In vista della giornata contro la violenza sulle donne, prevista il 25 novembre, esce un cartello a cura di un corteo definitosi “transfemminista”: ridacci la Vanoni, riprenditi la Meloni.
Ricordiamo Ornella Vanoni come ottima interprete di pezzi ben poco femministi, sciura dell Milano bene che si divertiva a cantare canzoni della mala milanese e finì per abbracciare Bettino Craxi: un po’ poco, per celebrarla come un’eroina.
E’ in atto da anni una campagna ben travisata da acquisizione di coscienza di genere che è ora di smascherare una volta per tutte.
Si è iniziato con programmi ben studiati, come “Amore criminale”, storia di persone vittime di delitti a cura dell’altro sesso, dove raramente compaiono vicende in cui soccombe il maschio, o l’assassino è persona dello stesso sesso, circostanze non così rare; e non si approfondisce mai il retroscena di una situazione spesso circonfusa da condotte estreme, uso di sostanze, vite spericolate, che nessuno condanna, non avendo a cuore un famoso principio buddista, la causa e l’effetto, ma solo la conclusione finale, come dire che si esaminala foce e non la sorgente.
Che Giorgia Meloni abbia scatenato l’odio viscerale in una quantità di persone è cosa nota; ricordiamo Fausto Bertinotti, quando dichiarò che le avrebbe lanciato addosso un oggetto contundente, senza contare la quantità di “artiste”, dettesi donne, che non perdono occasione per attaccarla sul privato, l’acconciatura, l’accento, la provenienza popolare e altre sciocchezze che nulla hanno a che fare con i suoi comportamenti istituzionali.
Romana della Garbatella, classe 1977, il padre (condannato per traffico di droga) che abbandona la famiglia quando lei è molto piccola, una sorella Arianna ( anch’ella oggetto di insulti da lupanare), una giovinezza in salita, cresciuta nelle fila giovanili della destra di Gianfranco Fini, la ragazza scala regolarmente le posizioni, fino ad approdare alla carica di ministro della gioventù con Silvio Berlusconi;, nel 2022, dopo regolari elezioni vinte dal suo partito, Fratelli d’Italia, è nominata premier, a capo di una coalizione di centro destra. Madre di una bambina, è da poco single.
Poliglotta, pragmatica, simpatizzante della causa tibetana, il suo governo non ci piace particolarmente e la sua posizione, ben più determinata quando si atteggiava a sovranista o guidava un’opposizione di comodo a Conte e Draghi, appare improntata ad abili equilibrismi appresi alle scuole di vecchia politica, ma questo non ha alcuna importanza rispetto alla violenza di cui è fatta oggetto.
Siamo bersagliati da orde di personaggi che lanciano strali contro il patriarcato; da pubblicità con volti di attori che ci ricordano che se stai in stanza con un uomo nuda e silente, non è un sì ma un no; dobbiamo ascoltare i latrati di Fiorella Mannoia che cambia il testo di una canzone per dire che lei dirà sempre no, a sua volta; da dame di spettacolo che hanno fatto carriera inginocchiate e ora si propongono come tante Angelica Balabanoff, per poi ascoltare un incitamento alla eliminazione fisica di una donna, da parte di categorie sociali che si dicono perseguitate, ma sembrano più carnefici che vittime.
Più che woke, è ora di dire wake!: svegliatevi, o la barbarie prevarrà.
Carmen Gueye


