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Il Post-It di Marco Vannucci: Ciao, Bersagliera!

C’innamorammo tutti di lei e non poteva essere diversamente, era bellissima, lei era Gina la Lollo. Un nomignolo affibbiatole dal grande Vittorio De Sica durante le riprese di “Pane amore e fantasia”, e Gina la Lollo fu per sempre. Era il tempo dove i nomi d’arte si sbizzarrivano tra loro, da Scicolone a Loren, da Pieralisi a Virna Lisi, da Salvatrice Greco a Sandra Milo. Pure gli uomini non furono da meno, il principe Antonio de Curtis divenne semplicemente Totò.

Diversamente la Luigina di Subiaco mantenne il suo cognome per sempre: Lollobrigida, diventando un’icona del fascino italiano nel mondo. Non era una figura alta ma sopperiva con la sua bellezza mozzafiato, un viso perfetto in due occhi capaci di rimescolare il sangue. E le curve. Quelle curve da togliere il sonno a milioni d’italiani. Nell’Italia sbaraccata dei primi anni 50, la Lollo, fu la nostra rivincita contro le stelle americane e les chansonnier d’oltralpe oscurando la pur bellissima Brigitte Bardot.

Nel cuore di molti, lei ch’era frosinate, fu l’orgoglio italiano dopo l’obbrobrio delle marocchinate in Ciociaria. Protagonista in più di 60 film ebbe accanto le stelle mondiali dell’epoca, da Mastroianni a Frank Sinatra, nessuno fu insensibile al suo fascino e di lei s’innamorò, non ricambiato, pure un certo Fidel Castro.

Nel corso della sua carriera, Gina, vinse un Golden Globe per il film Torna a settembre, sette David di Donatello, due Nastri d’argento, una stella sulla Hollywood Walk of Fame, oltre a una candidatura ai BAFTA per Pane, amore e fantasia.

Dopo il cinema si dedicò, con successo, alla fotografia e, in seguito, alla scultura. Fu bravissima pure in quest’arte lei che, la scuola d’arte, l’aveva assolta con merito. Recitava con naturalezza, esordì a teatro in una commedia di Scarpetta (il padre di Eduardo e Peppino de Filippo), lei figlia di un facoltoso mobiliere ridotto in bolletta per le bombe americane che resero in fumo la sua fabbrica, lei era Gina la Lollo, ciociara di Subiaco. Soltanto un anno fa fece scalpore la sua candidatura con il partito di Marco Rizzo, lei comunista non fu mai, ma un comunista cos’è se non un fascista con meno pazienza? (frase di Giovanni Gentile).

La maestrina dalla penna rossa”, del meraviglioso Pinocchio di Comencini con l’immenso Nino Manfredi, ha chiuso il quaderno ieri per rispondere presente al regista del Cielo. In una delle sue ultime interviste, Gina, dichiarò di non avere mai conosciuto l’amore, L’altra faccia della medaglia di una diva amatissima, eppure sopra quel ciuchino avremmo voluto salire tutti e siamo saltati in groppa con la nostra fantasia, con il pane, e con l’amore. Ciao, Bersagliera

Marco Vannucci

Secolo Trentino