Tra nemmeno 5 giorni verrà dato il via ai Mondiali di Russia 2018, una competizione che questa volta avrà il sapore del rimpianto vista la pesante assenza della nazionale italiana, in via di rinascita e ricrescita sotto la guida del nuovo c.t. Roberto Mancini. Non per questo, però, la competizione sarà ai nostri occhi meno interessante, anzi i motivi per guardare questo mondiale dall’inizio alla fine ci sono eccome e tra questi ci sono le squadre che compongono il girone a del torneo: Russia, Arabia Saudita, Egitto ed Uruguay.

Partiamo dai padroni di casa, qualificatisi automaticamente a questo mondiale in quanto paese ospitante per la prima volta nella sua storia. Oltre a questo che dovrà iniziare, la nazionale russa ha partecipato a partecipato ad altri due mondiali, quello del 1994 e quello del 2002, e in entrambi i casi è uscita al primo turno. L’allenatore è Stanislav Cercesov, una vecchia gloria del campionato prima sovietico e poi russo, che ha contribuito a svecchiare una rosa che si sosteneva troppo su giocatori di esperienza, amalgamando la gioventù ai vari Ignasevich – il giocatore più anziano della squadra, 38 anni – , l’ex centrocampista del Chelsea Zhirkov e il portiere capitano Akinfeev. La squadra non è dotata di grandi talenti e gli unici ad affermarsi come tali sono Dzagoev, considerato tempo fa un fenomeno in patria, e Aleksandr Golovin, centrocampista di 22 anni che milita attualmente nel CSKA Mosca, dotato di una tecnica sopraffina e di un ottimo tiro dalla distanza; proprio per questo è stato notato da diverse squadre di Premier League come l’Arsenal, il Chelsea e il Manchester United di Mourinho, che è andato a vederlo giocare per studiarlo. Per il resto poca qualità, caratteristica che manca dai tempi dell’Unione Sovietica, quando la nazionale si portò a casa un europeo nel 1960 e arrivò almeno tre volte ai quarti di finale della Coppa del Mondo, ovvero nel 1958, 1962 e 1970, guidata da giocatori del calibro di Lev Yashin, eletto miglior portiere del XX secolo e unico, fin ad ora, di questo ruolo a vincere il Pallone d’Oro.

La seconda squadra è l’Arabia Saudita che, a differenza della Russia, ha disputato ben cinque volte i mondiali – compreso questo del 2018 – dove nel 1994, negli Stati Uniti, raggiunsero addirittura gli ottavi di finale, per poi esserne eliminati dalla Svezia, mentre negli altri anni – 1998, 2002, 2006 – è uscita al primo turno. Alcuni amanti ed esperti del settore si ricorderanno del meraviglioso gol, realizzato nell’ultima partita del girone contro il Belgio, di Saeed Al-Owairan – considerato in patria il “Maradona del deserto” – che attraversò tutta la metà campo avversaria per poi battere il portiere. Oggi non sembra essere la stessa nazionale del mondiale americano, anche se il cammino durante la qualificazione ha stupito molti – si è classificata seconda dietro al Giappone e davanti all’Australia – grazie anche alla conduzione dell’allenatore Bert Van Marwijk – colui che condusse l’Olanda, altra grande assente di questo mondiale, in finale nel 2010 – , clamorosamente esonerato, dopo aver ottenuto la qualificazione, perché ha rifiutato di risiedere in Arabia Saudita come gli era stato chiesto dalla federazione. Per la cronaca, Van Marwijk è diventato il c.t. dell’Australia. Al suo posto è stato chiamato Juan Antonio Pizzi, allenatore spagnolo che ha vinto una Coppa America con il Cile nel 2016. Questa squadra non dovrebbe regalare troppe emozioni per questo mondiale, ma potrebbe riservare qualche sorpresa, magari togliendo qualche punto alle avversarie nella maniera più inattesa. Squadra non dotata di nessun particolare talento se non l’ala sinistra, classe 1994, Fahad Al-Muwallad, che milita nel Levante in Liga. L’Arabia Saudita si è fatta notare ancora prima di qualificarsi a questi mondiali: nel giugno dell’anno scorso, durante la partita di qualificazione contro l’Australia, i giocatori sauditi si rifiutarono di rispettare il minuto di silenzio che era stato deciso di dedicare in onore delle vittime dell’attentato al London Bridge di qualche giorno prima, e infatti non si schierarono a centrocampo come i loro avversari, ma si sparpagliarono per la loro metà campo. Il gesto è stato condannato dai media, specialmente quelli inglesi che definirono il gesto oltraggioso. La federazione si giustificò affermando che non hanno voluto rispettare il minuto di silenzio per questioni culturali, dato che a loro non apparitene.

