Su Twitter comandano gli uomini, su Instagram le donne

Le differenze di genere saranno pure un artefatto culturale, come sentenziano inappellabilmente gli accademici à la page, ma nel nuovo millennio non si limitano a resistere. Invadono pure nuovi campi, come i social. Lo prova un lavoro appena pubblicato su JAMA Internal Medicine con cui si è visto, focalizzandosi sui profili del mondo accademico medico, che in media i profili femminili hanno 567 seguaci, mentre quelli maschili il doppio, 1.162. «Gli uomini potrebbero non trovare il contenuto dei tweet femminili convincente come quello dei colleghi maschi, oppure potrebbero non sentirsi obbligati a ricambiare le relazioni e seguire le donne che li seguono», si è affretta a spiegare, tradendo un certo imbarazzo, Jane M. Zhu, docente all’Oregon Health and Sciences University e coautrice dello studio.

Le donne invece dominano su Instagram. Grazie ai dati di Hopper, sito specializzato nell’analisi dei dati sui social, sappiamo infatti che le utenti ottengono cinque volte i cuoricini che vanno ai maschi. Non solo. I post rosa hanno un terzo in più dei commenti rispetto a quelli azzurri (Hopperhq.com, 2017). Quanto a Facebook, è una dimostrazione, anch’esso, delle differenze tra i sessi. Lo ha provato una maxiricerca realizzata su quasi 75.000 volontari che, pubblicata su PLoS One, ha rilevato come i maschi siano più inclini a discorrere di sport e videogiochi, mentre le femmine di shopping e bambini. Oltre per i contenuti, secondo un lavoro uscito su Discourse Processes le conversazioni rosa e azzurre differiscono anche nella forma, con le donne che fanno un uso maggiore delle emoticons, le popolari faccine. Uomini e donne, insomma, sono e continuano a dimostrarsi differenti. Ma non ditelo alle badesse della parità di genere. Potrebbero non prenderla bene.

Giuliano Guzzo