Il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei chiede chiarezza e rispetto per la libertà di culto dopo quanto accaduto a Gerusalemme nella giornata della Domenica delle Palme, quando il Patriarca latino Pierbattista Pizzaballa è stato fermato e non ha potuto accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per celebrare la Messa. L’episodio, confermato anche da diverse fonti internazionali, ha suscitato reazioni politiche e religiose ben oltre i confini della Terra Santa.
A intervenire con una nota ufficiale sono stati i co-presidenti del gruppo ECR, Nicola Procaccini e Patryk Jaki, che hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire, con l’avvicinarsi della Pasqua, un accesso ai luoghi santi gestito con particolare sensibilità. La richiesta del gruppo conservatore europeo si inserisce in un contesto già segnato da fortissime tensioni regionali e da restrizioni motivate dalle autorità israeliane con ragioni di sicurezza.
Procaccini ha definito quanto avvenuto “profondamente grave e inaccettabile”, sostenendo che impedire alla Chiesa cattolica l’accesso al Santo Sepolcro in una giornata di così alto significato spirituale per milioni di fedeli rappresenti una violazione della libertà religiosa e del rispetto dovuto ai luoghi santi. Nella sua dichiarazione, il co-presidente dell’ECR ha anche espresso solidarietà al cardinale Pizzaballa e alla comunità cattolica di Gerusalemme, chiedendo il ripristino immediato di condizioni che consentano il libero esercizio del culto.
Sulla stessa linea anche Patryk Jaki, secondo cui il diniego dell’accesso alla Basilica nel giorno della Domenica delle Palme costituisce un fatto serio e mette in evidenza la necessità di permettere ai cristiani di vivere i momenti più importanti del proprio calendario religioso con dignità e senza ostacoli. Jaki ha sottolineato come le comunità cristiane restino, in molte aree del mondo, tra le più vulnerabili, aggiungendo che nei giorni che conducono alla Pasqua sarà essenziale evitare il ripetersi di episodi simili.
Le autorità israeliane hanno giustificato le limitazioni con l’attuale quadro di sicurezza, legato al conflitto in corso e al rischio di attacchi, mentre da parte cattolica si è parlato di una decisione che ha impedito una celebrazione particolarmente simbolica nel cuore della cristianità gerosolimitana. Secondo quanto riportato da Reuters e Associated Press, si tratterebbe di un fatto senza precedenti in tempi recenti, maturato in una Gerusalemme già segnata da chiusure e forti restrizioni attorno ai principali luoghi di culto.
Il gruppo ECR ha fatto sapere che continuerà a seguire da vicino l’evoluzione della situazione, chiedendo un approccio equilibrato che tenga insieme esigenze di sicurezza e tutela delle libertà fondamentali. Nella nota, la protezione dei cristiani nel mondo viene indicata come una priorità costante dell’impegno del gruppo sul terreno dei diritti umani.


