Per sensibilità vorremmo che di Davide Cervia si fosse parlato anche solo la metà di quanto si è fatto per casi celebri di sparizioni, ma sappiamo come va il mondo, anzi come va l’Italia: per quanto, visti i risultati degli inquinamenti mediatici, forse poco si sarebbe cavato ugualmente.
Le fonti sono pochissime. Lo stesso documento “nr. Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00275 – Atto n. 2-00275 (procedura abbreviata), pubblicato il 14 maggio 2015, nella seduta n. 451”, da cui traiamo notizie, cita sostanzialmente interviste e siti, anche di stampo cospirazionista. Non abbiamo atti, verbali o altro a riscontro.
Davide Cervia nasce nel 1959 a Sanremo da famiglia piemontese, di Borgomanero. Si diploma perito elettronico e subito si arruola in Marina, frequentando il Mariscuola di Taranto per sottufficiali; lo mandano a specializzarsi a Roma, per poi essere destinato, da sergente, a La Spezia, di stanza sulla nave “Maestrale”, base da cui potrà essere inviato in missione per mare.
Tuttavia, di ritorno da una visita in famiglia, sul treno incontra Marisa Gentile e rinuncia alla carriera militare, che pure lo attirava; appena possibile si proscioglie, la sposa nel 1982, per qualche tempo i due restano a La Spezia, poi vanno a vivere a Velletri, dove il papà di lei ha messo a disposizione un terreno per costruirvi la villetta; lui trova lavoro alla Enertecnel Sud di Ariccia, fabbrica di componenti elettronici dove è capo reparto, mentre nascono Erika e Daniele. Non abbiamo notizie di attività di Marisa, supponiamo fosse casalinga per occuparsi dei figli ancora piccoli, di 6 e 4 anni.
L’abitazione, alquanto isolata, è in via Colle dei Marmi, cui si giunge imboccando una stradina dalla carrozzabile. Di solito Davide esce alle 17, e quel 12 settembre 1990 è atteso come sempre a casa, dove si intratterrà a giocare con i bambini, prima di cena. I colleghi, interpellati, parleranno di una sua particolare premura, in quanto desiderava far esercitare la figlioletta, che stava imparando a muoversi sulla bici. L’attesa sarà vana, lui non è più tornato. Il 13 e il 14 arriveranno telefonate mute, seguite da un’altra dopo quindici giorni.
Presentata la denuncia di scomparsa, trascorrono alcuni mesi senza novità, durante i quali però a Marisa tornano in mente alcuni episodi precedenti la scomparsa: un buco nella recinzione, la macchina incendiata da un corto circuito, il che aveva fatto piangere Davide, lui che acquista un fucile dicendo che serve per tenere alla larga gli animali selvatici, macchine che giravano nei dintorni.
Il 2 dicembre 1990 il custode della villa più vicina, il settantenne Mario Cavagnero, che è solo per gran parte dell’anno, si fa avanti. A suo dire quel pomeriggio, in orario compatibile con il ritorno di Davide, aveva notato la sua Golf bianca bloccata, proprio davanti al cancello, da un’auto stesso modello, color verde bottiglia; alcuni uomini lo avevano prelevato, probabilmente narcotizzato e trasportato nella seconda vettura, mentre uno di loro si metteva alla guida di quella bianca, filandosela in tutta fretta. Davide aveva gridato tre volte il suo nome, Mario.
Dopo qualche tempo si fa vivo un autista Acotral, Alfio Greco; dice che all’incrocio della viuzza con la strada principale aveva dovuto inchiodare poiché due Golf, una bianca e una verde, gli avevano tagliato la strada in velocità, senza rispettare la precedenza; esclude che l’autista della prima somigliasse a Davide; mentre sull’altra, sedute dietro, aveva intravisto un paio di figure con le braccia arcuate come a nasconderne una terza in mezzo: non male, per la visione di un paio di secondi al massimo
Marisa, dopo aver appurato che non risultano ricoveri o esiti di incidenti, telefona a mezzo mondo, compresi ex colleghi militari del marito, dai quali apprenderà i trascorsi professionali di lui, che ignorava. Dunque si apprende che Cervia, in Marina, aveva svolto corsi sofisticatissimi e selettivi sui sistemi di guerra, acquisendo anche il NOS (nulla osta sicurezza) della Nato, per lui scaduto nel 1986, visto che si era dimesso ( e per questo, secondo i parenti, aveva perso la protezione istituzionale).
In particolare un commilitone ipotizzò la pista poi divenuta dominante: che la scomparsa fosse collegata alle competenze di Davide, parlando di un corso del 1980, che lo aveva certificato quale esperto in guerra elettronica con la sigla ETE/GE. Marisa avrà a dire, molti anni dopo, di aver trovato in un cassetto una sorta di foglio con quelle scritte. Il 2 agosto 1990 c’era stata l’invasione americana del Kuwait, a inizio 1991 fu decretato l’embargo per alcuni stati arabi e molte maestranze europee erano state ritirate, col divieto di fornire assistenza tecnica: si fa strada l’ipotesi di un prelevamento a opera di paesi del Golfo o della Libia, che in questi casi non manca mai, per poter ovviare ai guasti dei loro mezzi, grazie a un tecnico di alta specializzazione: ma perché proprio Cervia e solo lui?
