“ I vostri figli non sono figli vostri/ Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa/ Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi/E sebbene stiano con voi, non vi appartengono/Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri/Perché essi hanno i propri pensieri….” Khalil Gibran
Riassumere questa vicenda è stato un duro e penoso lavoro: è complessa, contorta, zeppa di contraddizioni, manda in crisi le coscienze. E dimostra, una volta di più, come dialoghi quotidiani che possiamo ritenere banali, possano venire interpretati in chiave inaspettata.
La narrazione dei fatti si basa su udienze integrali e articoli, peraltro componibili a fatica e non sempre congruenti. L’ultima parola valida di imputati e testimoni è quella ascoltata in dibattimento.
23 ottobre 2019. Siamo a Roma, quartiere Appio Latino. E’ sera inoltrata e alcuni giovani, talvolta giovanissimi, si aggirano nei dintorni del pub John Cabot, in via Franco Bartoloni.
Questa è una storia da millennial. I protagonisti sono nati in un arco di tempo che va dal 1994 al 2001 e non fanno quello che facevano gli adolescenti degli anni 60/70/80, peraltro già considerati ribelli dalle generazioni che li avevano preceduti.
I giovanotti, corredati da fidanzatine compiacenti, tatuati ovunque con del tutto e del più, sovente esibiscono muscolaglia; tra loro si chiamano “ fra’ o frate’; vivono senza limiti. Anche se a casa li attende la cena, spesso preferiscono mangiare, e soprattutto bere, nei locali; fanno tardi non solo il sabato sera, hanno a disposizione macchine e moto di ultima generazione, magari intestate a genitori e nonni, hanno soldi in tasca anche se non lavorano o svolgono lavoretti non in grado di sostenerli; nella fattispecie è difficile che costoro si esprimano in italiano: solo romanesco e nemmeno dei migliori, o in italiano corrotto, senza l’ombra di un congiuntivo, beati loro.
Luca, classe 1995, faceva abbastanza eccezione. Pur dotato di muscolatura esorbitante, da cui spuntava un visino dolce e sfilato, non presentava tatuaggi ( non visibili nelle foto almeno) ed era un salutista; aveva un reddito, perché papà Alfonso, ristoratore, e mamma, Concetta “Tina” Galati, gli avevano concesso l’uso di un appartamento di proprietà adibito a casa vacanze e arrotondava come personal trainer, fidando anche nelle sue competenze in arti marziali.
Nel suo ultimo anno di liceo – non si specifica quale – entra in classe Giovanni Princi: figlio di un dentista e di una docente universitaria, sedicente anarchico con un tatuaggio rappresentante il parlamento in fiamme, fieramente vegano, una sorta di antieroe alla Easy Rider, sedicentemente laureato in psicologia. I due ragazzi stringono amicizia causa la comune passione per il body building e le moto da pista, a volte si esercitano in scherzose mosse di ju jitsu, pure sul letto di casa di Luca.
Tutto questo è molto intrigante, salvo che i genitori di Sacchi in udienza forniranno ben altro ritratto di Princi. Il figlio aveva preso una sorta di “cotta amicale” per questo soggetto e lo invitava nella loro casa di campagna, accompagnato dalla fidanzata Clementina Burcea, ma i due si comportavano malissimo: soprattutto Giovanni, che buttava in giro i fazzoletti da naso, intasava il water e pretendeva da mamma Tina il menu adatto alle sue scelte alimentari. Il rapporto tra Luca e Princi si interrompe, sembra di capire, proprio per l’insofferenza dei genitori del primo (nulla ci hanno detto di quelli del secondo); dopo un certo tempo esso riprende. Luca dice al padre che si sono rivisti, parlano di gare in moto, insomma glielo fa riaccogliere.
A Luca quel ribelle senza causa piace; nell’estate 2019 tutta la famiglia – c’è anche un fratello, Federico – apprende che Princi, con Clementina, villeggerà in un paese poco lontano dal loro, Auronzo di Cadore; nuovamente i Sacchi non sono entusiasti, il patto è che gli incontri avvengano fuori, perché loro non hanno piacere di rivederli; il minore, Federico, è anche lui in compagnia col fratello.
Valerio Del Grosso è un ventenne che vive a Casal Monastero, nei pressi di San Basilio; ha subito qualche disagio per problemi di crescita, ha affrontato cure ormonali per aumentare la statura, ma infine si è ritagliato una vita: terzo di quattro figli, mamma casalinga e padre driver, tutti vivono comodamente in una villetta a tre piani e lui, con il diploma alberghiero triennale, ha già trovato lavoro in un ristorante – pasticceria, quasi sotto casa. Il titolare lo dipingerà come un genio della creatività dolciaria anche se, apprendiamo, causa la sua natura nottambula, spesso arrivava in ritardo. Appena uscito dall’adolescenza Valerio si ritrova papà: nell’aprile del 2019 è nato Cristiano. I Del Grosso ospitano la famigliola, che si disfa presto; dopo l’estate la madre del bimbo se ne va, ma il neo padre, molto aiutato dalla giovane nonna Gianna, può vederlo tranquillamente; lo ha con sé anche nel pomeriggio di quel 23 ottobre. Va detto che i colleghi di Valerio ne diranno le sette meraviglie: simpatico, lavoratore, padre affettuoso.
Anastasiya Kylemnyk, che chiameremo Nastia per comodità, la più “vecchia” di tutti, arrivata in Italia a nove anni, nel 2003, origini ucraine, vive con la madre, il patrigno italiano e la sorella nata dall’unione; sta con Luca dal 2014; spesso dorme in casa del fidanzato, nel letto matrimoniale che lui ha fatto sistemare in camera sua e va in vacanza con la sua famiglia; fa la baby sitter, dà lezioni ai bambini, ogni tanto fa la cameriera e aiuta il fidanzato nella gestione dell’attività, soprattutto con turisti dell’est europeo. Luca è tollerante: lui, che non beve e non fuma, non obietta a che lei si faccia le canne insieme a Princi e Clementina.
A suo tempo i soliti media invasivi fecero uscire delle chat tra i due, ipotizzando dissapori per via di frasi accese: ma non sembra di vederci altro che un rapporto di coppia giovanile, con i codici personalissimi che ogni rapporto implica.
