Oggi la Francia ha riconosciuto ufficiosamente lo Stato di Palestina. In attesa di un documento ufficiale che ne attesti il riconoscimento che dal 1989 era in attesa di essere processato. La scelta della Francia mi vede personalmente favorevole, se si può ancora esprimere un’opinione personale in argomento di politica internazionale, visti i tempi difficili che stiamo vivendo.
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La motivazione principale per cui concordo pienamente con la scelta di Emmanuel Macron consiste nel dare una dignità politica a un lembo di terra che è stato martoriato negli ultimi 40 anni. Questa operazione dovrebbe porre un freno a qualsiasi mira espansionistica da parte delle regioni limitrofe. Non possiamo dimenticare che la Palestina in senso geografico ha già alcune zone politicamente dignitose: la Giordania, Israele e la Cisgiordania.
In questi mesi sono state condotte molte operazioni militari, sotto gli occhi delle videocamere di tutto il mondo, che riguardano una piccolissima parte di questa enorme zona orientale. Parliamo della Striscia di Gaza, che è occupata militarmente dai terroristi di Hamas, che ne hanno in mano il governo e che attualmente è sotto attacco da parte di Israele che ha condotto un’importante operazione militare. Parliamo di circa 60 mila esseri umani morti, per di più giovanissimi e minorenni, ma anche pressoché la totalità degli aderenti ad Hamas.
IN TOTALE il ferimento è di 230 mila persone ed è un dato molto alto visto che parliamo di circa 2 milioni di palestinesi residenti in quella zona. Una strage che non si configura come genocidio, mancando il principio di estromissione etnica e non essendo mirata alla totalità del popolo palestinese, ma è una grande tragedia umanitaria. Forse limitabile.
NUOVE FRONTIERE, ITALIA NON PERVENUTA
Il 22 settembre 2025 rimarrà nella storia europea come una data fondamentale: durante l’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente francese Emmanuel Macron annuncia ufficialmente il riconoscimento dello Stato di Palestina.
La portata di questo gesto, che non vede concorde Israele, mette un mattone importante per costruire una pace giusta e duratura in Medio Oriente. “Fedele al suo impegno storico per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina”.
Con questa operazione si trasforma completamente il punto di vista della storia. Lo Stato di Palestina, se fosse riconosciuto come tale dalla totalità delle nazioni dell’ONU, avrebbe il diritto di essere invitato ai simposi decisionali in tutte le occasioni in cui sia in discussione il futuro del popolo palestinese. Se, di fatto, il problema è stato ingigantito – perché nessuna delle due parti, Israele e Hamas, accetta che vi siano dei limiti geografici sulla zona (mire espansionistiche che vogliono vedere un possesso totale dal mare al fiume..) – questo passa in secondo piano. Adesso che, da una parte, Hamas è ridotta a un cencio, Israele ha avuto una condotta molto dura e non potrà vantare conquiste territoriali nella parte libera palestinese, pegno per una guerra che – altrimenti – non sarà solo di annessione, bensì imperialistica.
Attualmente, 148 dei 193 Stati membri dell’ONU hanno già riconosciuto la Palestina come Stato sovrano, mostrando un crescente consenso internazionale sulla necessità di un tale riconoscimento. Il fatto che paesi come il Regno Unito, l’Australia e il Canada abbiano precedentemente anticipato questa mossa rafforza ulteriormente la posizione della Francia.
LA QUESTIONE INTERNAZIONALE

Questa non è una manifestazione simbolica, ma un cambio di passo.
Le scelte possono essere condivisibili o meno, ma non è accettabile che per via di una mancanza di comunione di intenti la comunità internazionale si trovi ad avere di fronte un popolo la cui storia esiste, che non ha una patria di riferimento.
La storia si ripete a parti invertite. Questo passo è importante anche nel caso in cui si volessero costruire ponti permanenti di solidarietà per il piano di ricostruzione della Palestina nei giorni a venire.
Si auspica che, oltre alle armi, i paesi europei mandino anche soldi per chi è sopravvissuto a questa guerra.
