Servizio militare di leva, una tradizione di valori che potrebbe tornare



Il servizio militare di leva in Italia (formalmente detto coscrizione obbligatoria di una classe o popolarmente naja) è il servizio militare obbligatorio.
Il termine “naja” parrebbe provenire dal veneto antico naia, “razza, genia”, che a sua volta deriva dal termine latino natalia, pl. neutro di “natalis”, attinente, relativo alla nascita.
Dopo 143 anni l’Italia ha modificato il 29 luglio 2004 la leva obbligatoria e l’ultimo giorno di naja è stato il 30 giugno 2005.
L’obbligatorietà del servizio, prevista dalla costituzione della Repubblica Italiana, è inattiva dal 1º gennaio 2005, come stabilito dalla legge 23 agosto 2004, n. 226, togliendo però alle nuove generazioni un rito di passaggio e incidendo fortemente su esperienze di vita e sulla personalità di molti cittadini.
Molte proposte di legge in particolare dalla Lega si sono susseguite per la reintroduzione aggiornata e rinnovata di questa tradizione ormai sospesa, Fratelli d’Italia in passato aveva espresso contrarietà alla reintroduzione obbligatoria ma ha affrontato il tema con altre prospettive e proposte come la mini naja, cosi come per Forza Italia poiché ritenevano che i valori della Patria e dall’appartenenza alla nazione devono essere alimentati nella scuola, nella società e con l’occupazione.
Tuttavia oggi di fronte ad emergenze di portata mondiale si potrebbero rivalutare molte posizioni. Prestare servizio militare o civile può essere un valore aggiunto, permette di comprendere molte situazioni e crea una propria forma mentis.
Salvini più volte era intervenuto sul tema anche di fronte alla stampa ed alle associazioni nazionali degli alpini, dei bersaglieri e del fante, ricordando che la proposta della Lega “è ferma in Parlamento e va in questa direzione: 8 mesi di servizio civile e militare obbligatorio per ragazzi e ragazze.
La leva obbligatoria potrebbe, in questi momenti emergenziali legati al covid19, contribuire ad avere cittadini più preparati ad essere organizzati oltre ad essere un fattore aggregante che le giovani generazioni stanno perdendo.
Il modello svizzero ad esempio garantisce effettivamente una riserva di persone spendibili anche come protezione civile e certamente è indubbio che chi ha una preparazione e costante addestramento sia più efficace di “assistenti civici” o altre improponibili proposte inventate per coprire delle emergenze.

Gli uomini svizzeri sono obbligati al servizio militare. La legge prevede un servizio civile sostitutivo» ciò è fissato nell’articolo 59 della nuova Costituzione federale. Le Svizzere possono annunciarsi volontariamente al servizio militare o al servizio della Croce Rossa.

In Svizzera è previsto servizio da 18 a 21 settimane, seguiti da 6 corsi di ripetizione di 3 settimane (per i soldati) da fare tra i 21 e i 34 anni di età, oppure in un unico periodo di 10 mesi.
Mentre molti paesi europei – tra cui la Francia, la Germania e l’Italia – in anni recenti hanno abolito il servizio di leva, la Svizzera è uno dei pochi Stati del continente ad aver mantenuto la coscrizione obbligatoria, affiancando la possibilità di svolgere un servizio civile; in precedenza gli obiettori finivano in carcere ed erano stigamtizzati perchè influivano negativamente sull’esistenza stessa dello Stato.
“La Svizzera non ha un esercito, la Svizzera è un esercito”:era la base della dottrina militare elvetica nella Guerra fredda.

Potrebbe essere un buon modello per l’Italia anche per le continue polemiche sulla concessione di cittadinanza e diritto di voto a molti giovani immigrati che hanno differenti culture e cosi potrebbero integrarsi fattualmente ed avere miglior titolo ad essere inseriti nella società.

di Damiano Luchi