C’è chi da’ i numeri, Berlusconi preferisce dare i nomi. E sono quei nomi che garantiscono la sconfitta a vita di ogni opposizione (falsa) al bugiardissimo. Chi, nel centrodestra e ancor più nelle destre, potrebbe votare per uno schieramento che propone Moretti come futuro ministro per le Infrastrutture? Non Nanni Moretti, proprio quel Moretti che ha umiliato in ogni modo i pendolari quando era ai vertici delle ferrovie. Quel Moretti che, di fronte a 5 cm di neve a Milano bloccava i treni e invitava i passeggeri sudditi a dotarsi di coperta e panini. Ma è solo uno dei nomi assurdi usciti dal cilindro di Berlusconi. Al di la’ del fatto che i futuri ministri dell’irrealistico governo probabilmente non sono neppure stati interpellati. A differenza del sindaco in pectore per Roma. A Berlusconi piace Marchini, palazzinaro rossastro, buono per tutte le stagioni e per tutti i partiti. Una sorta di candidato ideale per quel partito della nazione voluto dal bugiardissimo e per nulla osteggiato, nei fatti, da Berlusconi. Entrambi sanno che a Roma, se eviteranno di suicidarsi con qualche idiozia, saranno i 5 stelle ad andare al ballottaggio. Contro chi? Dipende. Improbabile che sia il Pd. Dunque o il candidato delle destre, probabilmente Meloni, o quello di Berlusconi, quindi Marchini. E Marchini, nell’immaginario collettivo della banda d’Arcore, al secondo turno otterrebbe l’appoggio del Pd. Non si tratta, per Berlusconi, di conquistare Roma, ma di impedire che vincano i grillini. E lo stesso scenario si potrebbe riproporre a Torino. Se l’attuale sindaco Pd, Fassino, non dovesse essere rieletto al primo turno, al ballottaggio si troverebbe i 5 stelle. Ed il soccorso di Forza Italia, ridotta ai minimi termini nella capitale subalpina, non mancherebbe. In tutto questo manca, colpevolmente, una scelta forte di Salvini. Che da un lato assicura l’appoggio a Meloni e, contemporaneamente, pare pronto ad incontrare i candidati sindaci di Berlusconi sia a Roma sia a Milano. Accettando, nei fatti, un ritorno della Lega alla subalternità rispetto ad un partito in piena crisi come Forza Italia. Rinunciando a vincere perché, di fronte all’ipotesi di un governo con dentro Moretti, solo Matteoli potrebbe entusiasmarsi. Gli elettori-viaggiatori sicuramente no.

Augusto Grandi

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