La montagna non può vivere sospesa tra paura e burocrazia. Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, ha scelto queste parole nette per raccontare la situazione che molti allevatori denunciano da tempo: la convivenza difficile con il lupo.
Dopo anni di pressioni, spiega Borchia, da Bruxelles è arrivato un segnale atteso: una maggiore flessibilità per i governi nazionali nella gestione del predatore. Una svolta che per l’eurodeputato va subito trasformata in regole chiare a livello italiano. «Abbiamo scritto al ministro Gilberto Pichetto Fratin – racconta – perché l’Italia recepisca al più presto questa direttiva. Le comunità di montagna non possono attendere ancora».
Le recinzioni elettrificate, i cani da protezione, i sistemi di prevenzione aiutano, ma da soli non bastano. Hanno costi elevati e lasciano comunque margini di rischio. Per Borchia, la novità europea permette finalmente di prevedere interventi selettivi e piani di controllo mirati, strumenti che potrebbero dare respiro a chi vive e lavora in quota.
«Qui non si tratta di fare guerre ideologiche – aggiunge – ma di trovare un equilibrio vero: tutelare il lupo, certo, ma anche la sopravvivenza della pastorizia e di un modo di vivere che rischia di spegnersi».
In Trentino e Alto Adige il tema divide profondamente: da un lato gli ambientalisti parlano di scelte “violente e inefficaci” quando si ricorre agli abbattimenti; dall’altro gli allevatori chiedono di poter lavorare senza trasformare ogni notte in un incubo.