L’atteggiamento internazionale, a sua volta, è influenzato dalla situazione in Medio Oriente. La questione palestinese è da decenni al centro dei dibattiti geopolitici. Ogni passo verso una risoluzione porta con sé potenziali ripercussioni. La soluzione a due Stati, recentemente ribadita dal primo ministro britannico Keir Starmer, è stata proposta come il percorso più auspicabile per raggiungere una pace duratura. Tuttavia, le tensioni persistenti tra Israele e Palestina rendono questo obiettivo difficile da realizzare.
SCUSE DA DIMENTICARE: UN ATTEGGIAMENTO DA ERADICARE
La questione Israelo-Palestinese è in realtà stata spesso lo specchietto per le allodole che si è usato per risolvere molte questioni. Tensioni internazionali, mancato consenso governativo. Sta accadendo attualmente, si vuol vedere solamente il sostegno da parte degli USA a Israele, scendendo in piazza per un genocidio che non si configura, mossi dalla carneficina di bambini piccoli a Gaza, che ha dimensioni tragiche. Indagini sull’origine degli armamenti usati sono state rare: abbiamo solamente i dati europei.
Chi arma realmente Hamas? Chi arma Israele?
UNA GUERRA VERA E PROPRIA
Esiste una controparte militare, che ha preparato l’invasione di Israele, come atto di dichiarazione di guerra, preparata e armata molto bene, visto che ha resistito a oltre 2 anni di combattimento. Questo fattore non è trascurabile e va visto nella sua interezza. Al netto del fatto che Hamas utilizza scudi umani (palestinesi ed ebrei), occupa sotterranei di scuole, fabbriche, ospedali, pur vivendo in un regime di totale controllo terrestre, vive nei tunnel, combatte e si difende regolarmente.
La reazione da parte degli USA e di Israele è pesante, come già annunciato ieri pomeriggio dal premier Netanyahu, il quale continuerà a chiudere l’operazione su Gaza City, che è stata oggetto di attacchi in questi ultimi giorni.
L’annuncio di Emmanuel Macron rappresenta non solo un cambiamento nella posizione della Francia, ma anche un possibile catalizzatore per un nuovo dibattito sulle dinamiche di potere in Medio Oriente. Gli stati che mancano all’appello sono vergognosi! Il peso del riconoscimento è importante. La dignità di uno Stato aumenta se è riconosciuto da tutti.
LE GUERRE NELLE METROPOLI QUADRUPLICANO I MORTI
Gli occhi delle telecamere fanno vedere una guerra da vicino. Le guerre che stiamo guardando da vicino sono due, non dimentichiamo il conflitto in Ucraina. Le immagini rendono giustizia a quel che si discute attualmente nelle camere di sicurezza politica: la guerra nel contesto contemporaneo ha un effetto collaterale molto grave, un altissimo numero di vittime istantaneo, dovuto all’urbanizzazione. Per questo motivo è bene riflettere sulle conseguenze di un attacco o una dichiarazione fuori luogo. Un bombardamento urbano porta a un numero di vittime altissimo in pochissimi minuti. La Palestina è stata la foglia di fico per tante questioni internazionali. Non dobbiamo continuare a nasconderci dietro un dito. Le guerre in Palestina sono come la febbre nel corpo umano: sono sintomo di ALTRO. I giovani non lo sanno. I vecchi lo sanno.
UN MONITO PER IL FUTURO
Parrebbe cinismo il discutere di numeri di fronte agli occhi di un bambino, ma cinismo non è affatto. Il 7 ottobre 2023 Hamas NON aveva programmato alcun raid per farsi ostaggi giovani ebrei, l’operazione Alluvione era mirata a dichiarare guerra a Israele in modo ponderato. Se sfugge LA VERITA’ non si comprende la portata di questa operazione. L’invasione di Israele ha portato i terroristi ad incontrare fortuitamente i giovani in festa, cogliendo occasione di fare una piccola strage, costata molto cara, certamente, ma non era quello lo scopo. L’armamento di difesa dimostra che Hamas era pronta a un forte combattimento e quindi la risposta di Israele non è stata sproporzionata all’attacco.
E’ importante ribadire che nella società contemporanea 60 mila morti sono molto pochi, in una metropoli, questo potrebbe servire da monito per le scelte a venire. Le scelte governative, sia chiaro: è chi sta al potere che porta i propri concittadini alla morte.
Martina Cecco

