La povertà in Italia arretra nei numeri generali, ma non abbastanza da poter parlare di un Paese uscito dall’emergenza sociale. È questa la lettura che Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Partito Democratico, dà dei dati aggiornati sul rischio di povertà o esclusione sociale.
Il dato principale, in apparenza, segnala un miglioramento. Secondo l’Istat, nel 2025 la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale scende dal 23,1% al 22,6%, pari a circa 13 milioni e 265mila persone. L’indicatore considera chi si trova almeno in una di queste tre condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e sociale oppure appartenenza a famiglie a bassa intensità lavorativa.
Per Guerra, però, il punto politico è un altro. Il miglioramento complessivo è legato soprattutto alla riduzione delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, passate dal 9,2% all’8,2%. In sostanza, si lavora di più o si vive più spesso in nuclei familiari dove il lavoro è presente. Ma questo non significa automaticamente uscire dalla povertà.
La quota di persone a rischio di povertà resta infatti sostanzialmente stabile: 18,6% contro il 18,9% dell’anno precedente. Ancora più delicato è il dato sulla grave deprivazione materiale e sociale, che passa dal 4,6% al 5,2%. Si tratta della condizione di chi accumula difficoltà concrete nella vita quotidiana: spese impreviste, affitto, pasti adeguati, ferie, attività di svago, bollette e bisogni essenziali.
Da qui la critica della dirigente dem alla narrazione della maggioranza. «Nel nostro Paese si lavora di più, ma non si esce dalla povertà», sostiene Guerra, secondo cui i dati non smontano la propaganda delle opposizioni, ma quella della destra.
Il tema, dunque, non è soltanto quanti lavorano, ma quanto quel lavoro sia in grado di garantire sicurezza economica. L’aumento dell’occupazione può migliorare alcuni indicatori, ma se i redditi restano insufficienti e il costo della vita continua a pesare sulle famiglie, il rischio è che il lavoro non basti più a proteggere dalla fragilità sociale.
Il quadro resta pesante anche guardando alla povertà assoluta. Nel 2024, secondo l’Istat, si stimano oltre 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari all’8,4% delle famiglie residenti. Gli individui coinvolti sono oltre 5,7 milioni, il 9,8% della popolazione. Numeri stabili rispetto al 2023, ma ancora su livelli molto elevati.

