La Somalia è una delle regioni più povere del pianeta. Terra senza legge e senza governo, dominata dalla carestia, dai gruppi terroristici islamici e dai pirati. Sulla costa somala, in prossimità di alcuni villaggi di pescatori, le onde riversano quotidianamente a riva grossi bidoni di ferro (contenenti molto probabilmente sostanze tossiche o radioattive). Questo è possibile perché le coste somale non sono sorvegliate dalla guardia costiera, e chiunque può gettare ciò che vuole.

Con l’arrivo dei bidoni sono sorte molte malattie (diarrea, infezione agli occhi, problemi alla pelle, difficoltà a respirare). Lungo la costa se ne possono trovare centinaia di bidoni arenati, alcuni chiusi ed altri rotti che hanno riversato il loro contenuto in mare. Questi barili non hanno segni identificativi, e nessuno li ha mai aperti per paura che possano uccidere.

A Merca, capitale dei pirati somali, la pirateria è l’unica attività economica. L’inquinamento di questi rifiuti tossici ha sterminato tutti i pesci, abbandonando cosi i pescatori al loro destino. Alcuni sono rimasti disoccupati, altri si sono dati alla pirateria, appropriandosi delle grandi navi che solcano l’oceano.

Pare che i residui di un governo somalo esistano, a Mogadiscio. La città è divisa in due: a nord gli Al-Shabaab (cellula somala di Al Qaeda), mentre il sud è in mano ad alcune milizie che svolgono funzioni di governo. La città appare come una carcassa colpita da vent’anni di combattimenti. È rimasta solo una strada principale che collega il centro con l’aeroporto (spesso vittima di attacchi terroristici di Al Qaeda).

Ogni automobile è sospetta. L’unica area sicura è un bunker chiamato Villa Somalia, dove si è ritirato quel che ne resta del governo somalo, con l’obbligo di non poter mai uscire.  All’unico ospedale di Mogadiscio le tante vittime della guerra si sommano a bambini nati con malformazioni congenite (mutazioni tipiche da esposizione a sostanze inquinanti) e negli ultimi vent’anni l’incidenza alle malformazioni è triplicata.

Iniziata allo scoppio della guerra, questa misteriosa epidemia di malformazioni genetiche ha provocato molta paura nel paese. La giornalista italiana Ilaria Alpi per aver indagato sulle cause di questo fenomeno ha pagato con la vita. La sua morte ha scosso il nostro paese, e i motivi della sua morte rimangono ancora un mistero. La scorsa settimana la madre si è spenta senza sapere la Verità su di lei. 

La sua scomparsa scatena in Italia decine di inchieste sugli affaristi che operano in Somalia. Si scopre così un traffico illegale di rifiuti tossici (come citato all’interno del link nell’inchiesta “Toxic Somalia” di Paul Moreira). Le economie moderne producono ogni giorno rifiuti chimici, metalli pesanti e sostanze radioattive, che più sono pericolose e più costa distruggerle. Alcune organizzazioni hanno avuto l’idea di scaricarle nel terzo mondo.

Nel 1997 si è scoperta un’organizzazione (certamente non l’unica e nemmeno la più importante) di quattro persone: Ezio Scaglione ex console onorario della Somalia, Guido Garelli esperto nel settore dello smaltimento rifiuti in Africa, Giancarlo Marocchino trasportatore e uomo di fiducia dell’esercito italiano a Mogadiscio, oltre all’ex presidente della Somalia Ali Mahdi. Nel 1995 Ali Mahdi nomina Ezio Scaglione console onorario della Somalia, che dall’alto della sua carica mette in piedi un traffico di rifiuti tossici. Agli industriali del Nord Italia si presentava come un rappresentante che offriva prezzi molto vantaggiosi per lo smaltimento. I rifiuti radioattivi venivano nascosti in container e poi sotterrati in un porto a nord di Mogadiscio costruito dallo stesso Marocchino. Ad oggi il porto non è accessibile in quanto controllato dalle milizie islamiche, e l’inchiesta è stava archiviata nel 2005.

Nel 1998 Giampiero Sebri, un pentito del traffico di rifiuti tossici, ha denunciato un’organizzazione che trasportava rifiuti tossici in Africa. Spiega che le mete più favorevoli per lo smaltimento erano quelle con maggiore povertà e con problemi politici molto forti (Somalia, Haiti, Mozambico). I container venivano scaricati in mare, o in alternativa il governo somalo metteva a disposizione dei buchi per poter essere riempiti di rifiuti. Le trattative avvenivano sempre sullo stesso piano: alla disponibilità nello scaricare i materiali, in cambio venivano concesse armi e soldi. Anche in questo caso tutte le inchieste vennero archiviate e Sebri condannato per diffamazione.

Le conseguenze di questo traffico hanno reso la Somalia uno dei paesi più ostili del pianeta. Non viene garantito nemmeno il diritto alla vita e alla sicurezza alimentare. Le potenze straniere per “ripulire” i loro territori dai rifiuti, molto spesso rendono malsana la terra altrui.