RINASCIMENTO ITALIANO. DA PIRANDELLO A FEDEZ

E’ finalmente uscito “Sbirri di regime”, un volume pubblicato da Bietti che raccoglie una ventina di racconti gialli ambientati nel Ventennio. Perché, quando si parla di cultura italiana, e’ inevitabile volgere lo sguardo all’indietro. Siamo precipitati da Pirandello e D’Annunzio a Fedez e JAx. Mica male come cambio. Ovviamente i grandi nomi della cultura del Ventennio erano, in gran parte, figli dell’Italia Umbertina e non della Marcia su Roma. Per mere ragioni anagrafiche. Poi qualcuno – da Pirandello a Marconi, da Mascagni a Gentile – fascista lo è diventato. Ma anche la generazione successiva, figlia del Ventennio, non è stata da meno. A prescindere dalle scelte politiche di ciascuno, più o meno coerenti a seconda del periodo. Perché i grandi registi del neorealismo sono passati senza farsi scrupoli dalla cinematografia fascista a quella antifascista. Pur continuando a saper fare i registi. E gli scienziati? Fascista, anzi decisamente filonazista, Ettore Maiorana. Antifascista, ma figlio del Ventennio, Fermi. E sono figli della stessa epoca scrittori come Pavese, poeti come Ungaretti e Quasimodo, manager come Mattei, attori come Albertazzi e Chiari, come Tognazzi e Vianello, come Cervi e Fo. Non importa da quale parte si siano schierati, restano figli di un’epoca che sapeva creare professionisti, scienziati, filosofi, gente di spettacolo. I figli della nuova Italia, invece, chi sono? Chi sono i protagonisti del Rinascimento italiano promesso dal bugiardissimo? Fedez? Volo? Gli ospiti del Grande Fratello o quelli dell’Isola dei Famosi? I tronisti di Uomini e Donne o i protagonisti di Amici? Perfetti per rappresentare l’Italia del bugiardissimo, inadatti per essere i protagonisti di un nuovo Rinascimento. Il genio italiano, se mai è esistito, sopravvive da qualche parte? Forse si’, in qualche laboratorio tedesco, in un centro di ricerca francese, in qualche università americana. Dove il bugiardissimo costringe ad emigrare i ragazzi più preparati e che pretendono di essere adeguatamente remunerati per la propria qualità. Ma, forse, si ricorderanno di essere italiani bevendo un barolo o mangiando un piatto di spaghetti. Forse. Perché è più probabile che preferiscano dimenticare il Paese guidato dal bugiardissimo che li ha obbligati ad andarsene, il Paese dove avrebbero dovuto lavorare gratis per anni, per far contento il ministro Poletti. Dove non avrebbero mai avuto una pensione per far contenta l’ex ministra Fornero. Ed allora teniamoci Fedez, nuova bandiera del Rinascimento italiano. Altro che Michelangelo o Raffaello…

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 364 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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