venerdì, Febbraio 6, 2026
HomeMondoIl caso Maduro e l'ennesima fine del diritto internazionale

Il caso Maduro e l’ennesima fine del diritto internazionale

-

Non è uno strappo improvviso, né un evento eccezionale. Non si tratta manco di un “precedente pericoloso”, come recita con linguaggio ormai standardizzato la nota ufficiale delle Nazioni Unite. La cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi è semplicemente l’ennesimo episodio di una storia che va avanti da anni, in cui il diritto internazionale viene evocato solo quando i fatti sono già stati decisi altrove. Non c’è nulla di cui stupirsi, perché non è la prima volta. E, con ogni probabilità, non sarà l’ultima.

La sequenza è chiara. Operazioni militari statunitensi su Caracas e in altre aree strategiche, la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Venezuela, il trasferimento di Maduro e della moglie fuori dal Paese e l’annuncio, fatto senza particolari cautele dal presidente Donald Trump, che i due saranno giudicati negli Stati Uniti sulla base di un’incriminazione risalente al 2020. A quel punto entra in scena l’ONU, con il suo copione ormai noto: preoccupazione, allarme, richiamo alla Carta, invito al dialogo, ammonimento sui rischi per la stabilità regionale.

Il Segretario generale Antonio Guterres parla di regole che non sarebbero state rispettate, di un’escalation che potrebbe avere conseguenze gravi. Parole corrette, istituzionalmente ineccepibili. E tuttavia prive di qualsiasi incidenza reale. Perché il punto non è ciò che viene detto, ma ciò che non accadrà dopo. Non ci sarà alcuna vera sanzione, così come non ci sarà alcuna contromisura, nessuna capacità di fermare o anche solo condizionare chi ha già agito.

Del resto, se guardiamo agli ultimi decenni, la vicenda Maduro non fa che inserirsi in una lunga scia di violazioni ormai metabolizzate. L’invasione dell’Iraq nel 2003, giustificata da prove mai esistite e avvenuta senza un reale mandato ONU, non ha prodotto alcuna sanzione per chi l’ha condotta. L’intervento NATO in Libia, nato sotto l’ombrello della “protezione dei civili”, si è trasformato in un cambio di regime che ha lasciato dietro di sé uno Stato fallito, senza che nessuno rispondesse delle conseguenze.

Più di recente, la guerra in Ucraina ha mostrato come il diritto internazionale venga applicato in modo selettivo: violato quando conviene, difeso quando è utile a colpire l’avversario. E ciò che accade nella Striscia di Gaza, con risoluzioni ONU sistematicamente ignorate e richiami umanitari rimasti lettera morta, completa un quadro in cui le regole esistono solo sulla carta.

In questo contesto, la Russia protesterà anche per il Venezuela, ma senza andare oltre. È già impegnata su un fronte che assorbe risorse, attenzione e credibilità, e non ha alcun interesse né capacità di aprire uno scontro diretto con l’amministrazione statunitense che la sta aiutando ad uscire dall’enpasse. L’Europa, come sempre, si limiterà a esprimere “preoccupazione” e a richiamare genericamente il diritto internazionale, senza mai mettere in discussione il rapporto di dipendenza politica, militare ed economica dagli Stati Uniti. La Cina osserverà, registrerà l’accaduto e proseguirà nella sua strategia di lungo periodo, senza farsi trascinare in un’escalation che non le porterebbe alcun vantaggio concreto.

In questo scenario, la nota dell’ONU assume un valore quasi paradossale. Non è la voce di un arbitro, ma quella di un commentatore che prende atto di una realtà già consolidata. Il diritto internazionale viene citato come principio astratto, non come strumento operativo capace di limitare l’azione delle grandi potenze.

C’è poi un dettaglio simbolico che rende l’intera vicenda ancora più emblematica. Le parole di richiamo alle regole arrivano da una sede, quella dell’ONU, che si trova a New York, a pochi isolati dai centri del potere politico ed economico statunitense. Una coincidenza geografica che diventa metafora: il diritto osserva da vicino il potere, ma non riesce più a condizionarlo.

Il caso Maduro, allora, non segna una svolta e non dovrebbe sorprendere nessuno. È solo l’ennesimo fatto, l’ennesima conferma di un ordine internazionale già svuotato, in cui le violazioni non fanno più scandalo perché sono diventate parte della normalità. Le regole vengono richiamate dopo essere state superate, le condanne restano parole, e la forza continua a decidere.

giorgiocegnolli
giorgiocegnolli
Spirito polemico e indipendente, non cerca consensi facili né amicizie di circostanza. La politica resta la sua più grande passione.

Articoli simili

Stay Connected

17,483FansMi piace
10,611FollowerSegui
spot_img

Ultimi articoli