In realtà il SIOS (Servizio informazione operazioni situazione) della Marina inizia subito le indagini, anche se va a rilento nelle comunicazioni alla magistratura. In ottobre giungono altre telefonate anonime con voci preregistrate in lingue strane, forse mediorientali.
Del caso si occupava molto “ Chi l’ha visto?”, allora presentato da Donatella Raffai. A febbraio 1991 vi si ascolta un anonimo, sedicente ex collega di Davide, con le stesse qualifiche: parla di pressioni sulla propria persona per collaborare con apparati di difesa stranieri e ritorsioni al suo rifiuto. Un frate cappuccino di Velletri si presenta con il contributo, sempre anonimo, della moglie di un ex sottufficiale, che parla di fatti analoghi e denuncia una vita da braccati per sfuggire a forze oscure.
E proprio su una scrivania, rimasta sconosciuta, di quello studio televisivo, si troverà una lettera anonima, non spedita, evidentemente lì posta da qualche manina. Il programma, in seguito, sarà protagonista di un fatto analogo e altrettanto inspiegabile: quando, nel 2005, perverrà una telefonata anonima sul caso di Emanuela Orlandi, segnalando la tomba di Renato De Pedis, ma i tabulati non mostreranno mai chiamate dall’esterno.
La misteriosa missiva fa ritrovare la Golf di Davide, parcheggiata in via Marsala, a fianco di stazione Termini: è un po’ impolverata, ma dentro c’è l’autoradio con equalizzatore che, di solito, in quelle zone, veniva rubata in men che non si dicesse. Dentro è rimasto un mazzo di rose, ora secche, perché Cervia soleva portarne spesso alla moglie, si dirà.
Esponiamo le principali doglianze e iniziative della famiglia, Marisa e suo padre soprattutto, in seguito i figlioli diventati grandi, con le nostre osservazioni, mentre non abbiamo notizie dei parenti Cervia.
Pare che i Carabinieri abbiano tardato a diffondere la foto dello scomparso e la targa della sua Golf. Questo sarebbe deprecabile, ma, come abbiamo visto, ci aveva pensato la Raffai. Marisa si è detta amareggiata per le insinuazioni su un allontanamento volontario, e questo è un copione abituale: i cari degli scomparsi li hanno nel cuore, ma forze dell’ordine e cittadini non li conoscono e questa è una delle prime ipotesi da percorrere. Davide stava approntando dei tracciati per l’installazione di un contatore esterno, aveva scelto con la moglie nuovi mobili, prenotato uova fresche per i bimbi, organizzava la festa dell’anniversario di nozze: non il comportamento di un aspirante fuggitivo.
Si depreca che il custode Mario sia stato delegittimato in quanto non più giovane e presbite, dunque potrebbe aver visto e sentito male, ma: perché avrebbe atteso tanto per parlare? Lui si giustificherà con la paura, e la speranza di essere cercato, non desiderando esporsi per primo. Noi ci chiediamo piuttosto come facesse a trovarsi in vista della scena proprio in quel momento; perché avrebbe sentito le urla lui, mentre i familiari non sembrano essersene avveduti; e perché Davide avrebbe dovuto invocare il suo nome, invece di quello della moglie. Soprattutto ci domandiamo: se agenti segreti o emissari esteri avessero voluto rapire Davide, perché farlo proprio al cancello di casa, piuttosto che durante il tragitto, nelle distese intorno a quei paesi? Quella gente è descritta piuttosto preparata e un rapimento viene attentamente pianificato.
Ne consegue la perplessità anche sull’autista della corriera, che non è stato corroborato da qualche passeggero: davvero i sequestratori avrebbero rischiato un frontale?
In questi casi viene il sospetto, benevolo e supportato da analoghe situazioni, che si voglia “consolare” la famiglia, alleggerirne la disperazione con qualche racconto di fantasia che lasci speranze.
Che dentro l’auto ci fossero i fiori vuol dire, come anche no. Qualcuno può aver conosciuto le abitudini di Davide e averceli messi, ma non è importante; più interessante sarebbe capire dove fosse stata la vettura fino a quel momento poiché, da varie testimonianze, pare che nei giorni e mesi precedenti non fosse stata vista lì. Lo stereo con l’equalizzatore nuovo di zecca, sani e salvi, fanno ritenere vi fosse stata parcheggiata non da poco, ma da pochissimo.
La Marina militare, richiesta del foglio matricolare, ne rilascia uno con la qualifica di manutentore elettricista; dopo una serie di battaglie, il 14 settembre 1994 la famiglia riesce a ottenere il profilo professionale in cui si dice che Davide aveva conseguito la specializzazione in guerre elettroniche ed aveva effettuato corsi di “particolare contenuto specialistico”. Un compagno di corso avrebbe riferito che erano solo in sei con la qualifica di sistemisti e la loro professionalità andava oltre quella degli ingegneri. In seguito un istruttore dirà che Davide conosceva i sistemi d’arma impiegati sulle navi da guerra italiane, come il “Teseo Otomat”, venduto in 1000 esemplari a Iraq e Libia.
