Quattro milioni di euro per i corsi di lingua finanziati dal Fondo sociale europeo Plus, ma un sistema che secondo il Partito Democratico rischia di penalizzare le piccole scuole locali e di non misurare davvero la qualità della didattica. È il tema dell’interrogazione a risposta scritta presentata dalla consigliera provinciale Francesca Parolari, che chiede alla Giunta trentina chiarimenti sulla gestione del “Catalogo lingue” per la formazione permanente in tedesco e inglese.
Il programma, rivolto alla popolazione adulta, è finanziato nell’ambito del FSE+ 2021-2027. Le risorse complessive ammontano a 4 milioni di euro e, come ricordato nell’interrogazione, sono cofinanziate dall’Unione europea per il 40%, dallo Stato italiano per il 42% e dalla Provincia autonoma di Trento per il 18%.
Secondo Parolari, l’attuale impianto rischia di favorire grandi enti formativi, società di consulenza o soggetti consortili, lasciando ai margini le piccole scuole di lingue radicate sul territorio trentino. Il primo punto critico indicato riguarda i requisiti di accreditamento provinciale, giudicati troppo onerosi sul piano economico e gestionale per molte realtà locali.
La consigliera contesta anche il fatto che, tra i soggetti assegnatari delle sovvenzioni, non vi sarebbero vere scuole di lingue, ma enti che ricorrono alla delega di attività a terzi o a incarichi diretti ai docenti per l’erogazione concreta dei corsi. Una dinamica che, secondo l’interrogazione, rischia di indebolire continuità didattica e know-how specialistico.
Nel documento vengono richiamate anche alcune segnalazioni sulla qualità dell’offerta: materiali ritenuti superati, classi troppo eterogenee per livello di conoscenza, spazi non sempre adeguati, calendari pensati più per rispettare le scadenze amministrative che per favorire l’apprendimento e lezioni online organizzate con modalità considerate poco efficaci dagli utenti.
Un ulteriore profilo sollevato riguarda il Nucleo tecnico di valutazione dei progetti. Parolari osserva che i commissari titolari, pur essendo professori ordinari universitari, risultano specializzati in ambiti come Sociologia dell’ambiente, Psicologia del lavoro ed Economia aziendale, mentre mancherebbero profili con competenze specifiche in glottodidattica o linguistica applicata.
“L’attuale impianto della proposta formativa rischia concretamente di basarsi solo sul volume dei corsi promossi e sul rispetto formale dei parametri elettronici dei registri”, sostiene Parolari, secondo la quale occorre capire come vengano misurate l’efficacia didattica e le reali ricadute sulle competenze dei cittadini.
Con l’interrogazione la consigliera chiede alla Giunta se sia a conoscenza delle criticità segnalate, quali strumenti vengano usati per controllare qualità dei corsi e adeguatezza degli spazi, come venga giustificata l’assenza di competenze linguistiche nel Nucleo di valutazione e quali iniziative si intendano assumere per tutelare le piccole scuole di lingua del Trentino.

