venerdì, Marzo 6, 2026
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Colpi di Marco: Nella Bell’Italia non c’è posto per Kripstak e Petrektec

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E’ stata Bell’Italia l’Olimpiade dei giochi invernali Milano-Cortina, sicuramente abbiamo dato una lezione di stile e di efficienza al resto del mondo e… pure in casa nostra, alla faccia di chi respinse la candidatura per le Olimpiadi di atletica ed abbia provato nel mettere il bastone tra le ruote fino all’ultimo giorno.

Noi italiani, se fosse per la sinistra di noantri, vivremmo tutti come Kripstak e Petrektek,  la coppia  polacca ante Solidarność rappresentata a Zelig dal  duo comico Claudia Penoni e Leonardo Manera; tanto lavoro con paghe ben al disotto di un minimo per vivere, perché al di là delle chiacchiere la CGIL riesce nella bell’impresa di firmare i contratti a 4 euro l’ora; un tressette ed una scopetta rigorosamente la domenica mattina, infine un gelatino con la consorte nel pomeriggio. Senza dimenticare il libro “Stato e Rivoluzione” di Leinin, rigorosamente poggiato sopra il comodino del letto.  Ogni miglioria, per la sinistra italiana, è un tabù. Un niet, per dirla con il linguaggio da loro ancora tanto amato. Fuori dai denti: questi non avrebbero voluto neppure l’autostrada del sole, basta ricercare i giornali dell’epoca per venire a conoscenza degli scioperi e dei tumulti  per contrastare i lavori dell’autostrada.

Nel pensare male si fa peccato, amava ripetere il buon Giulio, farò peccato ma sono fermamente convinto laddove la sinistra non arraffi ostruziona. Per i giochi olimpici ne hanno provate di tutte al canto di Bella Ciao, iniziando con le proteste per la costruzione della pista da bob a Cortina, dedicata al campione Eugenio Monti, considerando la struttura come un simbolo inutile dal costo elevato, oltre all’immancabile must di una “cattedrale nel deserto” a Giochi terminati.  Con tanti saluti alla sostenibilità dello sport. 

Finita qui? Macché! Hanno contestato pure l’uso della neve artificiale; la mancata partecipazione pubblica alle opere sportive con tanto di movimentisti di sinistra in corteo e manifestazioni varie paventando un cataclisma industriale a favore delle “inutili” Olimpiadi. Lo slogan? Olimpiadi no, grazie! E’ tutto vero, altro che balle! La verità che non siano capaci di vedere oltre il loro naso, tant’è che abbiano già espresso il timore che tutti i nuovi impianti sportivi diverranno, fatalmente, delle cattedrali nel deserto dai costi insostenibili. Ripetitivi.

La loro prima “cattedrale nel deserto” fu l’ospedale in Fiera a Milano, dove furono salvate centinaia di vite umane, ma per loro è importante solo la vil pecunia. Da prendere s’intende. Oggi, per i compagni, le cattedrali sono l’impianti sportivi. Per chi non abbia un minimo d’iniziativa, può essere; per chi ha vissuto solo di politica, può essere; per chi sia impiegato in un qualsiasi meandro grazie alla tessera in tasca, pure questo può essere. Ed allora mi domando e chiedo come potrebbe, il Belpaese, finire in mano a chi non abbia altre idee della sete di potere e chissenefrega se dovessimo diventare come la versione italiana di Kripstak e Petrektec; com’è possibile sostenere chi avesse in programma la riforma della Magistratura, ma essendo all’opposizione, piuttosto nel dare merito preferisca andare contro pure a se stessa?

Patetici, malgrado non esista più da 80 anni se gli togliessero il fascismo lo inventerebbero uno nuovo! Odiosi, bene, brava, bis alla vecchietta di 100 e passa anni da sempre di sinistra, ma un Mogol con amicizie a destra è diventato un coglione. E’ la sinistra, bellezza! Laddove non arraffa, graffia.  Ah, Sanremo è potuto essere il festival della canzone italiana grazie ai partigiani ed all’antifascismo. Parola di Carlo Conti. Qualcuno spieghi, al bravo presentatore, come Sanremo divenne teatro di manifestazioni canore già negli anni 20 prefigurando l’attuale kermesse; qualcuno spieghi, al bravo presentatore, il Maggio fiorentino fu inaugurato nel 1933, la biennale di Venezia nel 1932 ed il Festival italiano della canzone fu inaugurato a Siena nel 1927. Qualcuno spieghi, sempre al bravo presentatore, che cittadine come Montecatini Terme, Viareggio, Chianciano e via via in tutta la penisola, ebbero la ribalta musicale durante il fascismo.

Qualcuno spieghi, al bravo presentatore, che se davvero avessero vinto i partigiani oggi, il buon Conti, sarebbe un altro  Petrektec. Per buona pace di Guglielmo Marconi, fascista, a cui si deve la radio, e per buona pace del cinema italiano fondato dal governo Mussolini.  Infine qualcuno consigli, al bravo presentatore, di studiare la storia.

Marco Vannucci

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