Secondo il padre di Marisa, Alberto :” C’erano prove che un biglietto aereo della Air France, per la tratta Parigi-Il Cairo, a gennaio 1991 era a nome di Davide Cervia. Questo biglietto era stato emesso per conto del Ministero degli Esteri Francese”, circostanza poi smentita da Air France. Alberto insiste: “In un rapporto del Sismi, che abbiamo… c’è scritto: È possibile che la sparizione di Davide Cervia sia legata ad un rapimento ad opera di organizzazioni internazionali quali la Libia, l’Iraq o Israele, con la complicità di organismi italiani. Il motivo sarebbe la specializzazione del Cervia nella guerra elettronica GE e nelle sue competenze indispensabili in quel periodo in quei paesi nell’imminenza della Guerra del Golfo, essendo esperto nella manutenzione di apparati elettronici ed armi vendute dall’Italia ai suddetti paesi” (“Cronaca-nera”, 8 aprile 2013)
Nonostante l’interessamento del governo Prodi e promesse di strani figuri che parlano di Davide in Romania insieme a degli iraniani, un certo giorno del 1997, stabilito come il momento della liberazione, non si presenta nessuno. Seguiranno, a detta della famiglia, anni angosciosi con offerte di denaro per tacere, altre telefonate anonime, una strana esplosione in casa, appelli alle istituzioni. Nel 2000 viene dichiarata la morte presunta di Davide.
Il 23 gennaio 2018 il Ministero della Difesa è stato condannato per violazione del diritto alla verità. La famiglia Cervia aveva chiesto un risarcimento simbolico di un euro e il Ministero, nella persona del ministro Cinque Stelle Elisabetta Trenta, ha rinunciato a impugnare la sentenza, riconoscendo la propria responsabilità in merito ai depistaggi.
In anni più recenti si registra un controverso episodio. Un magistrato collega il ritrovamento di un corpo nel lago Maggiore, nel 2013, e chiede il DNA alla sorella di Davide, inserendolo in banca dati. Pare che la compatibilità fosse alta, ma Marisa non ci sta: a suo avviso, dopo la sentenza del 2018 lo Stato, sentendosi in colpa, tenta di trovare prove della morte del marito, ma il corpo del lago è alto 1.68, mentre Cervia era 1.82; i figli di Davide rifiutano il prelievo.( Canale 122 fatti di nera – 19 sett 2022). Possiamo solo notare, incidentalmente, che il lago Maggiore è vicino a Borgomanero, paese d’origine dei Cervia.
E’ evidente che le teorie portate avanti sono decisamente complottiste, piaccia o meno. C’è chi adora le teorie del complotto, chi le disprezza e irride, chi le usa a fasi alterne. Noi, innamorati dell’ottusa coerenza, vorremmo sapere se chi pensa al rapimento con la complicità dei vertici militari appartenga alla prima o alla seconda categoria; la terza ci sembra da opportunisti.
Riguardo all’insinuazione sullo Stato italiano che si sarebbe “venduto” un suo esperto come Cercia, Salvo Andò, ministro della difesa nel 1992/1993 col governo Amato, interessato alla vicenda, fa notare che una risorsa preziosa come Davide viene tutelata e non si ha alcun interesse a farsela sottrarre, pur se non era più militare: anche i civili lavorano nel settore delle difese nazionali.
Il magistrato Luciano Infelisi, che si occupò del caso, concorda su un rapimento di Cervia per acquisire i suoi know how, ma fa due ipotesi: o l’uomo è rimasto a lavorare per qualche paese straniero, non avendo possibilità di tornare a casa; o è accaduto qualche incidente di percorso, come la sua soppressione perché non rivelasse per chi aveva operato e non serviva più o, al limite, il decesso per un qualunque motivo.
In Italia l’odio per la categoria dei militari è vecchio e anche un poco fomentato da certe forze politiche; su di essa si scaricano recriminazioni e accuse che nemmeno le sentenze di assoluzione riescono a scalfire. La popolazione è stata indottrinata a credere che le sentenze favorevoli non contino e siano frutto di corruzione, mentre quelle di condanna vengono quasi sempre applaudite.
Il paese è da sempre politicamente instabile, con governi brevi e frequenti legislature interrotte prima della scadenza. Il ministro della difesa di turno non può essere responsabile di ciò che è avvenuto magari decenni prima. La sentenza del 2018 ha stabilito che è stato gravemente leso il diritto della famiglia Cervia a verità e giustizia, ma quante volte ciò accade nel silenzio e nell’indifferenza? Potremmo ritenere il caso Cervia un apripista per tutte le carenze in materia di trasparenza e diritti del cittadino verificatisi prima, dopo e ancora?
Davide richiama alla mente Ettore Majorana, una “beautiful mind” forse al corrente di troppe cose: depositaria di segreti che non rivelava?
Carmen Gueye