La situazione, in quel momento, per come descritta è la seguente: secondo i Sacchi, il Princi è una presenza negativa nella vita del figlio, ma purtroppo Nastia va molto d’accordo sia con lui che con Clementina, tanto che progettano di andare a vivere tutti insieme per dividere le spese di affitto; a causa di questo legame, Nastia si sta allontanando dai Sacchi, è più fredda e distante, meno premurosa con Luca, incurante nella gestione domestica in cui prima era sollecita, nemmeno porta più fuori il cane; Tina allude a una speciale intesa tra la ragazza e Princi. La Kylemnyk reagirà con forza a questa insinuazione. Clementina in tribunale dirà che il fidanzato Giovanni vendeva solo per procurarsi l’uso personale. Qualcuno testimonierà che un suo luogo di spaccio era via Mommsen, dove Luca verrà colpito, all’incrocio con via Bartoloni.
Il quartetto progettava di fare impresa insieme, ma della casa da affittare pare si siano occupate più le donne. Su questo “lavorare” in gruppo si sono esercitate le analisi di altre chat: al riguardo la voce positiva è il patrigno di Nastia, che ricorda idee su coltivazioni di ulivi e allevamenti canini, che lui stesso smorzava, perché impegnativi economicamente, rigettando l’ipotesi di strani traffici, che stava serpeggiando tra gli inquirenti ( e avrebbe coinvolto Luca stesso).
Nastia ammette di aver pagato una caparra per fermare un appartamento, ma in seguito ne aveva visto uno migliore. Non ci viene spiegato che fine abbia fatto la somma: la ragazza si limita a rispondere che il titolare dell’agenzia era “molto gentile”. Gentili o meno, le immobiliari si guardano bene dal restituire caparre legalmente acquisite; sembrerebbe che una spesa del genere sia uscita con una certa leggerezza e non si capirà mai se Luca e gli altri due vi avessero contribuito.
Un whatsapp tra lei e Luca non illumina più che tanto; lui parla di Princi così:” è uno spacciatore di medio livello, la Polizia è l’ultimo dei problemi”. Da alcune chat ricostruite sembra che sia lei a premere per la loro convivenza; ma di fatto, dei quattro potenziali coabitanti, solo Luca aveva un reddito solido. Si potrebbe dedurre che egli tentasse, con cautela, di far accettare in famiglia il suo progressivo trasferimento. Oggi i figli restano a lungo nel nido genitoriale, ma se due venticinquenni vanno a convivere, in fondo, mostrano un desiderio di indipendenza da rivalutare.
Da qualche giorno Princi parla a tal Valerio Rispoli, spacciatore appena maggiorenne, di un affare all’orizzonte: aveva dei “clientoni” in cerca di circa 15 chili di “erba” con 70.000 euro da investire. Rispoli (chiamiamolo anche Valerio 2) si rivolge Del Grosso (Valerio 1), gente di quartiere.
Del Grosso si mette in contatto con il ventiduenne Marcello De Propris, “piccola testa di spaccio” come lui stesso si definisce, di stanza a Tor Sapienza, specializzato in cocaina, ma (dice) in contatto con grossisti di peso, e gli chiede se può disporre di tale quantità. Marcello assicura di poterla trovare. Attenzione: secondo un fonte di Polizia (udienza 12 ottobre 2020 – intercettazioni) i due non erano né in amicizia né in confidenza, prima d’allora. In generale, un po’ tutti avevano i numeri di telefono di tutti, non sempre è chiaro a che titolo: per esempio, Federico Sacchi avrebbe avuto il contatto di Marcello.
De Propris, in pessimi rapporti con la madre problematica, dal 2018 vive con Barbara, sorella del padre Armando, pluripregiudicato tossicodipendente; in casa e alla fidanzata Dalila racconta di fare lavoretti, ma tutti sanno che “impiccia”. Non sembra un tipo che scherza, ma avrebbe accettato, sulla parola, di muovere i boss della piazza romana, allertare il cosiddetto “trasportino”, imballare la “merce”, tutto sulla promessa di decine di migliaia di euro di cui non si era visto nemmeno un acconto, ammesso in quell’ambiente se ne accettino; non bastasse, cede al novellino Del Grosso una pistola che scotta, con la promessa di smezzare il guadagno in un secondo tempo. E’ zia Barbara a trovare l’arma mentre riordina i cassetti e si inquieta, non solo per sé, ma anche per suo figlio e il suo compagno conviventi; fa una scenata al nipote, che promette di liberarsi della pistola il giorno dopo, invece la infila in un deposito attrezzi in giardino e tenta di piazzarla in giro, finché appunto la accetterà Del Grosso.
Non solo le versioni dei due ragazzi divergono e traballano, ma nemmeno la requisitoria del PM ha ben esplicitato il punto: si viaggia di supposizioni. Secondo Marcello, Valerio 1 aveva pensato a rapinare i 70.000 e Marcello se n’era risentito, visto che la “roba” era già arrivata; Del Grosso ribatte di averci pensato perché l’erba tardava ad arrivare, magari vendendo l’arma, per recuperare qualche soldo, agli stessi che volevano comprare l’erba (tanto non se ne intendevano); sa, da una soffiata, che il denaro è affidato a una ragazza biondina con zaino. Ora, è incomprendibile come Del Grosso potesse pensare di “fregare” gente che nemmeno conosceva, poiché tutto era partito da Princi, che si interfacciava solo con Valerio Rispoli. A un certo punto le testimonianze cozzano clamorosamente: De Propris dice di aver proposto di vendere anche un po’ di cocaina ( non richiesta) perché con il fumo, ai prezzi di piazza anche tirati al massimo, non si arrivava a 70.000, ma solo a 63.000 circa.
Eccoci al 22 ottobre. Appuntamento a tre a Tor Sapienza, in piazza Coleman, tra Del Grosso, Marcello De Propris e Valerio Rispoli, il quale suggerisce di acquistare la sostanza più economica, che permette un maggior ricarico; Marcello fornisce due campioni di sostanza. Durante questo meeting, Valerio 1 si sarebbe appartato con Marcello, per turlupinare Valerio 2, che li lascia confabulare, ignaro che i due starebbero orchestrando una truffa ai suoi danni, dicendo a lui un prezzo, ma concordandone di fatto un altro da riferire ai committenti; e si tratta di un prezzo molto alto rispetto alla media di mercato. A noi hanno mostrato pochi frame di quell’episodio, ma i difensori di Del Grosso hanno ribattuto che le riprese erano ben più lunghe, dal momento che Marcello era già sotto indagine per i suoi traffici, e nessuno si appartò mai. D’altronde, osserviamo noi, il Rispoli, benché più giovane di tutti, appare quello più smaliziato, non proprio il genere da intortare.

Marcello De Propris, Rispoli e Del Grosso ripresi in piazza Coleman il 22 ottobre 2019
Come che sia, ripartono i due Valerio verso l’Appio Latino, per consentire l’assaggio a Princi, ma non risulta che questi e Del Grosso si siano mai incontrati, salvo la testimonianza di un altro coinvolto che vedremo, Simone Piromalli.
