Caro carburanti, diesel sopra i 2,10 euro ovunque: pesa la nuova fiammata dell’energia

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Il gasolio supera i 2,10 euro al litro in tutta Italia e il rincaro dei carburanti torna a colpire famiglie, lavoratori e imprese in un contesto già appesantito da una nuova fiammata dei prezzi energetici. A segnalare il superamento della soglia è l’Unione Nazionale Consumatori, mentre la CGIA lega l’aumento del diesel a uno shock più ampio che, dall’inizio della guerra in Iran, sta investendo gas, petrolio ed energia elettrica.

Secondo i dati diffusi il 4 aprile, il prezzo medio più alto del diesel in modalità self service si registra a Bolzano, dove raggiunge 2,160 euro al litro. Seguono Calabria a 2,158 euro e Liguria a 2,148. Poco sotto si collocano Lombardia e rete autostradale, rispettivamente a 2,147 e 2,145 euro al litro. Per la benzina, invece, il primato del prezzo più alto resta alle autostrade, con una media di 1,811 euro al litro.

Il balzo del gasolio, però, non è un episodio isolato. Nel documento diffuso dall’Ufficio studi della CGIA si evidenzia che, in poco più di un mese di conflitto, il prezzo medio del diesel in modalità self è salito da 1,720 euro al litro del 27 febbraio a 2,084 euro il 2 aprile, con un incremento del 21,2%. Nello stesso periodo la benzina è passata da 1,670 a 1,758 euro al litro, in aumento del 5,3%. La CGIA collega questa dinamica all’impennata del Brent, cresciuto del 54,1% nello stesso arco temporale.

Ancora più marcata, secondo l’associazione, la tensione sul fronte del gas e dell’elettricità. I prezzi del gas sono passati da 32 a 51,2 euro per megawattora, con un aumento del 60,2%, mentre l’energia elettrica è salita da 107,5 a 122,7 euro per megawattora, pari a un +14,2%. Numeri che, osserva la CGIA, rischiano di riflettersi rapidamente sulle bollette e sui costi di produzione, soprattutto per le famiglie economicamente più fragili e per le imprese energivore.

È su questo punto che la notizia del diesel oltre i 2,10 euro cambia significato. Non si tratta soltanto del costo del pieno, ma del segnale di una pressione energetica che può trasformarsi in un fattore recessivo per l’economia europea. La CGIA chiede per questo un salto di livello nelle risposte comunitarie: non soltanto misure temporanee, ma una strategia strutturale sul modello di un “Next Generation EU bis”, accompagnata dalla sospensione temporanea del Patto di Stabilità, da un possibile taglio dell’Iva sulle bollette, da un tetto al prezzo del gas e da strumenti comuni per attenuare l’impatto dello shock energetico.

Secondo quanto sostiene l’associazione, interventi solo nazionali rischiano di essere troppo deboli, frammentati e incapaci di reggere l’urto. Il nodo, in altre parole, è europeo prima ancora che italiano: se crescono insieme diesel, benzina, gas ed elettricità, aumentano il trasporto, la logistica, la manifattura e il costo della vita. E il peso maggiore finisce per scaricarsi sui redditi medi e bassi e sulle aziende più esposte ai consumi energetici.

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