“Sanzionami questo”, cantava Pippo Franco ironizzando sulle sanzioni anti italiane del periodo pre bellico. Sono trascorsi decenni, poco meno di un secolo, e la risposta delle sedicenti democrazie e’ sempre la stessa: sanzioni economiche contro chi non si allinea. L’oro contro il sangue? Macché! La stupidità che può solo puntare su una identica stupidità dei sanzionati. Così, tanto per ricordare, la sola Italia sanzionatrice ha perso qualcosa come 20 miliardi di euro di commesse, negli ultimi due anni, per  le misure contro l’Iran. Beh, certo, un sacrificio per gli italiani, ma abbiamo sicuramente messo in ginocchio l’economia persiana, obbligando il governo di Teheran a diventare democratico. O forse no. Perché mentre l’Italia perdeva commesse e posti di lavoro, il Pil dell’Iran cresceva di oltre il 4% nel solo ultimo anno. Quando il Pil italiano e’ nuovamente calato. Le sanzioni servivano in un passato fatto di mondi chiusi, di traffici limitati. Ora quello che Teheran non può acquistare dall’Italia, lo compra da altri Paesi. Oddio, dovranno rinunciare alle mozzarelle di bufala campane o all’olio d’oliva tunisino spacciato per italiano, ma tutto ciò che serve allo sviluppo arriva da Mosca, da Pechino, dall’America Latina. E anche dai Paesi sanzionatori che aggirano le misure attraverso triangolazioni con Paesi terzi. Dunque le sanzioni non servono, se non nel brevissimo periodo. Mosca sta pagando a caro prezzo lo scontro con l’Occidente al servizio degli Usa. Ma Putin ha capito che il disastro odierno può trasformarsi in una grande chances, a patto che i russi comincino a lottare contro l’inefficienza individuale, contro la propria innata pigrizia, prima ancora che contro la corruzione pubblica. L’Iran c’è riuscito, Mosca non ancora. Dover imparare a far da soli, o con aiuti che cambiano, e’ uno stimolo, a patto che ci siano le capacità, le competenze. E vale non solo per l’economia mondiale, ma anche per la politica locale. L’isolamento, le difficoltà, permettono di far piazza pulita di personaggi impresentabili, di mononeuronici che potevano servire (poco) in passato grazie ad atteggiamenti folkloristici ma che non servono più a nulla quando si deve giocare una partita vera, dove si misurano intelligenze e capacità individuali.

Augusto Grandi

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