Qui subentrerebbe il colpo di scena, perché Giovanni si presenta con un ragazzo e una ragazza. Rispoli in aula si fa cavare le parole con le pinze; sostiene di poter riconoscere nei due, con quasi certezza, Luca e Nastia; sempre dosando le parole, li indica nella coppia che avrebbe poi veduto anche la sera del 23 ottobre al momento del previsto scambio erba/denaro, più dubbioso su di lei, che da rossa come l’aveva vista, sui giornali compare bionda; però ne rammenta la voce “leggera”, anche se si sono detti solo ciao. Non abbiamo colto con precisione nemmeno quando Rispoli e Princi si sarebbero materialmente conosciuti da soli, come facessero a riconoscersi, se non magari via foto.
Il test di bontà a cura di Princi dovrebbe essere andato a buon fine e si fissa lo scambio per il 23 pomeriggio, che poi slitta alla sera.
Il 23 ottobre inizia con il turno di lavoro per Valerio Del Grosso, che però è irrequieto. In aula sosterrà di essere stato preda di uso eccessivo di psicofarmaci e cannabis, nonché in cura da uno psichiatra; stacca anzitempo accusando un malessere.
Volgiamo allora lo sguardo a Nastia. A una data ora è libera dall’impegno di baby sitter; accompagnata dal cagnolino va a prendere il fidanzato con la sua Peugeot gialla, e via in direzione John Cabot. Stando alla sua versione, erano andati lì a “guardare” Federico Sacchi, che per la prima volta vedevano con una ragazza.
E’ una motivazione curiosa, confermata però da un amico, Nicholas, che da qualche mese vive a Barcellona. Secondo lui Luca era molto protettivo verso Federico e vigilava sulle sue mosse; ne dà un ritratto di giovane timido e riservato, un po’ in contrasto con papà Sacchi, che ha descritto il figlio abbastanza caciarone.
Nicholas diventa laconico riguardo all’attaccamento tra Luca e Princi, ammettendo solo che quest’ultimo non gli piaceva e, anche prima di trasferirsi all’estero, aveva preso le distanze da quel giro di persone nullafacenti. In realtà Princi, anche se si mostrava taccagno nelle spese comuni, sembra non aver avuto problemi economici grazie alle disponibilità dei genitori, potendosi permettere di integrare le laute paghette con qualche lavoretto di rappresentanza di prodotti fitness e lezioncine di arti marziali. In pratica, non si può affermare che Giovanni fosse chissà che grosso trafficante, fino a quella sera, in cui se ne vien fuori con una richiesta di erba in stile Woodstock.
Qui è d’obbligo registrare qualche incongruenza aggiuntiva. Il gruppo Luca/Nastia e Giovanni/Clementina pare non frequenti più molto il John Cabot, dopo il cambio di gestione, e si orienti su altri locali. Papà Sacchi nega che il figlio grande vegliasse sul piccolo, smentendo non solo Nastia, ma anche Nicholas; afferma che Federico era uscito in auto senza specificare la sua meta, mentre Luca era a piedi. Dunque, nessuno in teoria sapeva dove sarebbe andato l’altro anche se, alla fine, li ritroviamo tutti lì. Federico conferma essere stata una decisione presa all’ultimo con la sua comitiva; vicino al Cabot vede Princi e va a salutarlo, ricevendo una strana risposta: “ non sono qui per svago”. D’altro canto l’amico di Luca, Domenico Munoz, il 6 dicembre 2019, avrà a dichiarare di aver percepito “qualcosa di poco lecito” organizzato tra Luca, Nastia, Princi e altri due.
C’è un ulteriore problema, però. Luca Sacchi quel giorno non stava troppo bene. Come capita ai culturisti, in allenamento aveva esagerato con gli squat, procurandosi un qualche serio problema alla schiena. Il padre indica come data dell’infortunio il 20, che era domenica. Alfonso racconterà di aver praticato al figlio una puntura di antidolorifico al giorno e che il giovane non era ancora in forma, tanto da aver rinunciato al collaudo di un nuovo scooter e di aver bisogno delle stampelle, rinunciando a uscire. Lui e la moglie hanno dedotto che si fosse deciso a farlo dopo una telefonata di Nastia, di cui noi non abbiamo trovato traccia nei report, e si sia mosso a piedi; tempo stimato per arrivare al pub, non meno di mezz’ora se si cammina normalmente, di più nelle condizioni di Luca. Nastia ha ricordato che Luca a piedi non si muoveva mai, figuriamoci in quelle condizioni, infatti andò lei a prenderlo a casa.
Nastia racconta: prima si accomodano su una panchina Luca e l’amico Munoz, mentre lei, zaino in spalla, gironzola col cane; Munoz va a bere a una fontanella, poi torna per fumare. La Kylemnick maledice la fatalità, quando sostiene che, non fosse stato per Munoz che fumava, loro due sarebbero entrati nel pub e nulla sarebbe successo: ma appare una semplificazione. Lei va a comprare al pub due bottigliette d’acqua, ma per chi? Il gestore non la ricorda. Diranno che era una scusa per accordarsi con Princi. Una telecamera del vicino negozio di tatuaggi inquadra Giovanni, Valerio Rispoli e Simone Piromalli mentre sostano sul marciapiede: i primi due chiacchierano, il terzo cammina loro intorno. Gli ultimi due confermeranno agli inquirenti di aver visto i soldi, “tanti”: ma come potevano quantificarli esattamente? In particolare Piromalli: “Ho visto estrarre una mazzetta di soldi dallo zaino rosa che portava Anastasiya, ma non ricordo chi abbia fatto il gesto“. Piromalli è descritto come amico di Luca, ma sta facendo comunella con Rispoli, con cui in teoria ha meno a che fare: disse che per rifornirsi di fumo si recava in zona Rebibbia. C’è una sfumatura che può interessare: in effetti, come potevano del Grosso e il futuro complice Paolo Pirino essere certi di trovare la ragazza con zaino pronta sul marciapiede, per farsi scippare? Chi ha monitorato e riferito? Piromalli?
Nastia, sempre parole sue, poggia lo zainetto rosa per terra e si distanzia di un paio di metri; Princi prende la sacca, infilandoci un sacchetto tipo quelli per il pane, dove, le comunica, avrebbe collocato dei soldi per un “impiccetto con la moto”; secondo Nastia, non lo ha chiesto a Luca, perché questi aveva un borsellino piccolo, non in grado di contenere il malloppetto; poco dopo Giovanni si riprende la busta color panificio, mentre lo zainetto torna sulle spalle di Nastia. Princi è dato nel pub a consumare, in compagnia di Rispoli. In quella, dov’è Luca? Sempre vicino a Nastia, di logica, in via Mommsen, lungo il parco della Caffarella.
