Sale la pressione sul Governo sul fronte dei carburanti, mentre sindacati e associazioni dei consumatori chiedono interventi rapidi per evitare che i rincari si trasferiscano ai prezzi finali e aggravino ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. Al centro del confronto c’è anche la posizione espressa dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che secondo quanto riferito nella riunione della Commissione di allerta rapida avrebbe ribadito l’orientamento del Governo a non adottare, per ora, misure emergenziali, ritenendo che la situazione non abbia ancora raggiunto i livelli di gravità del 2022 e giudicando costosa e inefficace l’esperienza dell’accisa mobile.
Su questo punto è arrivata la dura replica dell’Unione Nazionale Consumatori. Il presidente Massimiliano Dona contesta la lettura del ministro e sostiene che il taglio delle accise deciso nel 2022 dal governo Draghi abbia invece prodotto effetti concreti sul rallentamento immediato della corsa dei prezzi dei carburanti e dell’inflazione, richiamando i dati Istat elaborati dall’associazione. Secondo UNC, dopo il taglio del 22 marzo 2022 l’inflazione tendenziale Nic passò dal 6,5% di marzo al 6% di aprile, mentre il gasolio e la benzina registrarono una frenata significativa rispetto al mese precedente. L’associazione lega quindi l’attuale dibattito alla necessità di evitare una nuova spirale inflazionistica, soprattutto se la crisi internazionale dovesse proseguire.
Alla richiesta di attenzione sui prezzi si affianca anche la posizione della Cisl, che dopo la riunione della Commissione di allerta rapida ha espresso preoccupazione per la dinamica dei carburanti e per il rischio che l’aumento dei costi energetici si riversi sull’intera filiera dei beni, con effetti negativi su lavoratori, pensionati, imprese e famiglie. Il segretario confederale Ignazio Ganga ha chiesto che il tema venga portato a un tavolo di confronto tra Governo, imprese e rappresentanti dei lavoratori, sottolineando la necessità di monitorare anche l’eventuale gettito IVA aggiuntivo derivante dai rincari per valutarne una possibile destinazione all’abbattimento delle accise.
Nella lettera inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Urso, Adoc, Assoutenti e Federconsumatori, componenti per il Cncu della Commissione di allerta rapida, chiedono invece misure immediate per rallentare la spirale inflazionistica prima che si abbatta in modo insostenibile sui redditi delle famiglie. Nel documento le associazioni propongono, almeno in via temporanea, una riduzione delle accise sui carburanti, dell’IVA sul gas e degli oneri di sistema sull’energia, insieme a una rimodulazione dell’IVA su alcuni beni di prima necessità. Tra le richieste figurano anche il potenziamento dei bonus sociali, una misura straordinaria per contenere i margini di intermediazione e profitto delle grandi aziende dell’energia e delle catene commerciali, e un piano rafforzato di contrasto alla speculazione e alle pratiche scorrette.
Le associazioni evidenziano inoltre che, pur non essendo ancora ai livelli drammatici del 2022, proprio questa fase renderebbe più utile un intervento tempestivo, per evitare che il rincaro dei carburanti si trasferisca pienamente su trasporti, produzione e prezzi al consumo. Nello stesso documento viene chiesto anche di riaprire un confronto più strutturato con il Governo e il Parlamento sulle misure di lungo periodo necessarie a garantire maggiore stabilità dei prezzi e delle tariffe, oltre a una più efficace organizzazione del sistema energetico nazionale.
Il quadro emerso dalla Commissione di allerta rapida, secondo quanto riferito dalla Cisl, segnala intanto una fase di rialzo da monitorare con attenzione. Nel corso della riunione del 6 marzo al Mimit, il sindacato ha riferito aumenti settimanali della benzina tra 6 e 11 centesimi al litro e del gasolio tra 11 e 23 centesimi, in un contesto ancora fortemente influenzato dalle tensioni internazionali e dal rischio di ripercussioni su energia, logistica, beni alimentari e inflazione generale.
Nel complesso, i tre interventi convergono su un punto: il caro carburanti non viene considerato un fenomeno isolato, ma un fattore che può incidere in tempi rapidi sui conti delle famiglie, sul costo della spesa quotidiana e sulla tenuta dell’economia. Cambiano le sfumature e le proposte, ma il messaggio rivolto al Governo è lo stesso: intervenire prima che la nuova ondata di rincari diventi più difficile da contenere.


