Elkann vende?

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Per chi, come noi, è nato sotto il regno degli Agnelli, questo era un cognome incastonato nella storia d’Italia, bene o male che se ne pensi.

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L’inizio delle fortune di famiglia è controverso, come accennammo nel nostro articolo https://secolo-trentino.com/2023/06/20/edoardo-agnelli-il-figlio-sbagliato-il-figlio-amato-prima-parte/, ma certamente legato alla nascente nazione italiana e alla classe politica in auge, quale che fosse. Il senatore Giovanni, nonno dell’avvocato suo omonimo conosciuto come Gianni, soleva vantarsi di cambiare giacchetta a seconda che si trovasse a Torino o a Roma.

Gianni Agnelli (1921/2003), era il secondo (il primo morì prematuramente) di sette figli di Edoardo (1892/1935, deceduto in un incidente con l’idrovolante) e di Virginia Bourbon del Monte, una sofisticatissima aristocratica e socialite, deceduta in un incidente d’auto nel 1945 (dopo, dicono, aver organizzato un incontro tra papa Pio XII e il generale nazista Karl Wolff, al fine di indurre un ritiro pacifico delle truppe tedesche dalla capitale), donna eccentrica ricordata per la silhouette a dispetto delle gravidanze, le sue foto con ghepardo, e la sua storia d’amore post vedovile con lo scrittore Curzio Malaparte, che le costò una battaglia per l’affidamento dei bambini contro il suocero ostile.

Da subito educato in stile sabaudo, corso ufficiali, praticamente eroe di guerra dopo campagne militari in Russia e in Tunisia, in fuga dopo l’8 settembre 1943, il giovane incappò, scortato da un maresciallo tedesco, in un grave incidente automobilistico che gli ridusse una gamba in pezzi.

Filoamericano e votato alla cultura anglosassone, Gianni ebbe una love story con Pamela Digby, moglie divorziata del figlio di Winston Churchill, che dovette interrompere per convolare a più opportune nozze, nel 1953, con la nobile italoamericana a due cognomi (pare sia quasi tradizione di famiglia) Marella Caracciolo di Castagneto. Alla celebrazione lo sposo si presentò ingessato dopo un nuovo incidente, che, dopo il primo, lo lascerà in condizioni di deambulazione particolari. Nacquero Edoardo, nel 1954 (cui è dedicato il citato articolo) e Margherita nel 1957, ma non cessarono le girandole amorose di lui, che ebbe una storia di un certo spessore con l’attrice Anita Ekberg e insieme a lei incontrò il suo terzo grave incidente in Costa Azzurra, pare in stato di alterazione da sostanze.

Sollevato da responsabilità aziendali fino a quarant’anni grazie alla gestione di Vittorio Valletta, Gianni dovette rimboccarsi le maniche e prendere le redini degli affari di famiglia, che comprendevano non solo il settore automobilistico, ma anche quello finanziario e assicurativo. Per quel poco che può capirne un profano egli non sempre brillò: maneggiò la IFIL,  società d’investimento di famiglia, all’insaputa del fratello Umberto e fu criticato dal grande amico segretario di stato USA Henry Kissinger (1923/2023) per i suoi contatti con paese inaffidabili e le cordate con l’URSS.

Il possesso della Juventus, anche se il presidente formale non poteva essere lui stesso, gli guadagnava simpatie, gli italiani ( e non solo) acquistavano le FIAT, lo Stato gli era amico, la sua figura glam sulle imbarcazioni (condotte da abili skipper) affascinava: e tanto, per l’immagine, poteva bastare.

Abbastanza in forma fino agli anni ottanta, l’avvocato iniziò ad accusare alcune problematiche di varia natura. Il figliolo Edoardo notoriamente si mostrava refrattario ai boarding e preferiva i viaggi esotici e i paradisi mentali; in qualche modo, complesso e riferibile anche alle sue personali distrazioni, il potere stava passando nelle mani di gruppi, conventicole e soggetti diversi; la sua salute peggiorava, fino a condurlo a un’operazione cardiaca. Il delfino dell’azienda era diventato Giovannino figlio di Umberto, ragazzo grazioso e di innata simpatia, novello sposo e quasi padre quando morì improvvisamente per un male, nel 1998: pochissimi giorni dopo, nel CDA, entrò il poco più che ventenne John Elkann (classe 1976), primo figlio (gli altri due sono Lavinia e Lapo) di Margherita e del primo marito, il giornalista Alain, proveniente da prestigiosa famiglia ebraico torinese.

Edoardo protestò vivacemente a mezzo stampa contro la decisione di insediare il nipote, a suo avviso troppo giovane, nel consesso decisionale, ma parlerà per poco: si toglierà la vita il 15 novembre 2000.

E’ della metà degli anni novanta la redazione di un suo succinto testamento di Gianni, che diventerà la sorgente di contese sull’eredità ancora in corso tra Margherita da una parte, sua madre Marella (scomparsa nel 2019) e i figli di primo letto dall’altra, al punto che la prima non sarà invitata al matrimonio del primogenito con Lavinia Borromeo. Margherita ha avuto altri cinque figli dal secondo marito, il franco/russo Serge de Pahlen, espulso da attività di famiglia.

L’era di Sergio Marchionne (1952/2018) può essere considerata l’ultimo sussulto in campo automobilistico di quella che ora è Stellantis, gestita da Exor, in mano a stranieri e con sede legale in Olanda. Le vetture italiane quasi non esistono più, comunque dissolte nel mare di produzione di quelli che appaiono ormai come scaldabagni a quattro ruote e non modelli in competizione tra progettisti di valore; la Ferrari non vince.

L’attività ora è fluida, dispersa, delocalizzata ( tendenza iniziata con le produzioni polacche e brasiliane degli anni settanta), ingegnerizzata in senso globalista. Rimangono sul tavolo la GEDI e la Juventus.

Riguardo alla seconda, Platini ha affermato, ancora di recente, che essa resterà sempre italiana (benché, a giudicare dal top management, non lo sembri affatto). E il settore dei media?

Esso sembrava saldamente attestato in mani sicure, fino alle prime cessioni di testate come l’Espresso, o di realtà locali collegate, e infine alla notizia bomba della probabile vendita a nomi greci di Repubblica e la Stampa, bastioni dell’informazione progressista, dai toni più o meno raffinati, ma schierati dalla stessa parte: solo in apparenza contrafforti, di fatto coesi sui fatti che contano, come la guerra russo/ucraina. Pare che Elkann non intenda più subire le emorragie di incassi, non compensati dalle visualizzazioni on line; secondo Carlo de Benedetti John vorrebbe sottrarsi alla giustizia italiana, che lo rincorre per contenziosi fiscali a molti zeri.

La notizia, ancora da confermare, che ha già incassato la soddisfazione di Vladimir Putin, non dovrebbe scandalizzare chi sostiene l’Europa, la globalizzazione, le risorse straniere: o che, in Italia, solo le sedie dei redattori non devono tremare?

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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