In quel frangente di secondi, avviene tutto: Nastia avverte una pressione sul collo e sente una voce intimarle di mollare lo zaino, lei obbedisce inginocchiandosi; si ode un botto, Luca è a terra; lei cerca di soccorrerlo mettendo una mano sotto la nuca del fidanzato, da cui sgorga copiosamente sangue; arriva l’ambulanza, dove la ragazza non può salire perché nel frattempo la Polizia la trattiene per farle le prime domande; poi arriverà un’ambulanza anche per lei. Princi e Clementina verranno accompagnati all’ospedale San Giovanni da Federico Sacchi, che guida la Panda dei genitori. Viene accettata la versione secondo cui Princi ha visto il parapiglia dalla finestra del pub: ma le telecamere lo hanno inquadrato con gli altri due sul marciapiede. Attenzione: per come ce la mostrano, questa è più o meno la situazione dalle 23 fino alle 23.01.05. Rispoli è quello con il marsupio a tracolla, Princi con gli abiti più scuri è di spalle, Piromalli muove qualche passo. Alle 23.01.48 circa Piromalli è già fuori inquadratura.

Poi il video salta fino a 23.02.25.

Gli altri due odono evidentemente lo sparo e vediamo Princi correre verso il punto da cui proviene il rumore: sembra quindi che Giovanni non fosse dentro il pub, ma fuori. Rispoli scapperà verso destra mollando il giacchetto, che tornerà a recuperare.
Torniamo ora a Valerio Del Grosso che, da bravo padre, quel pomeriggio prende il piccolo Cristiano, di sei mesi, e lo porta all’inaugurazione di un parco giochi “Ocean Park”, in zona Castelverde, aperto dalla compagna del suo amico Paolo Pirino. Paolo è figlio di un maresciallo e di un’impiegata all’ospedale militare del Celio, fa il pusher e ha precedenti per rapina e porto di coltello; tiene molto all’avvio di questa attività ludica e lì troverà anche il figlio della sua donna, che considera come suo. Dobbiamo precisare che “Un giorno in pretura” mostra la locandina del party di apertura con la data del 12 ottobre, non il 23.
Tutto procede per il meglio, ma forse anche no, perché i due paparini, dall’analisi dei tabulati, più che occuparsi di biberon e giochetti, trascorrono il tempo in frenetiche comunicazioni telefoniche e messaggistiche; lasciati i bambini, si danno ad andirivieni con la Smart Forfour bianca e nera di Pirino, noleggiata con la carta di credito della madre. Del Grosso coopta Pirino per “compagnia”, nel business con Princi, offrendogli 500 euro per il disturbo; tempesta De Propris di chiamate e litiga con i genitori, che lo vedevano stressato e non volevano facesse tardi; peraltro lui dice loro di voler andare al cinema.
Va precisato che alcuni dei soggetti coinvolti preferivano utilizzare la app “Signal” al posto di Whatsapp, forse perché meno esposta alle rilevazioni, mentre Del Grosso parla dei superati sms; e che alcuni sembravano conoscere la telefonia criptata, per sfuggire ai radar dei ripetitori, ma solo uno ci riusciva regolarmente: Princi: e per questo, incredibile nel 2019, la maggior parte delle sue conversazioni con chiunque resta sconosciuta. Non solo, pare che tutti cercassero di sapere il misterioso cognome di Giovanni e ne girasse uno falso: Bushito.
Sono le 21. Valerio 1 (Del Grosso) e Pirino si incontrano con Piromalli e Valerio 2 ( Rispoli) a Casal Monastero e concordano: i primi due devono acquisire il carico ( non ancora pronto), i secondi vanno verso la fermata metro Colli Albani, dove Rispoli dovrebbe vedere Princi.
Piromalli, sedicente universitario di economia con scarsa proprietà di linguaggio, si è definito soltanto autista dello spatentato Rispoli: che però guida il motorino e non si capisce perché non lo usi per le sue incursioni, sarebbe ben più comodo.
Simone cambia di ruolo, e posizione giudiziaria, in corsa: nel suo stesso racconto, da autista si aumenta di qualifica, attesta il denaro nello zaino insieme a Valerio 2 e informerebbe Del Grosso sulle fattezze della ragazza da scippare ( ma i tempi e i modi sono poco chiari); in udienza sbaglia tutti i riscontri ai suoi verbali del 2019.
Infatti la sua deposizione, nella certezza di non essere incriminato, fu sconnessa e in palese contraddizione con le sue dichiarazioni a verbale nell’immediatezza: per lui Rispoli era solo uno studente che aveva bisogno di un passaggio; non aveva mai visto Princi fino a quella sera; non è vero che gli avevano promesso dei soldi, magari sperava che Del Grosso gli pagasse un aperitivo; forse Nastia ha toccato i soldi, forse no; ha visto vagamente delle mazzette; Valerio 1 e 2 hanno discusso con Princi (ma quando si erano conosciuti Del Grosso e Princi?); Princi esortò lui e Rispoli a dileguarsi dopo la sparatoria…Del Grosso lo chiamò e lui non rispose (ma non risultano contatti nell’ora indicata)…Del Grosso di mattina lo raggiunse a casa per restituire una tuta…con lui Valerio 1 subito parlò dell’accaduto, “un macello” e lo abbracciò…talvolta a lui regalavano gli stupefacenti…non sa dire come quando ha conosciuto chi, è tutto liquido… E spesso, invece di dire Rispoli, dice Ladispoli.
Siamo costernati, e non per la prima volta, dalle assolute contraddittorietà di certi supertestimoni. Simone fu coinvolto anche in indagini su corse clandestine:”…all’altezza del bar-ristorante Lo zio d’America una delle due vetture, una Fiat 500, sbatte contro un’Alfa Romeo Mito parcheggiata a bordo strada. L’impatto è violentissimo, tanto che l’auto tamponata viene spinta contro quella ferma davanti a lei e quest’ultima a sua volta finisce su quella ancora davanti. Incredibilmente illeso il conducente della 500. Il botto richiama in strada tante persone e la scena delle auto sventrate fa pensare al peggio. Ma fortunatamente le uniche conseguenze significative si limitano alla frattura del coccige per la donna seduta in una delle auto parcheggiate. Arriva anche la polizia municipale che identifica Simone Piromalli come colui che era alla guida della 500 (e secondo alcuni testimoni avrebbe provato a ripartire per allontanarsi)…” – corriere.it – 12 novembre 2020
Egli dunque venne elevato a teste privilegiato, perciò non indagato, fatto che solleverà polemiche tra i difensori degli imputati. La presidente annunciò una seconda convocazione, che non risulta avvenuta. Non possiamo infierire su questa controversa figura. Il 6 maggio 2021 il ragazzo è in scooter con la sua ragazza sul raccordo anulare: in uno scontro con un carro attrezzi entrambi perdono la vita. Le sue contrastanti verità sono sigillate così.
