Polpetta è una parola italiana come hamburger: oggi lo stabilisce la legge, dopo il già avvenuto riconoscimento del vocabolario.
La prima però sembra più genuina della seconda, ha un sounding più sovranista, ma per legge è sovranista anche l’hamburger, anche se risuona ancora un po’ tedesco.
In difesa dei consumatori – quei fessi che non sanno leggere le etichette – un vasto schieramento politico nel Parlamento Europeo ha approvato nel mese di ottobre 2025,il divieto di usare il termine hamburger per prodotti confezionati con vegetali. A favore i partiti appartenenti alla maggioranza conservatrice e di centrodestra, contro i gruppi di sinistra, Verdi, Socialisti & Progressisti e Renew Europe.
Lo scopo dichiarato è quello di tutelare i consumatori che leggendo per esempio hamburger di seitan – essendo appunto fessi – credono di mangiare hamburger (di carne). Lo scopo non dichiarato è ideologico a sostegno di un sovranismo alimentare duro e puro.
Molte associazioni come la Lega Anti Vivisezione e la sezione europea del Good Food Institute hanno sostenuto che la decisione sia un favore fatto alla lobby della carne. L’argomento è chiaro: chi sa leggere le etichette sa che cosa compra e in più qualche carnivoro sulla via della conversione potrebbe essere attratto da mangiare più vegetali, senza dimenticare il gusto di vedere nel piatto qualcosa che gliela ricordi.
Insomma il provvedimento è una barriera che rende più difficile – e senza motivo vero – la scelta di consumatori in cerca di opzioni vegetali rispetto alla carne. Le barriere inutili danneggiano poi i produttori che hanno già avviato le loro imprese in questo nuovo e crescente segmento di mercato.
In fondo, burger è una parola che ricorda più la ricetta e la forma del prodotto che va nel piatto, piuttosto che la materia prima che lo compone.
La lingua batte dove il dente duole, insomma. E il dente è quello del sovranismo inutile. Chiedere a chi già produce hamburger o bistecche vegetali di chiamarle in un altro modo è ridicolo: la vera azione è quella di aiutare i consumatori a leggere le etichette rendendole più chiare e comprensibili.
Le restrizioni linguistiche sanno di regime autarchico, quando il Duce voleva chiamare bevanda arlecchino il cocktail e tramezzino il sandwich. Come è oggi evidente a tutti, la lingua parlata ha fatto giustizia e ucciso la bevanda arlecchino ma ha lasciato in vita sia tramezzino che sandwich.
La normativa sul divieto della polpetta vegetale è di fatto una distrazione dal vero problema, a favore di una forte lobby della carne e in direzione di un rallentamento delle alternative alimentari vegetali, oltre che un danno industriale.


