Giornalisti del Trentino Alto Adige: “NO” alla scissione, “SI'” alla credibilità

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Trento – “Quando si scrive bisognerebbe pensare di scrivere per se stessi” sono queste le parole usate dal giornalista Maurizio Tomasi in commento al fenomeno sempre più diffuso di usare in modo improprio il giornalismo – specialmente da parte dei non giornalisti – usando frasi che non hanno un senso professionale ad esempio – ha citato – l’uso del “forse” e del “probabilmente” che attribuiscono alle persone di cui si parla delle caratteristiche di giudizio che eludono i fatti. “Il rispetto della persona” torna al centro dell’Assemblea annuale dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, riuniti oggi presso la sala congressi del Muse a Trento.

Secondo una classifica stilata nel 2016 relativamente alle professioni autonome in Italia al primo posto, per credibilità, si piazzano le parrucchiere, all’ultimo posto i politici, al penultimo i giornalisti. La perdita di credibilità della stampa si unisce ai problemi dell’editoria: ha spiegato Fabrizio Franchi, presidente dell’OdG, che internet non ha contribuito – per la stampa – ad aumentare le entrate o (quantomeno) ad attutire le perdite causate dalla recessione del cartaceo. Solo il 3% dei lettori è solo web e si abbona alla versione on line dei quotidiani. I giornalisti lavorano per 3, 5, 12 euro a pezzo e la situazione è grave.

Unanime il “no” dell’Assemblea dei giornalisti, posto in voto, dalla segreteria, per voce di Mauro Landi, per la scissione dell’Ordine Trentino da quello Alto atesino. Le entrate in bilancio, che si collocano sui 250 mila euro, infatti, non sono sufficienti per coprire le spese di due diverse sezioni. Ha ricordato la giornalista RAI Sandra Bortolin che l’Ordine del Trentino Alto Adige è nato negli anni settanta, 1972, dopo la scissione dalla sezione Veneto. Oggi sono 4 i rappresentanti garantiti. La eventuale divisione ulteriore non garantirà una rappresentanza di lingua tedesca – leit motive degli scissionisti – per cui “la ratio non rientra nella rappresentanza della lingua tedesca”.

Buoni i dati relativi alla formazione per i professionisti, meno per i pubblicisti, che contano ad oggi 697 iscritti contro i 12 speciali, 27 praticanti, 109 elenco separato, 1129 pubblicisti. In merito la carenza dei primi 3 anni rientra prevalentemente negli eventi di Formazione in Lingua Tedesca, causata dalla lenta organizzazione nazionale, un fatto su cui l’ODG del TAA pensa di lavorare da subito. Una scissione – anche in questo caso – porterebbe alla garanzia di rappresentanza in sede nazionale “a rotazione” valutata sui 33 anni.

Unanime dunque il “no” alla scissione, dell’Assemblea, che rappresenta i 1974 giornalisti iscritti e che ha invece approvato il Bilancio e il Rendiconto annuale e di previsione per il 2017, pur in bilico per gli eventi di cui sopra. L’Assemblea ha deciso su votazione che il prossimo impegno “sociale” sarà quello di far sentire la voce contro la decisione già avvallata di ipotizzare la scissione in due Ordini provinciali, che dal punto di vista economico, sulla base di quanto relazionato dalla Tesoriera Ulrike Uber e dai revisori Francesca Witzmann, Franco Sitton e Giuliano Tecilla avrà un esito grave: la cancellazione dei due ordini.

Improbabile la scelta di un ordine solo Alto Atesino, improbabile un ritorno al Veneto: la realtà presenta però la necessità dell’esistenza di un Ordine. A motivare lo screzio la scelta della sede di Trento per l’assemblea annuale – seppure compensata dall’assemblea annuale INPGI che si è tenuta a Bolzano – scarsa attenzione alla questione del Sud Tirolo, non solo linguistica ma anche culturale, sulla quale poggia la ricchezza di 12 diverse minoranze etniche riconosciute, che – evidentemente – non si sentono ad oggi rappresentate dalla stampa e dai giornalisti.

Rinnovato anche il Consiglio di Disciplina, presidente Alberto Folgheraiter, con la nomina di Milena di Camillo, Maurizio Ferrandi, Franco Gottardi, Eva Grat^, Gianni Zotta, Gianfranco Piccoli, Margit Oberhammer, Elisabeth Anna Mair, che nel 2016 ha lavorato 18 esposti di cui uno per radiazione e tre in censura. Tre sono in fase di risolvimento.

Foto: il grafico che mostra la presenza ai Corsi di formazione, in evidenza il dato dei corsi deontologici. Attività finanziata per oltre la metà da Cnog, gli 8 mila euro rimanenti dall’Odg, gratuita per gli iscritti.

Martina Cecco