martedì, Febbraio 10, 2026
HomeAttualitàZorhan Kwame Mamdani; il nuovo sindaco di New York: chi esulta?

Zorhan Kwame Mamdani; il nuovo sindaco di New York: chi esulta?

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Per noi New York è stata l’icona che ci ha venduto il cinema. Prima le sofisticherie degli anni trenta, il brio degli anni cinquanta, poi gli slums, i grattacieli circondati da homeless, le gang, la polizia brutale di Serpico, il glam anni ottanta con lo studio 54, lo shock dell’11 settembre…

Ecco, fermiamoci qui. Dopo lo show down della madre di tutti i crolli e le ondivaghe risultanze delle inchieste (vedi nostro articolo https://secolo-trentino.com/2023/09/05/11-settembre-le-origini/) tornammo a visitarla qualche anno dopo. Ormai la metropoli stava cambiando ed era ripresa la gara agli edifici più svettanti, ma fummo colpiti da un fenomeno sconosciuto quando l’avevamo percorsa diversi anni prima: molte donne a capo coperto, più o meno velate, si aggiravano per Manhattan. La gente, gli stessi amici che ci accompagnavano, ancora inveivano contro Bin Laden, ma di fatto le strade mostravano un’immagine di melting pot ancora più marcata.

La città feticcio non è nuova a sindaci di ogni estrazione, e come potrebbe essere diversamente. Si pensi al campano/ebraico Fiorello La Guardia (coalizione repubblicana indipendente, mandato 1934/1945), a Vincent R. Impellitteri , nato in Sicilia (democratico, 1950/1954) , David Dynkins, il primo afroamericano (democratico 1990/1993), a Bill de Blasio, origini italiane dal ramo paterno (2002/2009), con moglie afro che per sposarlo si convertì all’etero da attivista lesbo fino a poco tempo prima, fino all’ultimo, Eric Leroy Adams, ex poliziotto black passato attraverso guai giudiziari. La Grande Mela ha anche dei sotto – sindaci dei cinque “borroughs” (mega quartieri che non coincidono sempre con le contee), con nessun potere decisionale, ma portatori di gruppi di pressione (Bronx vede volentieri eletti degli ispanici).

Non è dunque una grande sorpresa l’elezione di Zohran Mamdani, nato in Uganda da genitori indiani, secondo nome in onore di Nkrumah (1909/1972), leader ghanese indipendentista, lui professore africanista alla Columbia University, tecnocrate indiano, madre cineasta, professatosi musulmano sciita duodecimano come il padre (mamma è induista, famiglia transitata anche dal Sudafrica per gli studi di papà Mahmood, esperto di post colonialismo). E’ un humus già sentito nella genealogia di Kamala Harris, indogiamaicana, e Barak Obama, hawaiano kenyota con madre antropologa del Kansas e sorellastra indonesiana.

Questo vorrebbe rappresentare l’America odierna, partendo ovviamente dalle megalopoli iperprogressiste Los Angeles e New York, con i loro obiettivi avanzati, i diritti, un occhio al terzo mondo, Me Too, Black lives matter, antifa e tutta una serie di slogan e movimenti che talora sembrano creare un problema dove esso non c’è; e non incidere per nulla dove i cittadini sono interessati ad altro.

Zohran, classe 1991, sposato nel 2025 con una siriana, si proclama socialista e dall’analogo movimento è stato spinto verso la vittoria sul candidato Andrew Cuomo, indipendente appoggiato da Donald, svantaggiato dall’età (67 anni) e dal mancato appoggio dei repubblicani neocon antitrumpiani.

Di professione politico e basta, dopo un tentativo da rapper, aiutato dalla madre regista, Mamdani si è buttato subito in carriera. Lo scrittore di tendenza Jonathan Safran Foer (autore del pesantissimo “Molto forte incredibilmente vicino, sulla tragedia delle torri) ha manifestato speranza e“apprensione” per la possibilità che il nuovo linguaggio del neo sindaco, non venga compreso.

In prima linea nel difendere i diritti delle persone LGBTQIA+, con presenza all’ultimo Pride di New York e campagna elettorale nei locali LGBTQIA+ della città la sera di Halloween, Mamdani è stato abbracciato dalla comunità queer della Grande Mela. Secondo un report NBC, l’81% della comunità LGBTQIA+ di New York ha votato per lui. Una percentuale bulgara, con Mamdani che ha anche conquistato la stragrande maggioranza degli elettori di età compresa tra i 18 e i 29 anni (78%) e tra i 30 e i 44 anni (66%)… “”sarò il sindaco di tutti, anche per gli ebrei che hanno votato per noi e quelli che non lo hanno fatto”. Gay.it

Pare invece che in passato le dichiarazioni di Zohran abbiano scontentato parecchio Israele e ciò abbia contribuito allo spostamento dei centri finanziari verso Miami. Quindi egli oggi ha un solo compito, quello di contribuire in modo definitivo a fare di NYC un laboratorio sociale e nulla più.

Un islamico gay friendly non è una novità e lo sarà sempre meno, in ossequio alla “griglia” di obblighi ideologici che ogni politico del terzo millennio deve rispettare. L’importante è che i vincitori non siano cristiani bianchi, quelli che, riprodottisi poco e lontani dalla cultura dei padri, oggi dovranno adeguarsi. Niente paura, ci vuole fiducia…

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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