martedì, Febbraio 10, 2026
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Lory Del Santo cuor di Leone

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Un tempo si arrivava a lavorare nello spettacolo con la gavetta e la competenza, e naturalmente tanta fortuna. Si tratta di un settore che partecipa del sogno, si stenta a paragonarlo con il mondo del lavoro “normale”; può abbinarsi con quello dello sport, del calcio in particolare, ma nessun’ altra professione, sia pure nobile e prestigiosa, vi si avvicinerà mai per glamour.

Tuttavia è anche un empireo malfamato, forse a torto. Fioccano da sempre insinuazioni e chiacchiere sui mezzi per arrivare in alto e ne abbiamo fornito diversi esempi nelle biografie di celebrità, ma non è escluso, anzi, che ciò accada in tutti i campi.

La vicenda di Alfonso Signorini, tutta ancora da chiarire, è comunque la spia di un malessere che ha finito per travolgere le griglie di politicamente corretto, suscitando l’ira di Vladimir Luxuria, che forse avrebbe preferito non si parlasse di magagne del mondo arcobaleno.

Non si è fatto in tempo a riflettere su tale scandalo, che ne è subito sopraggiunto un altro. Loredana Del Santo, detta Lory, classe 1958, incerta occupazione, anche se intravista in commedie popolari con titoli come “W la foca”, dichiara che il regista Sergio Leone si sarebbe a lei mostrato in perizoma, con esplicito invito a pratiche sessuali in cambio della valutazione di una parte nel film “C’era una volta in America”.

Sergio, nato a Roma il 3 gennaio 1929, figlio d’arte di Roberto Roberti, a sua volta regista del muto (vero nome Vincenzo Leone) e di un’attrice, è noto in tutto il mondo come creatore del filone spaghetti western ,un’idea geniale nella sua semplicità, che contribuì a costruire il mito del californiano Clint Eastwood, allora ultratrentenne attore televisivo con carriera mai decollata in patria, affiancandolo via via a colleghi italiani o connazionali riesumati ( Lee Van Cleef fu pescato in un bar dove stava declinando nell’alcol).

Mentre ancora lavorava a pieno ritmo (fu mentore di Carlo Verdone), Leone jr se ne andò sessantenne, portato via da un infarto, nel 1989, lasciando la vedova Carla e tre figli.

Il tempo sbiadisce i ricordi e Eastwood viaggia sui 95 anni. I giovani cinefili certamente ricordano le vecchie pellicole; tuttavia, pian piano, dei pionieri del cinema italiano si parla sempre meno, per ovvie ragioni.

Ha ovviato, per parte sua, Lory, a rinverdire i fasti con una incauta dichiarazione, ripresa entusiasticamente da Caterina Balivo, su presunte molestie ricevute dall’ideatore di “Per qualche dollaro in più”. Pronta è stata la reazione della figlia di Sergio, che ha querelato entrambe, con una serie di argomenti quali il fatto che il padre non disponeva di una camera da letto vicino all’ufficio, come sostenuto dalla matura starlette padovana, divenuta celebre come rallegratrice di sceicchi e per una serie di disgrazie, come la morte del figlioletto Conor generato con Eric Clapton: precipitato a quattro anni da un grattacielo di Ne York, con ogni possibile colpa subito addebitata dalla madre al domestico filippino che, ignaro, avrebbe lasciato aperto un finestrone da pulire.

Potremmo aggiungere che difficilmente Lory avrebbe potuto ambire a un ruolo nel film “C’era una volta in America” (1984) per il quale sostiene di essersi presentata a Leone.

Altri dispiaceri, come il decesso di un bambino neonato e il suicidio del diciannovenne Loren, avuto da tale Dennis Schaller (le è rimasto solo Devin Sardi, figlio di Silvio, ex di Simona Ventura), non hanno dissuaso la donna dal diffondere illazioni ormai non più dimostrabili, ma buone per riportarla alla ribalta, sulla scia di molte aspiranti soubrette o stagiste che lamentano morbose attenzioni dopo decenni.

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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