Andiamo avanti. Nel frattempo Valerio 1, Del Grosso, comunica a Pirino l’idea della rapina sostituiva dello scambio con droga. Pirino dapprima bolla l’idea come una balordaggine: ma la cifra, sia pure da dividere in due, lo ingolosisce e i due trovano l’accordo. Valerio riceve la pistola da De Propris. Paolo, dal canto suo, ha con sé una mazza tipo baseball di latta, che compra dai cinesi, e si porta quando spaccia, in caso di acquirenti sbalestrati. La coppia, forse in perlustrazione, passa con l’auto in un punto coperto dalle telecamere del negozio di tatuaggi che ha inquadrato gli altri prima. Qui l’azione diventa concitata e in parte tuttora inspiegata. Ad agire deve essere Pirino, perché meno conosciuto in zona. La motivazione non ha convinto perché, si dice, al buio e magari incappucciato, Valerio 1, estraneo al quartiere, poteva benissimo farcela in prima persona, invece di mandare avanti l’altro.
Sono le 11 di sera. Pirino asserisce di aver quasi solo appoggiato la clava addosso alla ragazza, per non farle troppo male; le urla di mollare lo zainetto e lei agevola la manovra ma, a quel punto, delle “ombre” lo assalgono e lui si ritrova a terra; da tale posizione avverte a sua volta l’esplosione di qualcosa, ma non ammette di aver visto alcunché, per l’oscurità, solo che istintivamente si è dileguato, piegato in due dietro la fila di auto, montando in macchina, vuota col motore acceso, dove viene raggiunto dal complice Valerio 1 e lo investe di contumelie: non sapeva dell’arma e questo lo fa imbufalire. Secondo un testimone, Del Grosso ha sparato in bella mostra sulle strisce pedonali; lui dichiara di averlo fatto perché vedeva l’amico in difficoltà, ma impugnava il revolver a scopo intimidatorio, il colpo gli è scappato inciampando all’indietro. Solo Munoz, in quel momento impegnato al telefono, dirà che Luca aveva spinto a terra il ragazzo col bastone. Però l’interessato se l’è data a gambe senza problemi. Un passante, Tommaso Canessa, riferirà di aver visto tre ragazzi discutere animatamente.
La PM in requisitoria parla invece di una prova di coraggio di Del Grosso per accreditarsi nel mondo malavitoso, visto che lo zaino era già nelle mani di Pirino. Non è una tesi così granitica. Valerio 1 non apparteneva a quell’ambiente, a meno di non ipotizzare a gruppi criminali in attesa di reclutarlo.
Pirino riparte, mentre Del Grosso svuota lo zaino sul tappetino, trovandovi solo gli ammennicoli di Nastia; fanno sosta in un punto che Pirino dice di non conoscere, onde consentire a Valerio di entrare in qualche posto per disfarsi della rivoltella, Paolo getta via la mazza.
E dopo?
Valerio 1 è ancora ignaro delle conseguenze del suo sparo. Pirino lo accompagna dalla sua nuova fiamma/amica Giorgia D’Ambrosio, conosciuta da pochi giorni, che se lo porta in giro sulla sua 500. Lungo il tragitto lui avrebbe fatto sparire il bossolo e lo zaino della rapinata. In seguito Valerio stesso li farà ritrovare: il bossolo era in un tombino avvolto da un guanto di lattice e un fazzolettino.
Poi lei attende che lui confabuli con alcuni suoi friends, tra cui Manuel Incani, a cui pure racconta di aver fatto una cavolata, e Marcello De Propris che gli avrebbe detto circa “ coglione, non ti si può lasciare niente in mano”; ma sarà Cristian Bertoli ad avvertire casa Del Grosso della gravità del fatto, sostenendo poi di averlo saputo da Rispoli. Dopo aver battuto mezza Roma, Del Grosso si fa portare in albergo, uno dei tre in cui si rifugia ( lo conferma sua madre) quando gli gira male o deve incontrare qualcuno, usando il documento di Giorgia, un’altra che in aula parlerà col contagocce; infine le racconta l’accaduto, e lei naturalmente gli avrebbe raccomandato di confessare.
Valerio 1, non si sa in che condizioni, la mattina arriva a lavoro; confida subito al titolare quello che gli è successo, ipotizzando di fuggire in Brasile, accampa il malore, torna in hotel, ignorando gli inviti di tutti a costituirsi; ci pensano madre e un fratello a denunciarlo in commissariato; lo troveranno con un blitz, alle 14.30, mentre protesta che si sarebbe sicuramente consegnato, voleva solo abbracciare l’ultima volta il figlio.
Pirino pensa bene di restituire l’auto a nolo e prenderne un’altra, inutile accorgimento; ripara dalla nonna, che non è in casa ( i due si scambiano le rispettive abitazioni); siccome questa nonnina lascia sempre il frigo vuoto, la donna di Paolo provvede alla spesa, ma nel frattempo arrivano i poliziotti e lo beccano nascosto nel lastrico solare. Pirino insisterà che era normale per lui andare dalla nonna nei week end (ma era giovedì) e protesta di non essersi nascosto.
Poi sarà il turno dell’arresto di Marcello De Propris, che però si è già disfatto della pistola (in gergo, frullinata) e non dirà mai come e da chi. Verrà arrestato anche il padre Armando, poi prosciolto dall’accusa di aver fornito l’arma.
Questo magnifico spaccato della nuova “Roma violenta” ha avuto il suo finale giudiziario, il cui percorso è troppo articolato e sconnesso per descriverlo in ulteriore dettaglio.
Riassumiamo dalle ultime sentenze arrivate alla fine del 2024:
“I giudici della Corte di Assise d’Appello di Roma hanno condannato a 24 anni Paolo Pirino e a 25 anni Marcello De Propris per l’omicidio di Luca Sacchi…Al termine del processo di appello bis i giudici hanno confermato la pena di 3 anni per la fidanzata di Sacchi, Anastasiya Kylemnyk, condannata per violazione della legge sugli stupefacenti. Con la sentenza della Cassazione dello scorso 16 maggio invece è già diventata definitiva la condanna a 27 anni per Valerio Del Grosso, autore materiale dell’omicidio… Al processo di appello bis si è arrivati dopo che i supremi giudici avevano disposto un nuovo giudizio per aumentare la pena a Pirino, presente sul luogo del delitto con Del Grosso, e a De Propris, accusato di aver fornito l’arma con cui è stato ucciso Sacchi. Per Pirino e De Propris le condanne in secondo grado erano scese da 25 anni a 14 anni e 8 mesi…”
Delle sentenze, soprattutto di quella comminata al reo confesso Valerio Del Grosso, si dicono soddisfatti, almeno dal punto di vista giudiziario, i coniugi Sacchi e tanto potrebbe bastare. Tuttavia l’ascolto delle interminabili udienze, la lettura delle ordinanze disponibili e alcune notizie sopraggiunte possono frastornare.
