L’intelligenza artificiale generativa sta entrando con sempre maggiore forza nella vita quotidiana, ma la sua capacità di produrre immagini, video e voci estremamente realistiche apre anche un fronte delicato sul piano dei diritti fondamentali. È in questo contesto che si colloca il recente avvertimento del Garante per la protezione dei dati personali, che ha richiamato utenti e fornitori di servizi basati sull’IA sui rischi legati ai cosiddetti deepfake.
Secondo l’Autorità, l’utilizzo di piattaforme in grado di generare contenuti partendo da immagini o voci reali può comportare violazioni gravi della privacy e della dignità delle persone, soprattutto quando tali contenuti vengono creati o diffusi senza consenso. Il riferimento riguarda anche strumenti molto noti, come Grok, ChatGPT e altri servizi analoghi, capaci in alcuni casi di produrre immagini sessualizzate o manipolate di persone reali. Un uso che, ricorda il Garante, può tradursi non solo in sanzioni amministrative previste dalla normativa europea, ma anche in ipotesi di reato.
Il tema non riguarda però soltanto l’Italia. Come ha ricostruito Reuters, il servizio Grok, sviluppato dalla società di intelligenza artificiale legata a Elon Musk e integrato nella piattaforma X, è finito sotto osservazione in diversi Paesi. Le autorità di regolazione in Europa, Asia e Oceania stanno esaminando segnalazioni relative alla generazione di immagini sessualizzate, in alcuni casi riferite a soggetti reali, con preoccupazioni particolari quando le manipolazioni coinvolgono persone giovani o facilmente identificabili.
La pressione internazionale ha già prodotto alcuni effetti. I gestori del servizio hanno annunciato restrizioni sull’uso delle funzioni di generazione delle immagini, limitandole agli utenti a pagamento della piattaforma X. Una scelta che, secondo molti osservatori e regolatori, non risolve però il nodo centrale: la facilità con cui questi strumenti consentono di creare contenuti lesivi in assenza di adeguate garanzie preventive.
Anche sul piano istituzionale europeo il dossier è aperto. Il Garante italiano ha chiarito di essere in contatto con l’autorità omologa irlandese, competente per i servizi riconducibili a X in base allo stabilimento principale nell’Unione europea. Parallelamente, la Commissione europea ha avviato verifiche e richieste di conservazione della documentazione tecnica legata a Grok, segno di un’attenzione destinata a protrarsi nel tempo.
Il messaggio che emerge con chiarezza è che l’innovazione tecnologica non può essere separata dalla responsabilità. Non basta affidarsi a filtri o a limitazioni parziali: secondo le autorità, chi sviluppa e mette a disposizione sistemi di intelligenza artificiale deve progettare le piattaforme in modo tale da prevenire usi illeciti, tutelando fin dall’origine i diritti delle persone coinvolte.

