Se ne va un pezzo significativo della cultura popolare degli ultimi quarant’anni: Terrence Gene Bollea, universalmente noto come Hulk Hogan, è morto oggi all’età di 71 anni nella sua casa di Clearwater, in Florida, a causa di un arresto cardiaco improvviso. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi, per Hogan non c’è stato nulla da fare.
La notizia, diffusa inizialmente dal noto portale TMZ e confermata successivamente dalle principali testate internazionali, ha lasciato milioni di fan sgomenti, ricordando quanto il suo carisma e la sua presenza scenica avessero inciso sull’immaginario collettivo di intere generazioni.
Hogan, nato l’11 agosto 1953 ad Augusta, in Georgia, era molto più che un semplice wrestler: era un’icona, l’uomo simbolo della cosiddetta “Hulkamania”, quel fenomeno mediatico che negli anni ’80 trasformò il wrestling da spettacolo di nicchia a fenomeno globale. Celebre il suo grido, “Whatcha gonna do, brother?”, e iconico il suo look: baffi biondi, bandana e muscoli imponenti.
Con 12 titoli mondiali conquistati tra WWF e WCW, Hogan ha vissuto match entrati nella leggenda, come quello contro André the Giant a WrestleMania III, seguito da milioni di spettatori, o le sue memorabili vittorie consecutive alla Royal Rumble del 1990 e del 1991. Negli anni ’90 cambiò volto e personaggio diventando “Hollywood Hogan”, leader del celebre gruppo nWo, confermando ancora una volta la sua capacità di reinventarsi e restare sempre rilevante.
Il suo impatto, però, non è stato solo sportivo: Hogan ha attraversato anche il mondo del cinema e della televisione, con ruoli in pellicole come “Rocky III” e protagonismo nel reality show “Hogan Knows Best”. Una figura capace di uscire dai confini del ring per entrare nelle case di milioni di persone in tutto il mondo.
La WWE, con cui Hogan aveva mantenuto rapporti da ambasciatore fino al recente passato, ha espresso profondo dolore per la sua perdita, ricordando il ruolo centrale che Hulk ha avuto nel rendere il wrestling un fenomeno globale.
