Il primo bordello con ragazze robot (e alcuni dubbi) a Torino

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Dopo aver visto qualcosa di molto simile in film, serie tv e anche videogiochi, a settembre verrà aperto il primo bordello di ragazze robot a Torino, il primo in Italia. Una visione associabile ad un futuro che sembrava così lontano, oggi è già realtà in alcune città europee come Barcellona e Mosca e, tra non molto, lo sarà anche nel nostro paese. A promuovere questa iniziativa è l’azienda spagnola Lumi Dolls, che si è impegnata nell’apertura di questa sorta di bordelli 2.0 tra le polemiche e la curiosità dell’opinione pubblica, il che è una cosa abbastanza inevitabile. Questo progetto è gestito da alcuni giovani imprenditori torinesi, che hanno voluto mettere le mani in questo settore che sta crescendo e che potrebbe insidiare lo sfruttamento della prostituzione, ma non si conosce ancora in che zona della città il bordello nascerà.

L’iniziativa metterà a disposizione dei clienti sette ragazze robot e un modello – nei bordelli europei esistono già quattro modelli di bambole: una bionda europea, un’afro, un’asiatica e una ragazza-manga – tutte riproduzioni molto realistiche di donne giovani e avvenenti, non solo nell’aspetto ma anche nei movimenti e nelle “sensazioni” che possono provare, alte indicativamente tra il metro e cinquanta e il metro e sessanta, con i quali sarà possibile consumare un rapporto sessuale in tutto e per tutto. Ovviamente, tutto ciò avverrà a pagamento con varie tariffe: 80 euro per mezz’ora, 100 euro per un’ora e 180 euro per due ore. L’azienda possiede tutte le certificazioni europee e utilizza soluzioni molto igieniche, sterilizzando continuamente le bambole. Con l’apertura di questo tipo di bordello non si commette alcun reato perché non vengono coinvolte persone in carne ed ossa, ma dei robot e quindi tutto ciò non si può paragonare allo sfruttamento della prostituzione, anzi, per Dimitry Alksandrov – proprietario di un bordello 2.0, aperto in aprile, nel quartiere affaristico di Mosca – questo tipo di business potrebbe essere un’arma valida per contrastare lo sfruttamento forzato delle donne, ritenuto uno dei problemi più antichi della civiltà.

In tutto questo delirio di futuro e “mercato del sesso”, forse è meglio fare un po’ di ordine: il progresso, in questo caso tecnologico, viaggia ad alta velocità ed è difficile, e anche stupido, fermarlo, ma esso porta con sé anche i dubbi sull’utilità di certe novità. Questa esperienza erotica offerta dalla Lumi Dolls è una di quelle novità, ma indirettamente pone l’accento su una questione mai affrontata per davvero: l’immagine della prostituta in Italia. E’ considerata una mansione deplorevole e degradante nei luoghi più biechi e trascurati delle città e si può anche essere d’accordo con questa visione, anche perché la prostituzione nel nostro paese è illegale. Ma se invece non lo fosse? La legalizzazione di questo settore, oltre che a mettere i bastoni tra le ruote alla criminalità più o meno organizzata, potrebbe rilanciare la figura femminile, accostando la figura della prostituta non più come semplice oggetto sessuale, ma come la scelta coscienziosa di una donna che ha deciso di guadagnarsi da vivere in quel modo, senza essere disprezzata in quanto tale. E’ un concetto su cui è indubbiamente difficile essere tutti d’accordo, ma si collega con l’immagine della donna in Italia, a volte trattata anche peggio di una prostituta sia a livello fisico che a livello psicologico, un problema sempre trattato all’esterno e per slogan e non nel profondo e mai nell’educazione al rispetto della donna.

Un bordello con ragazze robot è sicuramente un’iniziativa interessante e probabilmente può essere una fastidiosa spina nel fianco dello sfruttamento della prostituzione, ma dà anche l’idea che questo sia più un modo per guadagnare su delle persone frustrate sessualmente, al di là di qualsiasi iniziativa benefica si possa avere. Una bambola può rimpiazzare una donna in carne ed ossa fino ad un certo punto.

Informazioni su Emanuele Marangon 17 Articoli
Sono un ragazzo cresciuto fin da piccolo con un pallone tra i piedi e un joystick tra le mani, ma crescendo ho trovato decisamente più appagante l'utilizzo di una biro o di una tastiera. Sicuramente mi risulta più semplice parlare di calcio che praticarlo, soprattutto visto il mio fisico esile che mi fa sembrare l'unico insetto stecco con gli occhi