Per cominciare la voce di Giovanni Princi, indicato come il dominus del movimento di scambio droga/euro, non è entrata in aula. Stralciata la sua posizione, patteggiata la pena di quattro anni relativa ai reati per stupefacenti, non ci è stato nemmeno letto un suo verbale, una SIT dei giorni successivi al delitto: eppure egli avrebbe potuto spiegare, quantomeno dal suo punto di vista, alcune circostanze di quella serata in cui ha trovato la morte un amico che lo adorava. Sarà previsto così dalle regole, ma sembra di stare a un tavolo col convitato di pietra.
Egli, secondo le cronache a caldo, sparì nell’immediato, per ricomparire all’ospedale, preoccupandosi subito di farsi dare da Nastia le chiavi della sua auto con la motivazione di spostarla dalle strisce; l’accusa al processo dirà che voleva rimuovere qualcosa di scottante, ma lui non c’è e non spiega, e i rilievi non serviranno. Lo aveva trasportato Marco Lico, amico di Luca, che sostiene di aver atteso in auto, guardando lo smartphone, che Princi avesse finito le sue cose, senza aver notato nulla, perché l’altro lo aveva fatto sostare in un certo punto ed era rimasto fuori dal suo campo visivo. Poi, secondo un parente dei Sacchi, Giovanni, saputo del decesso, avrebbe detto, più o meno: “Visto che è morto, vado a farmi un panino e una birra, ho fame”.
Si legge che in seguito Princi avrebbe infranto le norme dei domiciliari, senza peraltro particolari conseguenze; e che ci sarebbe stata una coda della vicenda a suo carico, nell’ambito di un’indagine anti droga. I media, ne citiamo uno a caso, hanno trattato la vicenda ricordando il caso in questo modo:
“…A organizzare l’incontro finito male era stato proprio Princi, pedinato dai carabinieri, che avevano anche scoperto il ruolo di Sacchi, ovvero il suo guardaspalle. I due furono identificati da una pattuglia dell’Arma l’11 ottobre 2019 dopo che proprio Princi si era accordato sulla piattaforma di messaggistica Wickr per l’acquisto di droga. Quel controllo da parte dei carabinieri avrebbe fatto saltare l’affare, spingendo così il pusher a rivolgersi a spacciatori di San Basilio per comprarla lo stesso – 15mila euro per 70 chili di droga -, ma all’appuntamento Sacchi rimase ucciso…” – Corriere.it – 12 aprile 2023
Commenti in rete e alcune dichiarazioni farebbero pensare che lo sfortunato Sacchi, senza mai essere coinvolto in traffici né in uso di sostanze (confermato dall’autopsia), fungeva da bodyguard dell’amico, grazie alla sua prestanza.
In requisitoria si ascolta che Giovanni, a caldo, avrebbe attribuito l’omicidio di Luca a una vendetta trasversale nei confronti dei genitori.
Secondo i Sacchi, Nastia in ospedale venne refertata per il trauma emotivo, ma non avrebbe accusato colpi o lesioni: è stata attinta dalla mazzata o no?
Abbiamo poi il problema della pistola, pare calibro 38, dei proiettili e dei 70.000 euro: non è stato trovato niente.
Si addensano insolubili interrogativi, resi ancor più angosciosi dal fatto che siamo totalmente ignoranti di quei mondi e delle loro dinamiche.
Partiamo dall’impostazione della prima ordinanza
“DEL GROSSO e PIRINO, abitanti nel quartiere di San Basilio, erano giunti la sera del 23 ottobre nella zona del Tuscolano per vendere stupefacente del tipo marijuana (il PIROMALLI, come si ricorderà, ha dichiarato di avere sentito DEL GROSSO e PRINCI discutere della vendita di “erba”);
l’accordo per la cessione era stato raggiunto da Valerio DEL GROSSO (come parte venditrice) e Alessandro PRINCI (parte acquirente); dopo un contatto tra i due, DEL GROSSO aveva inviato in avanscoperta RISPOLI e PIROMALLI, con il compito di verificare se gli acquirenti avessero con sé il denaro necessario all’acquisto della partita di stupefacente richiesta, ciò che porta alla logica conseguenza che la trattativa vertesse su una partita di quantità ingente;
i due incontravano nel pub John Cabot Alessandro PRINCI, che era in compagnia di tre ragazzi e una ragazza; quest’ultima insieme al PRINCI mostrava a RISPOLI e PIROMALLI, nonché al DEL GROSSO giunto poco dopo, il contenuto di uno zaino che aveva con sé, costituito da diverse mazzette di banconote da 20 e 50 euro; la KYLEMNYK ha dunque un ruolo centrale nell’acquisto dello stupefacente;
Il DEL GROSSO, che era insieme a PIRINO, constatata la solvibilità degli acquirenti, si allontanava per prendere lo stupefacente mentre PRINCI rimaneva ad attendere nel pub insieme a RISPOLI e PIROMALLI; la ragazza era invece all’esterno del pub insieme a Luca SACCHI ed al comune amico Domenico Costanzo MARINO MUNOZ;
poco dopo DEL GROSSO e PIRINO facevano ritorno sul luogo dell’appuntamento ma, anziché consegnare lo stupefacente come concordato, aggredivano la donna tentando di farsi consegnare lo zaino che sapevano contenere la rilevante somma di denaro poco prima loro mostrata; a fronte della reazione del di lei fidanzato sparavano a quest’ultimo uccidendolo.”
Piromalli, in realtà, pure su questo si era contraddetto, dicendo alla fine che aveva intuito, non sentito di cosa gli altri parlassero.
Il problema di come abbia fatto Del Grosso a colpire la vittima è ancora parzialmente irrisolto. Luca era alto 1.81, più i circa dieci centimetri di marciapiede. Il piccolo Valerio 1 puntò mentre Luca si accapigliava con Pirino? Avrebbe rischiato di prendere anche quest’ultimo e restare senza complice. Occorre immaginare che la vittima fosse abbassata o piegata dopo la rissa con Pirino, ma solo il teste Alessandro Gennarini lo sostiene, peraltro poco creduto.
