato apertamente questo meccanismo, accusando una parte della stampa e dei commentatori di aver trasformato il suo corpo in un oggetto di analisi morbosa e parlando esplicitamente di articoli “disturbanti” e violenza verbale mascherata da cronaca.

Una presa di posizione chiara, netta, difficilmente equivocabile.

Eppure, con il Volume 2 della stagione finale, le stesse accuse sono tornate: screenshot virali di scene specifiche hanno scatenato meme su presunti filler alle labbra, botox, zigomi alterati e espressioni “rigide”. Uguali nelle parole, identiche nella sostanza. Come se nulla fosse stato detto. Come se quel confine non fosse mai stato tracciato.

C’è chi obietta che “è una vip”, che “guadagna molto”, come se il successo economico potesse funzionare da anestetico emotivo o da giustificazione morale. Ma fino a che punto è davvero legittimo processare pubblicamente il volto e il corpo di una giovane attrice, ipotizzare interventi, invece di accettare un dato elementare: è cresciuta. E, come chiunque cresca, ha cercato una propria identità, anche rischiando, anche sbagliandosi.

Millie Bobby Brown del resto non ha mai cercato di imitare il fascino dark e sospeso nel tempo di un’attrice come Winona Ryder. E non dovrebbe essere un peccato. Non può – e non deve – restare ancorata a un ruolo, così come non lo sono stati molti attori prima di lei, spesso pagando un prezzo ben più alto.

Ma mentre Hawkins si prepara al suo atto finale, una parte del dibattito si è spostata su qualcosa di meno epico e decisamente più scomodo: il corpo di Undici, e quindi di Millie Bobby Brown, non è più quello che il pubblico vuole per il suo personaggio.

Negli anni, Millie è cresciuta sotto gli occhi di tutti. Da bambina rasata, fragile, quasi neutra, è diventata una giovane donna adulta. Un passaggio naturale, inevitabile. Eppure proprio questo cambiamento ha generato una reazione disturbante: commenti, articoli e post che non giudicano più il personaggio, ma il suo aspetto fisico – con l’aggiunta recente di accuse su come presunti ritocchi rendano le sue espressioni meno intense.

Il sottinteso è inquietante: una parte del pubblico avrebbe preferito che restasse ferma nel tempo.

Stranger Things è sempre stata una storia di passaggi. Dall’infanzia all’adolescenza, dall’innocenza alla consapevolezza. Ma non tutti sembrano pronti ad attraversarli insieme ai suoi protagonisti. Nel caso di Millie Bobby Brown, questa difficoltà si è trasformata in qualcosa di più tossico: la pretesa che il suo corpo resti coerente con un ricordo, non con la realtà.

C’è poi un ulteriore nodo, raramente esplicitato: l’ossessione per un immaginario androgino che molti continuano a proiettare su di lei. Come se Millie dovesse restare per forza sospesa in una forma neutra, ambigua, priva di sviluppo fisico. Ma è ormai evidente che non ha un corpo androgino, non per scelta estetica, non per volontà narrativa, non per “tradimento” di un personaggio. È semplicemente la sua natura. E pretendere il contrario significa imporle un’identità che non le appartiene, né fisicamente né simbolicamente.

Può – e qui sta la bravura dell’attore – avvicinarsi a interpretare al meglio un ruolo, ma sino a un certo punto. Millie non è più ciò che noi immaginavamo pienamente per il ruolo di Undici; non può mantenere una staticità che invece possono permettersi figure più mature come Winona Ryder.

Forse sarebbe stato più onesto – anche narrativamente – riconoscere che il tempo non produce solo cambiamenti interiori, ma anche corporei. Che crescere significa cambiare volto, struttura, presenza. Lo si poteva evidenziare nel corso di Stranger Things, mostrando che questo non è uno scandalo, ma una condizione umana.

La domanda finale resta la più scomoda: siamo noi che continuiamo a non cambiare, mentre concentriamo l’attenzione su presunti filler e ignoriamo problemi ben più gravi e reali – dai disturbi alimentari alla pressione psicologica che colpisce migliaia di giovani, famose e non.

giuliacalama
giuliacalama
Nata dalla sponda veronese del lago ma ha lasciato il cuore dalla parte delle grotte di Catullo, colpita dai famosi versi Odi et amo. Laurea magistrale in Lettere conseguita non perché ama leggere, ma perché le piace scrivere. Predilezione per lavori manuali al limite tra la donna avanguardista e una donna d'altri tempi: cucina, cuce e lavora l'uncinetto. Ascolta solo musica italiana, audiolibri e podcast.

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