Dal punto di vista sociale, per Secolo Trentino il personaggio dell’anno non può che essere Papa Francesco. Non per una scelta simbolica o celebrativa, ma perché la sua morte, avvenuta il giorno di Pasquetta del 2025, ha rappresentato uno di quei rari passaggi storici che chiudono definitivamente un’epoca e ne inaugurano un’altra. Un evento improvviso, giunto come un fulmine a ciel sereno: solo poche ore prima, il Pontefice era apparso in Piazza San Pietro, fragile nel corpo ma pienamente presente, visibile fino all’ultimo respiro.
Con Francesco si chiude un capitolo complesso e tormentato della storia della Chiesa cattolica: un’epoca segnata da scandali profondi, fratture interne e una progressiva erosione dell’unità, le cui radici affondano almeno nel periodo successivo alla morte di Giovanni Paolo II. La lunga stagione del papa polacco aveva tenuto compatta una Chiesa globale grazie al suo carisma personale, alla forza simbolica e a una visione fortemente identitaria. La sua scomparsa lasciò un vuoto che nessuna figura successiva riuscì a colmare del tutto.
Il pontificato di Benedetto XVI, teologo raffinato e conservatore dalle intuizioni rivoluzionarie, si configurò come una fase di transizione segnata da tensioni. Furono anni di conflitti interni, pressioni geopolitiche crescenti e una Chiesa che faticava a riconoscersi in se stessa. L’abdicazione del 2013 – gesto senza precedenti nell’età moderna – aprì uno scenario inedito: due papi viventi, una comunità spiazzata, un’autorità papale che apparve improvvisamente vulnerabile.
È in questo contesto di fragilità che si inserisce il papato di Francesco. Iniziato sotto il segno di un’austerità sobria e di una semplicità volutamente accentuata – tratti che molti non compresero e che altri interpretarono come rottura eccessiva con la tradizione –, il Pontefice argentino ha fin da subito attirato contestazioni da settori del mondo cattolico. Critiche dure, talvolta feroci, che non hanno mai accettato pienamente la sua legittimità e che non si sono placate nemmeno dopo la morte di Benedetto XVI nel 2022.
Tuttavia, a differenza del predecessore, Francesco ha compiuto una scelta radicale e coerente: rimanere Papa fino alla fine, senza alcun passo indietro o rinuncia. Ha abitato il ruolo petrino fino all’ultimo giorno, esibendo senza filtri la propria fragilità fisica, il peso dell’età avanzata e la fatica quotidiana. È apparso in pubblico persino quando il corpo già cedeva, quasi a testimoniare che l’autorità non risiede nella forza esteriore, ma nella responsabilità assunta sino in fondo.
Forse è questo il lascito più profondo e duraturo del suo pontificato. Lascia certamente una Chiesa ancora attraversata da divisioni profonde, ma anche un’istituzione che, dopo di lui, non potrà più tollerare ambiguità sull’autorevolezza del Pontefice. Francesco ha chiuso una stagione di incertezze, sospetti e dualismi, rimettendo al centro la figura del Papa come riferimento ultimo e indiscusso, nonostante tutto.
Per questo Secolo Trentino lo elegge personaggio dell’anno dal punto di vista sociale. Non per ciò che ha unito o diviso, ma per ciò che ha concluso con chiarezza. Francesco incarna la fine di un’epoca e, al tempo stesso, l’urgenza di una ripartenza. Una Chiesa ora chiamata a ritrovare forza, chiarezza e unità attorno a un Pontefice la cui legittimazione non possa più essere messa in discussione.