Valerio 1 mirava in alto? Non sembra, anche un testimone oculare ha parlato di braccio teso perpendicolarmente. Era buio e di mezzo c’erano anche auto parcheggiate.
Chi testimonia l’esistenza di fasci di banconote? Rispoli e Piromalli, ma vagamente. Mazzette di soldi per un totale di 70.000 euro entrano a stento in un piccolo zaino, soprattutto se c’erano anche quelle da 20, come sostiene Rispoli; inoltre, a parte il primo strato, sotto potrebbe esserci stata carta straccia: questo non sembra affatto un controllo professionale, fatto in mezzo alla strada, poi.
Ci chiediamo anche se il povero Luca, sofferente, avesse tutta quella voglia di stare in piedi fuori dal pub, come l’hanno descritto e, dopo aver ricevuto lui pure un colpo in faccia, conservasse l’energia per slanciarsi aggressivamente su Pirino; la stessa Kylemnyk ha affermato di aver creduto fosse caduto a terra per il dolore alla schiena; Pirino non dirà mai di aver lottato proprio con Luca. Invece sempre Alessandro Gennarini, che si stava dirigendo al pub, descriverà la mazza calata addosso a Luca, che sarebbe caduto a terra per questi colpi: quindi non si capisce dove mai Del Grosso avrebbe potuto mirare, visto che ha sostenuto di aver puntato dritto ma, per l’inciampo, il colpo sarebbe finito più in alto.
Del Grosso aveva i suoi problemi, probabilmente anche un certo bisogno di soldi per quel figlioletto precocemente presentatosi, ma nessuna esperienza nel crimine, Pirino invece era già alquanto navigato: come poteva questi pensare di sottrarre una cifra simile ai narcotrafficanti da una parte, a clienti danarosi dall’altra, senza subire gravi conseguenze, finanche un regolamento di conti a rischio della vita?
Veniamo ora a Marcello De Propris. Il barbuto pusher, incensurato fino a quel momento, assicura che i suoi fornitori si fidavano sulla parola e anche un poliziotto confermerà che egli non vendeva a sbandati di strada, ma era specializzato nel servizio porta a porta tramite gente fidata; afferma di essersi ritrovato la pistola come compenso a un credito di droga per 700 euro, ma di essersi informato in rete sul valore effettivo, ben più alto.
Nella nostra sconoscenza della strada, ingenuamente pensavamo che i crediti in quel mondo non si concedessero mai; ricordiamo un motivo simile accampato da Donato Bilancia, che si sarebbe ritrovato l’arma in pagamento di un credito di gioco, e stentiamo a crederci in entrambi i casi. Occorre essere certi del valore e della smerciabilità di un oggetto, per accettarlo al posto del denaro. Se Bilancia si inventò che la prese perché aveva già in mente una carriera da killer, Marcello invece la cede a un novellino, istruendolo su come rivenderla con l’aggiunta delle pallottole a parte; peccato non sappia ( o non voglia) dirci nemmeno il modello: che fosse a tamburo è dichiarato solo da sua zia che se l’era ritrovata in casa, frugando guarda caso per la prima volta nelle cose del nipote. Ovviamente De Propris sostiene fosse scarica, Del Grosso dice il contrario. In effetti, quando questi avrebbe avuto il tempo, e trovato il modo, di sera, per procurarsi i proiettili?
Valerio 1 non aveva mai preso in mano una pistola, ma secondo l’accusa, da lui confermata, non avrebbe esitato a farsene consegnare una e ad usarla con una perizia inaspettata: chi, da inesperto, la terrebbe in mano con tutte le pallottole nel caricatore, così, da un giorno all’altro? E dopo il fatto, sarebbe in grado pure di smontarla per nasconderne i pezzi in giro?
Veniamo alla partita di marijuana. Il quantitativo richiesto appare spropositato, ammissibile solo se la compravendita avviene tra soggetti che si conoscono. Nel nostro caso invece sarebbe andata così: Princi, che non è in particolari rapporti con Valerio Rispoli, tramite terzi riesce a contattarlo annunciando di avere una richiesta considerevole da parte di misteriosi acquirenti; Rispoli, che ha un mare di contatti nell’ambiente, avrebbe pensato giusto giusto al neofita e inaffidabile Del Grosso, quando poteva tenersi l’affare per sé, visto che, secondo calcoli riferiti, e da lui stesso effettuati, si profilava una cresta di qualche migliaio di euro. Per non parlare dei 70.000, che infine sono risultati non esistere, perché il calcolo dei chili per il prezzo massimo di 4200 al chilo, dato per buono da tutti, portava a circa 63.000. Sia chiaro: la cifra di 70.000 esce inopinatamente, perché l’ammontare necessario era inferiore, sarebbe stato Princi a dire che i suoi committenti erano disposti a sborsarla: ma, di fronte alla prospettiva di doverne solo 63.000, questi fantasmatici avrebbero lasciato 7000 di mancia? O accettato una pistola, di valore sconosciuto, indicato in 1700 euro solo da Marcello, così, per buon peso? Oppure di prendersi della cocaina che non avevano richiesto, come ha lasciato intendere De Propris? E’ assurdo. La presidente in primo grado ha detto: “state tutti scaricando Del Grosso”.
Del Grosso viene condannato sul presupposto di aver programmato la rapina e messo in conto di sparare per uccidere, soprattutto per via di un passaggio telefonico con De Propris a cui avrebbe detto “sto a sbroccà, vojo fa’ un casino”; di stare con un amico (Pirino) da lui definito “bello fulminato”, interpretato come uno disposto a tutto, aggiungendo “ nun poi capì quanti so’ ”, ritenuto un riferimento ai soldi, mentre Marcello, pensando alludesse alla gente nei dintorni, rispondeva ridendo “te stai a cagà sotto”; questo sfottò peserà particolarmente nella condanna di De Propris. Ma noi nemmeno questa volta abbiamo capito, senza dubbio per nostri limiti, anche se abbiamo letto in giro analoghe perplessità.
La droga da vendere non è mai stata vista da nessuno. I soldi non sono stati trovati, solo intravisti dai “supertestimoni”. Uno è Rispoli, del cui processo per spaccio non sappiamo l’esito; di Piromalli s’è detto. La pistola, non si sa nemmeno con certezza come fosse. Del Grosso, nel buio pesto e stravolto per tutto quello che era accaduto, sarebbe riuscito a trovare il bossolo poi fatto rinvenire nel tombino: ma non era scappato subito? Qualcuno può dire di averlo visto cercare per terra, oltretutto in mezzo agli alberi della strada? Oppure ci vorrebbero dire che, siccome era una pistola a tamburo, il bossolo era ritenuto? In tal caso, si sarebbe potuto dire solo ritrovando l’arma.
