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Società

Lo stress dei programmi che parlano di cucina

Ormai sta diventando un vizio italiano quello di emulare gli stili di vita stranieri. Ma cosa l’Italia abbia da imparare da loro in merito al cibo è un vero mistero. Quell’Italia, che vanta una nomea di patria del mangiar sano e genuino,dove ogni piccolo importante momento della vita va assaporato lentamente. Questo non vale solo per la qualità dei prodotti, ma anche per la condizione di stress a cui il cibo, negli ultimi tempi, si trova impropriamente associato.

Lo stesso atto di cucinare viene interpretato come una sfida e, poiché nella vita bisogna sempre ambire al meglio, non bisogna accontentarsi nemmeno di un piatto mediocre.

Sono questi gli ingredienti (restando in tema) dei programmi televisi che si fanno strada a colpi di share nel palinsesto quotidiano: sfida, passione e voglia di vincere.

A MasterChef, tre pluripremiati chef e un celebre imprenditore giudicano i risultati culinari dei partecipanti. Con complesse sfide ai fornelli, gli aspiranti cuochi dimostrano che anche chi nella vita è un avvocato di grido può stupire uno chef stellato con la propria creazione.

Tuttavia, la carta vincente di un programma che si immaginerebbe improntato sulla buona cucina, è la competizione. Come accade in ogni buon Talent Show, lo spettatore viene catalizzato dalle psicologie ansiogene dei partecipanti e quello che vorrebbe essere il tema fondante del programma finisce in secondo piano.

Che dire poi di Cucine da Incubo, dove un eroico Chef interviene al salvataggio di ristoranti sull’orlo del fallimento? L’azione gira intorno alla capacità dello stesso Chef di riconoscere quale elemento non permetta al ristorante di decollare, il tutto grazie a un abile analisi psicosociale dei ristoratori. E i ristoratori vedono nello Chef una sorta di guru in grado di risollevarli dalla situazione di crisi in cui versa la loro azienda.

MasterChef, Cucine da Incubo: tutti programmi in cui cucinare diventa una lotta contro il tempo (e lo spazio, quando le dimensioni e le condizioni della cucina lasciano a desiderare) con difficoltà da cui uscire indenni solo dopo una serie di prove rocambolesche.

Ma adesso in Italia è arrivato anche Hotel da Incubo, e chissà quanti altri “incubi” stranieri ci sono ancora riservati.

Ispirandosi al modello americano, ecco approdare nei televisori italiani un prodotto ormai non più estraneo alla nostra realtà, la quale si dirige sempre più freneticamente verso una convivenza costante con tensione e stress del quotidiano.

Perchè è questo che tali programmi comunicano, oltre alla passione dei concorrenti in gara: ansia.

Francesca Giacomoni

Secolo Trentino