COVID, fino al 31 dicembre è stato di emergenza: la proroga del governo (che non piace a nessuno)

Conte durante la telefonata di ieri con la Presidente della Commissione europea

“Non significa che non teniamo sotto controllo il virus, una eventuale proroga significa che siamo nelle condizioni di continuare ad adottare misure necessarie, anche minimali. Quindi non vi dovrete sorprendere se decisione sarà di prorogare lo stato di emergenza” ha detto Conte nel suo annuncio, però la proroga del governo, osservando le prime reazioni in rete, non piace proprio a nessuno.

Insorgono le opposizioni, supportate – come riporta anche la Stampa – da quasi tutte le forze politiche. L’estensione delle misure straordinarie contro il coronavirus fino al 31 dicembre “non può essere fatta con il Dpcm, bisogna passare per le Camere”.

«No, grazie», afferma il segretario della Lega e capo dell’opposizione Matteo Salvini. «Gli Italiani meritano fiducia e rispetto. Con tutte le attenzioni possibili, la Libertà non si cancella per decreto». Per Roberto Calderoli, poi, «la ventilata proroga è una vera porcata, in assenza, per ora, di dati epidemiologici che la giustifichino».

Forza Italia, invece, pare disponibile a ragionare di un prolungamento dello «ma non a discapito della democrazia», ma precisa Deborah Bergamini, «la proroga dello stato di emergenza annunciata dal Presidente Conte ci appare come una necessità condivisibile. Ciò che non permetteremo è che a questa proroga corrisponda un’ulteriore esclusione del Parlamento dalle decisioni vitali per il Paese». Stop che giunge poco dopo anche da Matteo Renzi.

 «Se ci sono le condizioni e le necessità di prorogare lo stato di emergenza legato al coronavirus fino al 31 dicembre (e non abbiamo motivo di dubitare che sia così), c’è un dovere che il presidente del Consiglio ha prima di tutti gli altri: recarsi in Parlamento», ha concluso Renzi, appoggiato da Stefano Ceccanti del PD, che avanza la stessa richiesta a Conte, «ci attendiamo che venga a esporre preventivamente le sue ragioni».

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