Home » Mongol rally: da Pergine a Ulàn Batòr
Cultura Società

Mongol rally: da Pergine a Ulàn Batòr

Dall’Italia alla Mongolia con una Fiat Panda. È essenzialmente questa la pazza idea di sette giovani ragazzi tra i 24 e i 29 anni che, a partire dal prossimo 13 luglio, intraprenderanno il viaggio della vita.

Dall’Italia alla Mongolia con una Fiat Panda. È essenzialmente questa la pazza idea di sette giovani ragazzi tra i 24 e i 29 anni che, a partire dal prossimo 13 luglio, intraprenderanno il viaggio della vita.

L’idea inziale era quella di prendere parte a una gara benefica, la Mongol Rally. A partire dal 2004, l’associazione inglese The adventurists ha deciso di dar vita alla più folle gara non competitiva del mondo. Le regole da seguire sono poche e semplici. Le auto utilizzate per la traversata dei due continenti devono avere almeno dieci anni di vita, una cilindrata che non superi i 1100 centimetri cubi e devono inoltre essere sprovviste della trazione integrale. Tra l’altro, non esiste un percorso predefinito; ogni gruppo è libero di decidere autonomamente la strada da seguire.

Purtroppo, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha complicato l’organizzazione e molti inglesi non sono riusciti a ottenere i visti necessari per attraversare i confini iraniani e russi. Quindi, almeno per quest’anno, The adventurists si è vista costretta a ufficializzare la cancellazione del rally.

Nonostante ciò, i ragazzi trentini non si sono fatti scoraggiare e hanno comunque deciso di intraprendere il viaggio. Tuttavia, qualche piccolo intoppo burocratico l’hanno dovuto affrontare anche loro. Riuscire a ricevere i visti turistici per paesi come l’Iran e il Turkmenistan non è stato affatto semplice, ma grazie all’aiuto di una guida locale sono riusciti ad aggirare anche questo problema.

L’itinerario

Un viaggio culturale nei secoli, attraverso i territori che una volta erano parte delle satrapie persiane e dei khanati mongoli. L’antica Via della seta, percorsa nel XIII secolo da Marco Polo, e la più recente transiberiana, che attraversa tutta la Russia, rappresentano una buona parte del percorso.

Complessivamente l’itinerario si compone di strade asfaltate, sterrate, desertiche e montuose, per un totale di circa 26.000 km, 16.000 di sola andata. Il viaggio toccherà alcuni dei luoghi naturali più incredibili dell’intero pianeta. Tra questi le splendide montagne rocciose a forma di cono della Cappadocia, i deserti dell’Iran, la porta dell’inferno in Turkmenistan, le straordinarie strade sull’altopiano del Pamir e le immense distese erbose della Mongolia. Ovviamente, oltre alle bellezze di madre natura, gli avventurieri faranno tappa anche in alcune delle città più iconiche del mondo antico e moderno. Su tutte Budapest, Sofia, Istanbul, Esfahan e Samarcanda.

Se tutto dovesse andare per il verso giusto i ragazzi arriveranno a toccare ben diciannove paesi. Andando per ordine occorre citare Italia, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Kazakistan, Mongolia, Russia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca.

Le auto

Per l’avventura sono state scelte due Fiat Panda, soprannominate “Tom & Jerry”, immatricolate entrambe nei primissimi anni duemila (2000 e 2002 per essere precisi).

La prima è stata acquista da un amico per qualche centinaio d’euro, mentre la seconda è stata regalata da un trentacinquenne di Comacchio, appassionatosi del fine ultimo al quale sarebbe andata incontro la sua vecchia Fiat.

Per ragioni organizzative e pratiche, una delle due Panda sarà rottamata in Uzbekistan. Quindi, da qui, gli ultimi tre avventurieri rimasti per completare il rally cercheranno di giungere a destinazione e di ritornare in Italia con la seconda vettura.

La Panda “Jerry”.
La Panda “Tom”.

I ragazzi

Per presentare i ragazzi del Mongolperzen (nome ufficiale della loro spedizione) bisogna tornare indietro di qualche anno, più precisamente al novembre del 2020. L’emergenza sanitaria stava immobilizzando l’intero pianeta e viaggiare in quel preciso momento era quanto mai utopistico.

Nicolò era uno studente che si apprestava a diventare ingegnere meccanico e decise che era arrivato il momento di svoltare la propria vita. Magari non subito, ma nel giro di qualche mese si. In poco tempo, con una capillare organizzazione, riuscì a convincere alcuni amici sulla fattibilità dell’impresa. Per finanziare una parte del viaggio i ragazzi hanno potuto contare sull’appoggio di alcuni sponsor locali, che si vanno a sommare alle donazioni ricevute da amici e supporters anonimi.

Nonostante qualche piccola incomprensione, il gruppo si è sempre distinto per coesione e determinazione, proprietà fondamentali per portare a termine una sfida di tale calibro.

Come ricordato da Lorenzo, detto Schieff, impiegato presso l’ufficio commerciale di un’azienda del territorio, queste sono le persone giuste per un’avventura del genere”. Per motivi lavorativi egli prenderà parte solamente al primo tratto della spedizione, da Pergine a Kayseri, in Cappadocia.

Marco, gemello dello Schieff, si è laureato in ingegneria energetica e oggi lavora in un’azienda bolzanina. Raggiungerà gli amici direttamente a Teheran, in Iran, e proseguirà poi fino a Samarcanda.

Lo stesso itinerario lo seguirà Mattia, un ragazzo che lavora in una comunità terapeutica per tossicodipendenti e individui affetti da problematiche psichiatriche.

Davide, invece, è in attesa di conseguire la laurea magistrale in ingegneria informatica presso l’Università degli studi di Trento. Come Nicolò, anche lui è pronto a intraprendere l’intero il viaggio, da Pergine fino a Ulàn Batòr e da lì fino a casa, attraverso la Russia più selvaggia.

Matteo, diplomatosi in ragioneria, ora è impiegato nel reparto commerciale di un’azienda perginese. Per lui il viaggio inizierà proprio da Pergine e terminerà a Samarcanda.

Da qui, invece, partirà il viaggio di Gabriele. Dopo la laurea triennale, ad oggi frequenta il corso magistrale in ingegneria ambientale. Assieme a Davide e Nicolò tenterà di riportare una delle due autovetture nuovamente a casa.

Una menzione a parte la merita Marco, che non prenderà parte fisicamente al viaggio, ma sarà sempre disponibile da casa per aiutare gli amici nel momento in cui dovessero verificarsi guasti meccanici alle auto.

Sulla sinistra, dal basso: Matteo, Gabriele, Marco e Davide. Sulla destra, dall’alto: Nicolò, Mattia e Lorenzo.

Manca ormai pochissimo all’inizio dell’avventura. Un’avventura ardua e dispendiosa, ma che sicuramente amplierà il bagaglio culturale ed esperienziale di ognuno di loro. Non è un caso, infatti, che la citazione simbolica di questa spedizione vada a riprendere le parole del filosofo persiano ʿUmar Khayyām. “La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte”.

Gli aggiornamenti dell’impresa saranno pubblicati sulla loro pagina Instagram di riferimento, mongolperzen, consultabile al link https://instagram.com/mongolperzen?igshid=YmM0MjE2YWMzOA==.

Mattia Nadalini

Riguardo l'autore

mattianadalini

Laureato in "Studi storici e filologico letterari", attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in "Scienze storiche".
Appassionato di cultura e sport, in particolare calcio e formula 1, dal 2020 scrive saltuariamente sulla propria pagina Instagram "Il simposio del calcio".