La terza squadra è l’Egitto, attualmente una delle nazionali africane più forti degli ultimi tempi, forte delle sette Coppe d’Africa vinte nel corso degli anni, e la seconda vera favorita per il passaggio agli ottavi. Per i faraoni, questa sarà la terza partecipazione ad un mondiale dopo quella del 1934 e del 1990, dove, in entrambi i casi, uscì al primo turno. La squadra è stata trascinata da un fenomenale Mohamed Salah, protagonista di una meravigliosa stagione con il Liverpool, tanto da essere considerato il vero antagonista di Cristiano Ronaldo nella conquista del Pallone d’Oro di quest’anno. L’allenatore dell’Egitto è una vecchia conoscenza del calcio italiano, ovvero il sessantaduenne argentino Hector Cuper, che allenò l’Inter dal 2001 al 2003, oltre al Mallorca e al Valencia con cui si fece conoscere. A parte Salah, l’Egitto non ha nessun vero e proprio talento da offrire, se non il centrocampista dell’Arsenal, classe 1992, Mohamed Elneny, ma può contare sulla compattezza del gruppo oltre che alle giocate dell’attaccante del Liverpool. Un giocatore su cui si possono puntare gli occhi per pura e semplice curiosità è il portiere e capitano Essam El-Hadary che, con i suoi 45 anni, sta per diventare il calciatore più anziano ad aver partecipato ad un campionato del mondo. L’Egitto è la seconda compagine araba di questo girone assieme all’Arabia Saudita, e come quest’ultima è stata accompagnata da una polemica prima dell’inizio del torneo. La federazione ha scelto come luogo di preparazione ai mondiali la Cecenia, scelta considerata parecchio insolita, soprattutto visto le notizie che accompagnano il leader ceceno Razman Kadyrov e l’operato del suo governo, fortemente criticato per la sua aspra dittatura e per la mancanza dei diritti umani. Il ministro dell’informazione ceceno Jambulat Umarov ha dichiarato che la presenza della nazionale egiziana nel loro paese è dovuta ad un semplice legame religioso, visto che la Cecenia è un paese musulmano, e all’ammirazione nei confronti di Salah. Nel febbraio di quest’anno, la ONG Human Rights Watch ha denunciato alla FIFA questo fatto, chiedendo di intervenire, ma quest’ultima si è limitata ad una condanna verso le discriminazioni di ogni tipo, senza entrare troppo nello specifico.

L’ulitma, ma non meno importante, è l’Uruguay di Suarez e Cavani, la squadra favoritissima al raggiungimento del primo posto del girone,alla sua tredicesima partecipazione ad un modiale. Nel girone di qualificazione, la Celeste si è classificata seconda dietro al Brasile e davanti all’altalenante Argentina. La squadra punta a migliorare il quarto posto del 2010, suo miglior risultato in un mondiale, grazie ad un organico molto interessante e che parla anche un po’ italiano, data la presenza di alcuni giocatori che militano in serie a come Caceres, Vecino, Torreira, Laxalt e Bentancur, guidato dall’eterno Oscar Tabarez – ex allenatore di Cagliari e Milan negli anni 90 – , c.t. Dell’Uruguay dal 2006. A differenza delle altre rivali, la qualità dell’organico è il punto di forza di questa squadra che ha disposizione giocatori di alto livello come Godin e Gimenez dell’Atletico Madrid, Suarez del Barcellona – attualmente l’attaccante più prolifico della storia della nazionale con 47 reti -, Cavani del PSG e dei giovani enunciati prima come Torreira, classe 1996 dato vicino al Napoli, e Bentancur, classe 1997 che può crescere ancora meglio nella Juventus. Nella sua storia, l’Uruguay ha vinto due mondiali, il primo della storia del 1930 e quello del 1950, dove batté il Brasile provocando la reazione tragicamente estrema di alcuni tifosi giallo oro che arrivarono addirittura al suicidio.

La Coppa del Mondo quest’anno dimostra di essere interessante anche senza la presenza degli azzurri, che dopo aver toccato il fondo devono dimostrare di voler e di saper risalire per ritornare grandi, ma già solo questo girone potrebbe infondere tanta curiosità in tutti quei tifosi delusi dopo l’amara sconfitta contro la Svezia.