LIBIA. GUERRA ALL’ISIS? PER ORA RESTITUIAMO ANCHE I GOMMONI

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Sono duemila i clandestini recuperati in mare dall’Italia nelle ultime ore. In soldoni significa che abbiamo garantito all’Isis – che ormai controlla il traffico di uomini – qualcosa come 4 milioni di euro. Probabilmente anche di più. Quante armi si comprano con 4 milioni? Quanta gente si uccide con quelle armi? Ma le associazioni buonisti italiane, che incassano 30 euro al giorno per ogni clandestino, se ne fregano. L’importante è far cassa: tanti, benedetti e subito. Ma le ultime ore sono state indicative anche della qualità del burattino portasfiga. Gentiloni e Pinotti avevano lasciato credere che l’Italia fosse pronta ad un intervento anche militare in Libia. Ma il bullo del governo si è subito reso conto che una cosa è’ andare il Parlamento a fare Fonzie, tutt’altra cosa e’ dare il via ad una guerra che comporterebbe morti e rischi per la popolarità del portasfiga. Così tutto si è fermato. E la motovedetta italiana che salvava i clandestini ha pure restituito il gommone ai criminali che trafficano in esseri umani. Mica vogliamo innervosire i tagliagole dell’Isis. Un esempio di cosa sia la guerra però portasfiga. Coltellate alle spalle, #Isisstaisereno, ma pronti ad arrenderci se alzano la voce. C’è poi un altro aspetto nella vicenda: l’Italia, giustamente, vuole il via libera dell’ONU per una eventuale operazione in Libia. E all’ONU esiste il problema del diritto di veto per Russia e Cina. Perché mai Mosca dovrebbe dare il via libera, dopo che l’Italia ha messo in campo le sanzioni contro la Russia? Perché non esercitare il diritto di veto per far pagare al burattino gli errori nella politica estera verso Est? Certo, Mosca potrebbe fare il bel gesto, o semplicemente obbligare l’Europa a far marcia indietro sulle sanzioni. Ma probabilmente il balletto portasfiga spera proprio nel veto di Mosca: “tenetemi, se no faccio una strage; ma tenetemi forte, mi raccomando..”. Come i peggiori teppistelli di periferia, tante chiacchiere e poi una ritirata strategica.

Augusto Grandi

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