Soprattutto, non arriviamo a comprendere la proprietà transitiva a giustificazione della condanna di Marcello per complicità in omicidio: si fornisce un revolver clandestino, e questo è grave, ma dell’uso che l’altro può farne, si è responsabili? Egli ha preso in giro Del Grosso dandogli del pavido, ma questo può essere interpretato come induzione al reato? Sarà. Credevamo che ogni maggiorenne fosse responsabile delle sue azioni, fino a prova contraria. E quel “sto a impacchettà” che Marcello avrebbe pronunciato, riferendosi ai pacchetti di erba? Vien fuori che forse era “ sto a annà llà”.
Parimenti il Pirino, stolido finché si vuole, di certo non ha sparato, né ci sono prove che abbia spinto a farlo.
Nastia ha ricevuto una condanna per “reati legati alla droga”, una dicitura generica passata sui media. Simpatica o meno che sia, la ragazza ha negato l’esistenza di stupefacenti e soldi: ancora una volta, è valsa la parola di Rispoli e Piromalli contro la sua, nell’assoluta assenza della testimonianza di quello che pur le sentenze riconoscono come il regista dell’operazione, Giovanni Princi. Tuttavia, quando Rispoli fa intendere che Luca Sacchi era connivente con le manovre di spaccio, improvvisamente i suoi discorsi non contano più. Né abbiamo compreso perché Nastia fosse imputata nel processo per l’omicidio del fidanzato: di cosa? Il procedimento per droga era indipendente e lei doveva comparire solo come teste.
Non è un problema se Luca esca o meno indenne nell’immagine, come hanno sostenuto i legali dei Sacchi. E’ accertato che egli girasse con il suo amico del cuore, e forse non era esattamente l’amico ideale: viene fuori proprio dalle sentenze. Alcune chat riferirebbero di conversazioni tra Luca e Giovanni, non troppo velate, su certi “programmini” futuri. E allora, il processo voleva fare luce o si preoccupava di una reputazione ambigua, che ha finito per scaricarsi tutta sulla Kylemnyk? Da parte nostra, una sola domanda è rimasta senza risposta: perché la ragazza avesse poggiato lo zaino per terra. In aula glielo hanno chiesto e lei non ha saputo rispondere. L’impressione ,che abbia voluto stendere un velo su se stessa e Luca, è rimasta.
Una vittima resta tale anche se ha sbagliato. La cittadinanza lo sa e le sentenze non sono deputate a occuparsi di reputazioni. Infine, l’unico bersaglio di tutti è diventata la dark lady Anastasiya, con una campagna violenta in cui non ha contato per nulla il tanto decantato rispetto per le donne: di certo non abbiamo un minimo indizio che lei abbia responsabilità maggiori di altri, ma moralmente ha pagato più di tutti. Lo mostrano articoli come questi, di cui omettiamo la parte sarcastica: “… volontaria del Servizio civile, dopo aver aderito al bando del 21 dicembre 2020. In quella occasione ha ottenuto come punteggio 52 e si è classificata al quarto posto della graduatoria provvisoria per “Diritti in rete – Solidarietà, inclusione e contrasto alle discriminazioni”. Lo scorso 12 marzo ha quindi sostenuto un colloquio online, ed è stata presa da Arci Solidarietà Lazio…. insegna l’italiano con un compenso di 439 euro mensili, come volontaria del Servizio civile universale. Ilgiornale 29 maggio 2021
La ragazza, già prima della tragedia, aveva svolto un corso presso la Croce Rossa. Sarà mica l’unica processata che si cerca un lavoro; lo hanno fatto i serial killer, ma lei no, lei non può.
E la chat tra molti di questi ragazzi, dal titolo ”Setta segreta”, con le definizioni in codice, per esempio Game boy, sicuro si riferisse solo agli stupefacenti?
Abbiamo sentito intercettazioni e visto riprese video delle ore e dei giorni precedenti al 23 ottobre: se gli inquirenti stavano già controllando quei soggetti, perché nessuno è intervenuto per prevenire lo scambio e portare a casa il sequestro di un ingente quantitativo di erba? Magari riuscendo pure a incarcerare dei grossi trafficanti?
In aula le polemiche in punta di diritto tra magistrati e legali si sono sprecate: ma i giudici popolari quanta competenza hanno per valutare?
Il post tragedia si è presentato non meno penoso. I Sacchi hanno presto preso le distanze da Nastia, accusandola di non essersi presentata ai funerali di Luca; lei ribatte di essere stata messa subito sotto lente da quella famiglia e in condizione di non andare alle esequie, sentendosi additata; nega di aver condiviso con loro la decisione dell’espianto degli organi del defunto; e dovrà smentire con forza maltrattamenti da parte del patrigno, da lei considerato padre, come aveva insinuato papà Sacchi.
Valerio Del Grosso è stato accusato, almeno sui media, di aver malmenato la madre di suo figlio con tanto di condanna, ma ciò è stato ampiamente smentito, tanto che lei gli affidava spesso il bimbo: erano due ragazzini che non avevano saputo gestire la situazione, ma fa sempre buon gioco un’accusa di violenza domestica su un assassino dichiarato.
Abbiamo nuovamente assistito alla colpevolizzazione di testimoni che avevano il solo torto di passare da quel posto in quei momenti e di non ricordarsi bene eventi frenetici che li avevano comunque scossi.
Andrea Del Grosso, uno dei fratelli di Valerio 1, ha ipotizzato che in realtà siano esistiti DUE zaini: e non sembra un’ipotesi così peregrina, immaginando solo una truffa o una trappola. Voi chiederete: perché mai? Per diversi motivi. Tutto si è basato su parole, nulla di concreto è stato visto, se non vagamente e tra molti balbettamenti dei due teste “privilegiati”, Rispoli e il povero Piromalli; la pistola è una vera “arlesiana”, un oggetto romanzesco; di erba, nessuna traccia. Valerio Del Grosso ha confessato, ma non spiegato: per esempio, come un ragazzo della sua taglia abbia potuto prendere in testa il gigante buono Luca Sacchi.
Infine leggiamo:” Armando De Propris è stato arrestato dai carabinieri: era uno dei fedelissimi di Daniele Carlomosti, capo dell’organizzazione criminale sgominata questa mattina che faceva paura anche a Massimo Carminati…” Fanpage – 17 maggio 2022
E siccome ogni due articoli, ne deve uscire uno sulla favolistica banda della Magliana, di cui Carminati avrebbe fatto parte, tutti i salmi finiscono in gloria.
Carmen Gueye

