Ci siamo occupati della grande dinastia, in passato, anche perché, quando aprimmo realmente gli occhi su questo mondo, JFK era già morto e già mito, almeno in Italia. Si veda il nostro articolo https://secolo-trentino.com/2025/11/22/john-fitzgerald-kennedy-e-la-family/
Non c’era umano sulla faccia della terra che non conoscesse la sua figura e non lo amasse: bello, giovane, sportivo, con le parole giuste, la moglie giusta, le posizioni giuste; chi gli era vicino per parentela o affinità, era dunque il giusto, gli altri erano out. Chi muore giovane è caro agli dei, ma John, detto Jack, fu assurto all’Olimpo un attimo dopo l’attentato di Dallas; e a fargli compagnia arrivò presto anche il suo fulgido fratello Bob.
Se il successore Johnson non faceva quello che avrebbe fatto “lui”, lo guardavamo con sospetto; Richard Nixon fu detestato per dogma; Reagan rappresentava l’America del revanchismo e lo sopportammo; finalmente si vide l’erede vero in Bill Clinton, classe 1946, che brevemente aveva stretto la mano al suo mentore, durante un incontro con studenti nell’anno fatale 1963.
Ci azzardammo dunque perfino a difendere Bill, quando si fece pescare con le mutande in mano durante i rapporti “impropri” con le stagiste; e ci commuovemmo all’arrivo di Barack Obama, vedendo in lui il frutto delle antiche battaglie antirazziste del presidente assassinato.
Ma la storia ha un suo rovescio della medaglia ed è ora di parlarne.
John era figlio di Joe, uno spericolato uomo d’affari senza scrupoli, per un periodo ambasciatore a Londra, deciso a entrare in politica, non importa da che lato; dopo aver esplorato quello destro, con malcelata simpatia per Hitler, visto quale baluardo dell’anticomunismo, bacchettato e rintuzzato nell’ambizione personale, egli capì l’antifona e puntò sui figli maschi. Morto il primo, Joe Jr, in un incidente aereo, si puntò sul secondo, Jack, collocato nel partito democratico, compagine che, fino ad allora, non aveva particolarmente brillato.
Il triennio di JFK non fu esente da ombre, prima fra tutte l’abbrivio della guerra in Vietnam e il fallimento della “Baia dei porci” a Cuba.
Jimmy Carter, scomparso centenario nel 2024, non si occupò molto del benessere del paese, né della sicurezza esterna lasciando, per esempio, che l’Iran tenesse in ostaggio i dipendenti dell’ambasciata USA in Iran nel 1979, per 71 giorni, fino alla liberazione il 20 gennaio 1980. Quell’epoca è oggi rappresentata più dallo Studio 54 e i rifiuti in strada, che da reali azioni progressiste, visto che la guerra in Vietnam era stata conclusa da Nixon nel 1975; come pure sotto quel mandato erano uscite leggi considerate liberal, una per tutte sulla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza. L’era Carter appare come un assists fatto al doppio mandato reaganiano, per incapacità a governare i cambiamenti senza tradire lo spirito dei pionieri.
I Clinton, ditta coniugale, dal canto loro, dopo aver sbandierato la volontà di una riforma sanitaria epocale, si sono guardati bene dal concretizzarla; quanto al pacifismo hippy di cui si ammantavano, verranno ricordati solo per la guerra del Kosovo e l’appoggio incondizionato a Bush Jr nella seconda guerra del golfo, basata sulle inesistenti armi segrete detenute da Saddam Hussein. Non miglior spirito mostrerà Obama, insignito del Nobel per la pace sulla fiducia, con la ridicola “cattura” di Osama Bin Laden, in una fiction imbarazzante sul set di Abbottabad, con le black list dei presunti terroristi, spesso non processati ma morti misteriosamente, e il disastro in Siria; Barack non terminò la guerra in Afghanistan, conclusa nel 2020 da Donald Trump, non chiuse il carcere di Guantanamo.
