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Società

La bufala dell'attentato neonazista a Dortmund

Dopo l’attentato contro la squadra di calcio del Borussia Dortmund la solita canea dei giornalisti di servizio si era lanciata nell’ipotesi di una responsabilità neonazista. Ora i tedeschi hanno arrestato un possibile responsabile e si scopre che sarebbe un tedesco di origine russa. Motivazioni? Non quelle raccontate dai disinformatori italiani: nessuna strategia per addossare ai migranti un attentato che non avevano neppure programmato. E neppure il tentativo di far crescere i consensi per Afd o per altri gruppi dell’ultradestra tedesca.
Semplicemente il presunto responsabile avrebbe agito per guadagnare, e molto, in Borsa dove si era impegolato in una speculazione legata alla squadra di calcio. Bene, meglio così, nessun terrorista, nessuna speculazione politica ma solo economica. Eh no, la speculazione politica c’è stata, eccome. Strano che Boldrine non sia ancora intervenuta per condannare le fake news dei giornalisti che avevano ipotizzato la pista neonazista. Eppure Boldrine si era, giustamente, indignata di fronte alle bufale divulgate sui social a proposito di una sorella che, tra l’altro, è morta da tempo e non aveva nulla a che spartire con le idiozie pubblicate. Perché questa volta rimane zitta? Forse perché quando le false notizie sono utili alla causa diventano meno false? Quasi vere? Bisogna stigmatizzare solo quelle false e scomode? Per poi passare alla condanna di quelle scomode anche se vere? Certo, la mancanza di alternative credibili alla disinformazione di regime rende tutto più complicato. Il più grande regalo che la presunta opposizione sul fronte destro potesse fare al centrosinistra, alla sinistra, ai radical chic. Ma, ovviamente, non si fa assolutamente nulla per correre ai ripari.
Ci si avvia verso nuove elezioni – prima amministrative e poi (chissà quando) politiche – senza aver messo in campo una sola iniziativa credibile per contrastare la disinformazione di regime. Certo, ogni tanto qualcuno finge di protestare contro la faziosità, pretendendo che i giornali siano obiettivi. E, dopo aver favorito l’occupazione della Rai da parte degli avversari, ci si rassegna anche di fronte allo schieramento a sinistra del Tg5 berlusconiano. D’altronde l’alternativa significherebbe mettere mano al portafoglio. Non per incassare, ma per investire. Ed è un gesto che ai politici del centrodestra proprio non piace.
Augusto Grandi