La nuova Guida agli Extravergini 2026 di Slow Food arriva in un passaggio non semplice per l’olivicoltura italiana, ma conferma anche la capacità del settore di produrre qualità, identità territoriale e biodiversità. L’edizione 2026, disponibile dal 9 aprile sul sito di Slow Food Editore, recensisce 766 aziende e 1211 oli extravergini, con 244 riconoscimenti complessivi tra Chiocciole, Grandi Oli e Grandi Oli Slow. La presentazione nazionale è in programma sabato 11 aprile a Torri del Benaco, sul lago di Garda, all’interno della Festa dell’Olio organizzata da Slow Food.
Il dato che emerge con più forza dal quadro tracciato dalla guida è il contrasto tra le difficoltà dell’ultima campagna e la tenuta qualitativa di molte produzioni. Slow Food parla di una stagione segnata da mosca olearia, cambiamenti climatici, siccità, eventi estremi, frammentazione fondiaria e alti costi di produzione, ma segnala anche alcune direttrici di sviluppo: filiere corte e tracciate, crescita dei monovarietali, attenzione per il biologico e per i modelli sostenibili, oltre a un oleoturismo sempre più integrato con degustazioni e ospitalità.
Per il Nord Italia, la fotografia è molto disomogenea. In Lombardia il raccolto risulta ancora in sofferenza, con una produzione indicata come dimezzata; in Trentino l’annata viene descritta come una delle peggiori dell’ultimo decennio, anche per effetto della forte alternanza produttiva e degli attacchi della mosca dell’olivo; in Liguria il quadro è ancora più severo, con perdite stimate tra l’80 e il 99 per cento rispetto a un’annata ordinaria. Anche Emilia-Romagna registra un forte calo, nell’ordine del 70-75 per cento. Più articolata la situazione del Veneto, dove ai cali nelle aree del Garda e dei Colli Euganei si affiancano segnali di ripresa nei Colli Berici e nella Pedemontana vicentina e trevigiana.
Nonostante questo contesto, i riconoscimenti assegnati al Nord confermano una presenza significativa di realtà capaci di distinguersi. Le Chiocciole assegnate nell’area settentrionale sono cinque: Laghel7 e Maso Bòtes ad Arco, in Trentino; La Contarina a Illasi, in Veneto; Il Castelletto a Scanzorosciate, in Lombardia; Tenuta San Giuseppe a Saludecio, in Emilia-Romagna. A livello nazionale, il simbolo della Chiocciola è stato attribuito a 51 aziende in 16 regioni, a indicare quelle realtà che, secondo Slow Food, interpretano meglio i valori organolettici, territoriali e ambientali della produzione olearia.
Sul fronte dei Grandi Oli, nel Nord ne risultano premiati 24, con una presenza particolarmente forte del Veneto e con riconoscimenti anche per Lombardia, Trentino-Alto Adige, Piemonte ed Emilia-Romagna. Tra i nomi citati figurano, per il Trentino, Uliva del Frantoio di Riva; per la Lombardia Roncaccio Dop Laghi Lombardi Lario di Massimiliano Gaiatto e One di Comincioli; per il Veneto diversi oli provenienti da Cinto Euganeo, Illasi, Mezzane di Sotto, Sona e Verona. La guida include inoltre da quest’anno l’intera Slovenia, allargando il proprio sguardo a un areale olivicolo che, secondo i curatori, supera i confini amministrativi e presenta punti di contatto con il Nordest italiano.
Sono invece 13 i Grandi Oli Slow del Nord. In Trentino-Alto Adige compaiono L7 – Casaliva di Laghel7 e Origini – Olio Cru di Riva del Garda; in Veneto si segnalano, tra gli altri, Kalòs kai Agathòs de L’Olivario, Doge e Dop Veneto Valpolicella de La Contarina, oltre agli oli di Luciano Breda e Pernigo; in Liguria sono premiati Germa, Ludo e Krosus Bio; in Emilia-Romagna riconoscimento a Terre di Rocche del Frantoio Valsanterno e a Uliveto del Fattore Selezione Rodolfo Primo di Fraternali Grilli.
La tre giorni di Torri del Benaco, dal 10 al 12 aprile, non sarà soltanto un momento di premiazione. Il programma ufficiale prevede cene e pranzi a tema, il Villaggio degli Olivi sul lungolago con produttori, degustazioni e acquisti diretti, oltre ai Laboratori del Gusto dedicati agli extravergini dei laghi del Nord, alle cultivar minori, all’olivicoltura eroica e ai Presìdi Slow Food. La presentazione nazionale dell’11 aprile al Cinema Teatro di Torri del Benaco, però, è indicata da Slow Food come riservata agli invitati.


