Quasi 29 miliardi di euro. È questa, secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, la cifra che famiglie e imprese italiane dovranno sostenere nel 2026 per effetto dell’aumento dei prezzi di benzina, gasolio, energia elettrica e gas.
Lo scenario delineato dall’associazione artigiani parla di una nuova forte pressione sul costo della vita e sulla competitività delle aziende, aggravata dallo shock energetico seguito alla crisi nel Golfo Persico. A pesare maggiormente saranno i carburanti, con un aggravio stimato in 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, seguiti dall’energia elettrica (+10,2 miliardi) e dal gas (+5 miliardi).
Secondo le elaborazioni della CGIA, la spesa energetica complessiva in Italia passerebbe da circa 180,7 miliardi di euro nel 2025 a oltre 209,6 miliardi nel 2026, con un incremento del 16%.
A livello territoriale saranno soprattutto le grandi regioni produttive del Nord a pagare il conto più alto. La Lombardia viene indicata come la più colpita, con rincari stimati per oltre 5,4 miliardi di euro. Seguono Emilia-Romagna (+3 miliardi) e Veneto (+2,9 miliardi).
Il peso maggiore resta però quello dei carburanti. La CGIA evidenzia come benzina e diesel abbiano ormai raggiunto stabilmente quota 2 euro al litro, con effetti immediati sui costi di trasporto, sulla logistica e sui bilanci delle famiglie. L’aumento nazionale stimato è del 20,4% rispetto al 2025. In termini percentuali, gli incrementi più elevati riguarderebbero Basilicata, Campania e Puglia.
Anche le bollette elettriche continuano a rappresentare un problema centrale. Per il 2026 l’associazione prevede un aggravio da oltre 10 miliardi di euro, mentre per il gas si stima un extra costo di circa 5 miliardi. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna risultano ancora una volta le regioni economicamente più esposte.
Nel documento viene giudicato insufficiente anche il cosiddetto “Decreto Bollette” approvato dal Governo Meloni. Pur riconoscendo la rapidità dell’intervento, la CGIA sostiene che le misure varate non sarebbero in grado di compensare realmente l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici. Tra gli strumenti introdotti vengono citati il contributo straordinario in bolletta per le famiglie fragili, la riduzione degli oneri di sistema e il taglio temporaneo delle accise sui carburanti.
Secondo la CGIA, senza un intervento più incisivo dell’Unione Europea il rischio è quello di aggravare inflazione, povertà energetica e perdita di competitività delle imprese europee. L’associazione chiede quindi maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio, la possibilità di ridurre temporaneamente l’Iva sulle bollette e nuove misure europee per limitare la volatilità del prezzo del gas.

