L’uso dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario sta crescendo in modo esponenziale, ma non senza ombre. Ad utilizzare infatti l’intelligenza artificiale non sono più solamente persone che cercano di farsi un’autodiagnosi. Lo scorso 30 luglio 2025 a riguardo l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha lanciato un avvertimento severo: caricare referti medici, radiografie o analisi cliniche su piattaforme di IA generativa può comportare conseguenze gravi, tanto per la tutela della privacy quanto per la sicurezza sanitaria.
Il pericolo, spiegano dall’Autorità, è duplice. Da un lato si rischia di perdere il controllo su informazioni estremamente sensibili, che una volta inviate online possono essere conservate, elaborate o addirittura utilizzate per addestrare ulteriori algoritmi. Dall’altro, queste piattaforme – non essendo dispositivi medici certificati – possono fornire interpretazioni o suggerimenti errati, con il rischio di indurre l’utente a decisioni sbagliate sulla propria salute.
Il Garante ricorda che il principio della supervisione umana non è un optional. Richiamando il Regolamento europeo sull’IA e il parere del Consiglio Superiore di Sanità, l’Autorità sottolinea come in ogni fase del ciclo di vita di un sistema di intelligenza artificiale impiegato in ambito medico – dalla progettazione all’uso quotidiano – sia indispensabile l’intervento di un professionista qualificato. In altre parole, nessun algoritmo può sostituire il giudizio di un medico.
Non è la prima volta che il Garante interviene su questo tema. Già nell’ottobre 2023 aveva pubblicato un decalogo dedicato alle pubbliche amministrazioni, con indicazioni su liceità, trasparenza e sicurezza dei sistemi di IA. E nel maggio 2024 aveva messo in guardia contro il fenomeno del web scraping, ovvero la raccolta massiva di dati personali – inclusi quelli sanitari – per l’addestramento dei modelli.

