L’emergenza negata, la recensione

L'emergenza negata, il collasso delle carceri italiane.

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“Un libro dal carcere? E.. sai che novità.. un libro dal carcere!” “Apri quel libro, per cortesia, leggilo, non è un’autobiografia, non è un appello alla grazia, non è un classico spiegone di quanto sia duro guardare dalla finestrella.” “Ah, no?” “No, parla di noi italiani, della tenaglia dove ci siamo cacciati: persone in aumento sono condannate al carcere, nelle carceri non c’è posto, c’è chi resta fuori in attesa di una esecuzione di condanna con la vita spezzata a metà, talvolta per motivi decriminalizzabili, altre volte c’è chi esce e ricasca e rientra con pena peggiorata, c’è chi esce e resta nel tugurio degli ex carcerati e non li assume più nessuno, c’è chi non parla una parola di italiano e si chiede perché sia dentro se non gli interessa il percorso, ma c’è chi sbatte i pugni e i piedi, perché si può benissimo cascare e finire dentro, ma poi si può anche essere seriamente redenti e motivati a una vita nuova, e invece in carcere la dignità precipita e si peggiora.”

Il libro è materialmente ripartito in diverse sezioni, troviamo la Prefazione di Rita Bernardini, che parla dal punto di vista di chi pensa alla rieducazione del detenuto e fa una lunga presentazione di un’opera scritta a più mani da punti di vista privilegiati rispetto alla media, per condizione sociale, per formazione scolastica, per motivazione e percorso.

Poi vi è la prima parte del libro, quella scritta da Gianni Alemanno, proprio il Gianni che abbiamo sempre visto sacrificarsi per la politica, per tutta la vita.Gianni descrive una panoramica storica e politica della questione carceraria in Italia, dall’immediato Dopoguerra a oggi e si intitola “La politica che non vuole vedere” in cui si spiega che c’è un divario devastante tra i principi costituzionali rispetto all’azione concreta dello Stato nei confronti della persona detenuta. Dello Stato, non della Polizia penitenziaria, che si badi, è parte lesa in questo sistema nefasto. Se il sistema poteva funzionare negli anni ’70, oggi non va bene: molti coltivano dei pregiudizi, vedono solo il concreto risultato della punizione e della ritorsione della pena sulla colpa.Il carcerato viene quindi ghettizzato e indicizzato come tale, ma può mai essere che una realtà allontanata dalla società possa dare il risultato di rendere chi c’è dentro migliore, per la società? La persona detenuta diventa quindi una vittima, non solo della colpa, della pena, ma anche della soluzione, tutto il sistema penitenziario ha questa strana torsione, generata da pensieri del tipo “chi sbaglia paga”, “chiudete la cella e buttate la chiave”.

Il “Decreto carceri” del 2024 è il frutto di questo tipo di percorso distorto, che unito al “Decreto sicurezza” renderà molto interessante l’esito, un aumento di persone che saranno parte di un problema già ingestibile. Tribunali di Sorveglianza oltre il limite dell’elaborabile, principio meritocratico glissato, esigenza di istituire una Commissione che si occupi genuinamente di questo problema, con una riforma strutturale.

Poi vi è la seconda parte, scritta da Fabio Falbo – detenuto di lungo corso, che in carcere si è laureato in Giurisprudenza che si intitola “Le carceri italiane al collasso”. Lombardia, Lazio, Puglia e Campania sono il fanalino di coda in questo sistema, fallano nel non garantire la rieducazione del detenuto, si evince dai dati, che dimostrano le recidive, i fallimenti, le morti per suicidio, le persone che non riescono a reinserirsi dopo il percorso. La frattura tra gli ergastoli e la Costituzione, la giustizia riparativa non viene applicata con rigore.

I modi per alleviare la pena ci sono, ma se questi sono messi in atto solamente per rallentare o per alleggerire il problema del sovraffollamento non va bene, in discussione non ci sono la certezza della pena o l’inasprimento delle condanne, ci sono semplicemente dei valori basici, cioè la capacità di dar i 3 mq a persona in cella, non contandoli con gli stratagemmi attuali, ma facendo in modo che siano reali, la condizione dignitosa per la preparazione del proprio caffè e per il proprio igiene, la possibilità di prendere parte alle attività carcerarie.

“La giustizia non nasce nei tribunali, ma nelle scuole, nelle famiglie, nei quartieri, è un processo culturale prima ancora che giuridico” scrive Falbo verso la fine del saggio. L’ultima parte, infine, si intitola “Il lavoro che non arriva” è scritta dagli interventi di diversi detenuti, che parlano della enorme difficoltà a trovare lavoro a scontata condanna.

In appendice con le lettere inviate da Alemanno e Falbo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Presidente del Senato Ignazio La Russa e al Presidente della Camera Lorenzo Fontana, a Marina Finniti Tribunale di Sorveglianza e per primo al Vaticano a Papa Francesco, poi ci troviamo le postfazioni dell’avvocato Gianpaolo Catanzariti, responsabile Osservatorio carcere Unione Camere Penali Italiane, e della ricercatrice Serena Cataldo, impegnata nel progetto Università in carcere, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

SINOSSI E DATI EDITORIALI

“Solo chi sperimenta in prima persona il carcere, conosce realmente la situazione drammatica in cui vivono le persone detenute, l’emergenza sociale e civile, generata innanzitutto dal sovraffollamento, che grava su questa “istituzione totale”. Questo libro, scritto appunto da persone detenute nel braccio G8 di Rebibbia, ha il valore di una drammatica denuncia contro i pregiudizi che circondano l’istituzione penitenziaria. Ma è anche un atto di speranza, per invocare interventi urgenti e per immaginare una profonda riforma ispirata ai principi della nostra Costituzione“.

“L’EMERGENZA NEGATA: Il collasso delle carceri italiane Copertina flessibile – 25 novembre 2025di GIOVANNI ALEMANNO (Autore), FABIO FALBO (Autore), RITA BERNARDINI (Prefazione)

Martina Cecco

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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