La scuola va in TV con risultati sorprendenti

Visto il totale fallimento del costosissimo programma del pretino Fazio, la Rai punta sulla scuola come alternativa ai programmi sul cibo. Ma l’effetto, in termini di correttezza politica, non è forse quello auspicato. Eliminata, si spera per sempre, la fastidiosa serie con la pessima Littizzetto, a tutelare il politicamente corretto ed il pensiero unico obbligatorio è rimasta la Pivetti. Che ignora in quale periodo sia vissuto Manzoni ma, in compenso, propina ai suoi allievi pallosissimi sproloqui su migrazioni, femminismo e su tutto l’armamentario di chi vive di slogan. Con l’allievo compagno che stronca Calvino come autore (è finita qui nulla di male), ma lo salva “solo perché ha fatto il partigiano”. Meraviglioso esempio della scuola contemporanea. O forse della squola, visto il livello della docente. A rovinare tutto, però, interviene Collegio, un programma favoletta che riporta adolescenti di oggi nella scuola del 1961. Con professori che insegnano invece di indottrinare. Un programma falso come Giuda, con i ragazzini che esasperano comportamenti ed anche la propria ignoranza per compiacere le telecamere e gli spettatori. Ma, al di là di questo, il programma offre la visione di una scuola che insegna, che premia i migliori, che espelle i provocatori stupidi, che pretende rispetto e disciplina e che obbliga a studiare. Tutto falso, indubbiamente.
Ma con risultati scolastici che appaiono meravigliosi rispetto alla crassa ignoranza con cui si presentano ragazzini in difficoltà in terza media nelle scuole di oggi. D’altronde le famiglie del programma tv rispettano i professori e si rattristano davanti agli insuccessi scolastici dei figli mentre le stesse famiglie, nella realtà, non fanno nulla per modificare atteggiamenti indisponenti della prole e incassano senza batter ciglio bocciature, provocazioni, fallimenti e indisciplina. I programmi passano ed il disastro della scuola resta. Con docenti sottopagati e privi di motivazioni, con famiglie iper protettive e pronte a giustificare l’ignoranza dei figli, con programmi scolastici che vietano la possibilità di istruire e di far crescere culturalmente gli studenti perché serve manodopera ignorante. La cultura è un pericolo in questa Italia. La preparazione è un viatico per la fuga all’estero. La conoscenza porta al disgusto ed al rifiuto dello schifo di questo potere. Bisogna abbassare i livelli e la nomina del ministro Fedeli ne è la più evidente dimostrazione