Per pudore si potrebbe evitare di trattare l’argomento Joe Biden, fantoccio fisiologicamente abbattuto, tenuto su da una squadra di medici rianimatori, ostaggio di potentati che ne hanno fatto l’ostensore pandemico inebetito al suo stesso insediamento del 2020, mentre Lady Gaga spostava la presidenza sui set hollywoodiani, visto che nell’ufficio ovale c’era solo una RSA e la resa ai talebani si palesava disastrosa.
I discendenti Kennedy (che si tengono questo cognome anche quando il padre ne ha un altro) non hanno faticato a trovare posti in uffici legali, redazioni dem o neocon, periferie diplomatiche o nuovi impieghi dello smart world, né fecero eccezione i figli del defunto presidente.
La vedova Jackie, amante del jet set, si riaccasò nel 1968 con l’uomo più ricco del mondo di allora, l’armatore greco Aristotile Onassis; il quale, graziosamente deceduto nel 1975, dispose in lascito cospicue rendite su cui a ncora oggi poggiano gli eredi.
Caroline e Onassis
Nel 1999, pilotando maldestramente un piccolo aereo, morì il trentanovenne John Kennedy jr, vedi nostro articolo https://secolo-trentino.com/2023/07/17/il-16-luglio-di-john-kennedy-jr/
L’apertura del suo testamento rivelò che Jr, senza figli, aveva inteso “saltare” sua sorella Caroline, di tre anni maggiore, e disposto che i suoi beni transitassero direttamente ai tre di lei, avuti da tal Edwin Schlossberg, oggi ottantenne, artista interattivo: un segnale di scarsa fiducia fraterna in questa signora e un cespite in più, sempre originato dalla munificenza del patrigno ellenico (fonte “Eredità da star”). Jackie era scomparsa nel 1994.
Silente nel suo privilegio, Caroline fu nominata da Obama ambasciatrice in Giappone.
Nel 2020 il cugino Robert Kennedy jr, da sempre democratico ma osteggiato da un’ala oltranzista della family, sfidò coraggiosamente gli ostacoli frapposti agli spostamenti, per tenere conferenze in Europa, denunciando lo strapotere di certe case farmaceutiche e trovando un alleato in Donald Trump; Caroline, da allora, tirata fuori la testa dal sacco, non ha mai smesso di insultarlo con un’acredine evidentemente covata per anni, non considerando la comune sorte di un padre ucciso.

Robert Jr con lo zio presidente
Purtroppo il malanimo apporta bruttee energie; forse per questo la cattiva cugina, madre di un maschio single (ovviamente avvocato, impegnato nel green ecc ecc) e di una ragazza sposata con una donna, non ha vissuto nel silenzio che più le si adattava la tragedia dell’unica figlia che l’ha resa nonna, Tatiana; la povera ragazza sembra aver avuto la forza di scrivere (di sua iniziativa?) un mare di improperi sotto il velo della malattia, per esempio:
“ …mentre affrontavo il trattamento con le cellule CAR-T, una terapia messa a punto nell’arco di molti decenni grazie a milioni di dollari di finanziamenti pubblici, mio cugino Robert F. Kennedy Jr. era in procinto di venire nominato ministro della Sanità… risultando per lo più un motivo d’imbarazzo per me e per il resto della mia famiglia più stretta…Mia madre ha scritto una lettera al Senato per cercare di impedirne la conferma; da mesi mio fratello denunciava le sue menzogne…All’improvviso, il sistema sanitario su cui facevo affidamento mi è sembrato instabile. ..” da Vanity Fair – 10 dicembre 2025
Tatiana è stata curata allo Sloan – Kettering Institute di New York, centro definito sempre di avanguardia, praticamente spaziale, nella cura di affezioni estreme, con un tasso di insuccessi che fa pensare; vi si ricoverarono anche, per esempio, Giovannino Agnelli e Tiziano Terzani, con gli esiti che conosciamo, e a Tatiana, deceduta lo scorso 30 dicembre, non è andata meglio.
La giovane donna, madre di due bambini, uno nato nel 2024, è diventata immediatamente il vessillo degli anti trumpiani, con una cinica strumentalizzazione della morte che sembra voler nascondere le vere cause di questa tragedia miliardaria; e che dovrebbe far riflettere nonna Caroline sulle reali ragioni di tante scomparse precoci, di certo non addebitabili al cugino ministro.
Carmen Gueye

